Crollo di Rivoli, maxi-risarcimento alla famiglia di Vito Scafidi: 2 milioni di euro

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 Alessandro Giuliani   La Tecnica della scuola   Mercoledì, 10 Giugno 2015.   

L’alta somma di indennizzo per l’assurda morte dell’allora 17enne decisa dal tribunale di Torino. Il giudice: incrementati del 50% i massimi tabellari, perché la morte di Vito non è uguale alle altre, perché non si può morire in un’aula di scuola.

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Un risarcimento record, che non riuscirà di certo a compensare la famiglia per la perdita di un giovane 17enne mentre sedeva sul banco di scuola. Ma che, forse, servirà a far comprendere a tutti l’assurdità di quanto accaduto il 22 novembre del 2008 nel liceo Darwin di Rivoli, nel torinese. Dove vennero già, all’improvviso, degli enormi tubi di ghisa dimenticati nel controsoffitto da chissà quanti anni. Per Vito Scafidi non ci fu nulla da fare, alcuni suoi compagni se la cavarono con qualche ferita, altri con danni permanenti anche gravi.

Il 9 giugno 2015, a distanza di sei anni e mezzo dall’incidente, il tribunale di Torino ha riconosciuto un risarcimento di circa due milioni di euro ai familiari di Vito: a decidere per la maxi-somma è stato il giudice Anna Castellino, della quarta sezione civile. A pagarla sarà l’ormai ex Provincia di Torino (ora Città metropolitana).

Il giudice Castellino, per calcolare il danno, ha deciso di superare le tabelle utilizzate normalmente dal tribunale di Milano, che la Cassazione nel 2011 indicò come parametro di riferimento. La vicenda del liceo Darwin, a suo giudizio, presenta quel carattere di “eccezionalità che non solo giustifica, ma rende doveroso l’adeguamento della liquidazione al caso concreto”.

L’incremento dei massimi tabellari è stato del 50%. “In un Paese che aspira a definirsi civile – dicono gli avvocati dello studio Ambrosio & Commodo, che hanno assistito la famiglia Scafidi – la morte di Vito non può essere risarcita con le stesse somme che vengono liquidate per un investimento pedonale cagionato per distrazione, o a un decesso derivante da un errore medico durante un intervento d’urgenza, o a un incidente sugli sci. La morte di Vito non è uguale alle altre perché non si può morire in un’aula di scuola”.

A promuovere l’azione legale era stato Fortunato Scafidi, padre di Vito, con la sorella Paola, oltre ai nonni. La madre, Cinzia Caggiano, era costituita nel processo penale: anche lei, dopo la sentenza della Cassazione, comincerà una causa civile.

Ricordiamo che lo scorso 3 febbraio, in sede penale3 febbraio, in sede penale, la Cassazione aveva reso definitive le sei condanne: si tratta di tre funzionari della provincia di Torino e tre docenti, in servizio presso il liceo di Rivoli, ritenuti responsabili della sicurezza dell’istituto scolastico e quindi della mancata osservanza delle regole di prevenzioni infortuni.

 

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