Dal 1° settembre il diritto alla sede di titolarità non esisterà più

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di Cosimo De Nitto, Orizzonte Docenti 12.5.2015

Il governo non sente le proteste e avanza dritto senza voltarsi. I docenti di ruolo devono prepararsi a nuovi cambiamenti, cambiamenti radicali che stravolgerà ogni loro sicurezza.
Dal 1° settembre 2016 il diritto alla sede di titolarità non esisterà più. Esisteranno gli albi e dagli albi i dirigenti attingeranno per formare il proprio organico, ma dagli albi si potrà anche essere cancellati, anche se ancora nessuno osa dirlo. 

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Dal 1° settembre 2016 il diritto alla sede di titolarità non esisterà più. I docenti saranno inseriti in albi territoriali, la cui ampiezza potrà superare anche i confini delle singole province. E se presenteranno la domanda di trasferimento o di passaggio, potranno chiedere solo di passare da un albo all’altro, senza indicare le sedi di preferenza come avviene oggi. Lo prevede l’articolo 6 del disegno di legge sulla scuola, nella versione varata dalla VII commissione della camera sabato scorso. Una retromarcia rispetto a quanto prevedeva l’emendamento della relatrice, Maria Coscia (Pd).

Per l’anno scolastico 2015/2016 gli ambiti territoriali avranno estensione provinciale. Ma dall’anno successivo gli ambiti dovranno essere ridisegnati. Saranno gli uffici territoriali a delinearne i confini, entro il 31 marzo 2016, secondo le indicazioni che saranno fornite dall’amministrazione centrale. I nuovi ambiti territoriali dovranno avere un’ampiezza, di norma, non superiore alle provincie, tenendo conto della popolazione scolastica e della prossimità delle istituzioni scolastiche. Gli uffici dovranno anche tenere conto delle caratteristiche del territorio, delle specificità delle aree interne, montane e delle piccole isole, della presenza di scuole in carcere, nonché di ulteriori situazioni o esperienze territoriali già in essere. L’intenzione del legislatore, dunque, è quella di costituire albi territoriali molto grandi. Che potranno comprendere territori anche più ampi delle singole province.

Inizialmente, il Pd aveva deciso di restringere i territori di riferimento degli ambiti fino a comprendere una popolazione scolastica di massimo 20mila alunni. Ciò avrebbe determinato l’inclusione da un minimo di 10 fino a un massimo di 20 istituzioni scolastiche per ogni ambito. Ma l’ipotesi è stata accantonata. Se il testo dovesse diventare legge, ciò comporterebbe la definitiva cancellazione del diritto alla titolarità della sede e la soggezione alla mobilità coatta su tutto il territorio provinciale e oltre. Tanto più che: «Dall’anno scolastico 2016-2017», recita il provvedimento, «la mobilità territoriale e professionale di tutto il personale opera tra gli ambiti territoriali».

La nuova stesura dell’articolo 6 prevede anche che i docenti che rinunceranno a presentare la domanda di trasferimento o di passaggio conserveranno il diritto di rimanere nella scuola dove sono attualmente titolari. Ma ciò avrà valore solo fino a quando non dovessero diventare soprannumerari. In quel caso, la norma prevede che saranno comunque inseriti negli albi territoriali. E ciò comporterà il relativo assoggettamento alle scelte dei dirigenti scolastici nell’ambito della lotteria sul conferimento degli incarichi triennali. Insomma, non si salverà nessuno.

Anche i docenti più anziani dovranno rassegnarsi alla necessità di tenere sempre pronta la valigia. Una prospettiva oltremodo ansiogena, specie se si pensa che l’ordinamento scolastico non prevede alcuna possibilità di fruire di indennità, per fare fronte alle maggiori spese collegate ai trasferimenti d’ufficio. Perché di questo si tratta: la sostituzione dell’attuale sistema (basato sui punteggi, sulla tassatività delle regole e sulla trasparenza delle operazioni) con un nuovo sistema fondato su quella che nell’ordinamento societario è nota come clausola di gradimento. E cioè su di un’unica regola, che lega le probabilità di essere accolto in una scuola vicino casa alla capacità del docente di piacere al dirigente scolastico preposto a tale scuola.

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