Dalla questione meridionale al rischio di una nuova “piemontesizzazione” del Sud ma nella scuola

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di Avv. Marco Barone, Orizzonte Scuola,  3.8.2015

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Uno dei fenomeni più significativi e certamente più dimenticati, nell’ambito della emigrazione, che ha conosciuto l’Italia, è stato quello che ha riguardato la Calabria.

Due i periodi di riferimento, che sono successivi comunque alla nascita del Regno d’Italia, quale quello 1871/1951 con 773 mila calabresi emigrati nelle Americhe, e 1951/1971 con 741 mila calabresi emigrati tra il nord Europa ed il Nord Italia (fonte Fondazione Migrantes – Servizio Migranti).

Dunque 1 milione e 514 mila persone che hanno abbandonato la propria terra di origine, Le ragioni sono state variegate, principalmente collegate ad un sistema quale quello italiano che non è s tato in grado di risolvere la questione meridionale, che la stessa Italia ha se non cagionato certamente aggravato in modo decisivo, inesistenza di lavoro, criminalità organizzata sempre più diffusa e condizioni di vita difficili. Ora, la scellerata Legge del 13 luglio 2015 sulla scuola, con il noto piano delle assunzioni straordinario, rischia di comportare un nuovo fenomeno migratorio enorme, dal Sud verso il Nord.

Si dice che al Sud ci sono troppi insegnanti. Sud che ha un problema sociale, economico e strutturale, e sarebbero necessarie delle misure straordinarie. Per esempio si potrebbe evitare questa nuova emigrazione di massa diminuendo in modo sostanziale il rapporto tra docenti e studenti nelle scuole del SUD, liberando così nuove cattedre e garantendo la permanenza nella propria località ai docenti meridionali. Docenti che per anni hanno lavorato nel loro Sud, come precari, coprendo diverse supplenze “lunghe”ed ora rischiano di essere sballottati nel lontano Nord.

Processo migratorio che comunque interesserà anche i docenti del Nord, è difficile dire se questo potrà avvenire da Nord verso Sud, ma non è da escludere e su ciò ritornerò a breve. “A decorrere dall’anno scolastico 2016/2017 i ruoli del personale docente sono regionali, articolati in ambiti territoriali, suddivisi in sezioni separate per gradi di istruzione, classi di concorso e tipologie di posto. Entro il 30 giugno 2016 gli uffici scolastici regionali, su indicazione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, sentiti le regioni e gli enti locali, definiscono l’ampiezza degli ambiti territoriali, inferiore alla provincia o alla città metropolitana. Il personale docente assunto ai sensi del comma 98, lettere b) e c), è assegnato agli ambiti territoriali a decorrere dall’anno scolastico 2016/2017. Il personale docente in esubero o soprannumerario nell’anno scolastico 2016/2017 è assegnato agli ambiti territoriali. Dall’anno scolastico 2016/2017 la mobilità territoriale e professionale del personale docente opera tra gli ambiti territoriali”.

Dunque, attenzione, perché non si parla di ambito territoriale, ma di ambiti territoriali, lasciando ben intendere che i docenti considerati verranno inclusi in tutti gli ambiti territoriali? E sarà poi la chiamata diretta in linea con il Pof Triennale a determinare se il docente x della regione y lavorerà in una determinata scuola di una determinata regione ed ambito territoriale? Una soluzione del genere risponderebbe a delle esigenze di natura ideologica come già espresse indirettamente o meno in passato. Per anni l’Invalsi e gli studi correlati al sistema Invalsi hanno letteralmente massacrato il SUD Italia, per esempio è stato scritto che “ vi è un rischio molto concreto di “mismatch” fra le esigenze e la risposta. Si corre cioè il rischio che molti dei neo-assunti appartengano ad aree disciplinari o geografiche diverse da quelle in cui ci sarebbe bisogno di loro” o che non si crede “alla possibilità di ottenere la piena collaborazione degli insegnanti (tasso di copiatura prossimo a zero), perché comunque ci sarà sempre un incentivo a «fare bella figura».

Ma nemmeno(…) alla possibilità di ottenere, in tempi ragionevoli, un tasso di copiatura omogeneo su tutto il territorio nazionale, così da rendere automaticamente comparabili i risultati di territori diversi. Il tasso di copiatura, infatti, è distribuito fra le regioni italiane in modo incredibilmente simile al tasso di spreco della Pubblica amministrazione, il che fa sorgere il sospetto che entrambi dipendano – in ultima analisi – dal senso di responsabilità individuale, ossia da qualcosa che difficilmente può cambiare in pochi anni”.

Ora, quale miglior sistema “educativo e formativo” per il personale docente del SUD, reputato non affidabile, in tal senso? Una mobilità obbligatoria, forzata, al NORD, lì ove i risultati dell’Invalsi sono ottimali? Ed il tutto per favorire un vero e proprio allineamento con tutti gli annessi e connessi in tal senso. E nel contempo, si crea anche un sistema che attraverso le referenze possa consentire, o costringere i docenti del Nord, che avrebbero una forma mentis diversa, rispetto a quella del Sud, stando ai grandi studiosi di questo disastroso Paese, ad insegnare nel Sud? Per sanare le situazioni come denunciate? Perché questo è un fattore da non escludere, una mobilità anche da Nord verso Sud, a partire dalla questione degli ambiti territoriali e sistema della chiamata diretta, che potrà anche avere l’effetto di “piemontesizzare” le scuole del Sud per garantire in particolare quel potenziamento che guarda caso interessa prima di tutto materie fondamentali nel sistema di rilevazione Invalsi.

Nutro il forte sospetto che il comportamento punitivo come ora sussistente nei confronti dei precari ed anche apparentemente masochista da parte dello Stato ha delle logiche ben chiare, volute e studiate a tavolino. E quanto esplicato in precedenza deve essere seriamente preso in considerazione. Siamo innanzi a comportamenti inqualificabili, che realizzeranno un danno esistenziale, anche se limitato nel tempo, significativo nei confronti di migliaia di lavoratori, i quali certamente, si tuteleranno nelle dovute sedi, per avere i giusti risarcimenti danni, rimborsi, indennità dovute e che verranno pretese. Ma qui, non dimentichiamolo, stiamo parlando prima di ogni cosa di una legge ideologica, ricca di pregiudizi, che risponde alle esigenze dell’attuale sistema di potere, a partire dalla nota lettera del 2011 della BCE, e questa Legge sulla scuola ne è il prodotto principale, insieme al Jobs act, ed è anche sul piano ideologico che va contrastata, per opporsi ad un sistema autoritario, decisionista, che denigra la dignità dei docenti, le scuole del Sud, attacca in modo violento soprattutto la condizione del lavoro femminile, e mina ogni processo di libertà d’insegnamento a favore della scuola della competizione, delle competenze in primo luogo, mandando in frantumi la scuola della Costituzione.

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