DDL riforma. In Parlamento. Lega, tetto 36 mesi per supplenze opinabile. FI, no preside elettivo. PD, dirigenti non si trasformeranno in despoti

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  Orizzonte Scuola 15.4.2015

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Oggi in VII Commissione cultura alla Camera è continuato il dibattito sul testo del DDL di riforma della scuola presentato dal Governo. Vi presentiamo un breve riassunto.

Tra gli interventi da rilevare quello di Roberto Simonetti della Lega Nord, il quale ha affermato che la durata complessiva di 36 mesi delle supplenze contenuta nel testo del ddl è “una opinabile interpretazione della sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea”. Critiche anche alla volta del piano di assunzione, poiché “coloro che ne restano al di fuori dovranno superare un concorso pubblico, nonostante le esperienze acquisite anche a seguito di corsi di formazione a pagamento, che sono stati finora richiesti e incentivati dallo Stato”. Il deputato attacca anche la scelta del Governo di assegnare 500 euro annui agli insegnanti “anche per poter accedere a musei, cinema o teatri invece che con una formazione professionale qualificante”.

Articolato l’intervento di Elena Centemero. Secondo la responsabile scuola di Forza Italia, “grande assente dal provvedimento è la valutazione, con riferimento sia ai docenti sia ai dirigenti”. L’Onorevole ha valutato “positivamente anche il piano triennale dell’offerta formativa.” Sebbene ritiene necessario chiarire il suo rapporto con il POF.  “Il nuovo piano – ha continuato – potrebbe essere rivisto annualmente e, comunque, deve contenere anche il Piano di miglioramento dell’istituzione scolastica. Il Piano di aggiornamento, contenuto nel Piano Triennale, deve riguardare tutto il personale scolastico: docenti, dirigente e personale amministrativo”.

D’accordo con il rafforzamento delle competenze gestionali del Dirigente scolastico, anche se ritiene “che tale figura non può essere elettiva perché richiede notevoli conoscenze e competenze, che solo un concorso selettivo e una formazione approfondita sono in grado di garantire”. Ritiene necessario, però, che al dirigente, “sia affiancato in modo esplicito da uno staff e coadiuvato nella scelta dei docenti”.

Maria Grazia Rocchi, deputata del PD, è intervenuta sui poteri contenuti nell’articolo 7 ed assegnati al dirigente, sostenendo che “i dirigenti scolastici ben conoscono il valore della collegialità e molto difficilmente si trasformeranno in despoti”. Anzi crede “che essi comprenderanno bene come l’insieme dei poteri loro attribuiti, uniti a certezze finanziarie e ad altre risorse strumentali, siano funzionali a un ruolo di registi dell’autonomia scolastica, più che di dittatori.”

Infine, Mara Carocci, sempre deputata PD, che ritiene come i finanziamenti di privati obbediscono alla “necessità evidente di perequare fra scuola e territorio più e meno abbienti deve tener conto di un equilibrio che non faccia perdere del tutto le erogazioni che più volentieri si fanno per la propria scuola e molto meno per un calderone indifferenziato.” Il riferimento riguarda la proposta di qualche parlamentare di non permettere alla singola scula di ricevere i finanziamenti, ma di farli confluire in  un unico “calderone” per poi distribuirl nel territorio.

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