Def, il contratto può attendere

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di Antimo Di Geronimo, ItaliaOggi  21.4.2015

Nessun aumento dei salari e salta anche il 2013 ai fini delle progressioni di anzianità.
Le retribuzioni di insegnanti e Ata perdono il 13%

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Docenti e Ata sempre più poveri. Il documento di economia e finanza, varato dal governo l’11 aprile scorso e che dovrà essere votata da camera e senato in questa settimana, non prevede il rinnovo dei contratti fino al 2015. E non prevede fondi per l’eventuale rinnovo dal 2016 in poi.

Il tutto nonostante gli importi delle retribuzioni siano fermi a quelli fissati nel 2009 ad esito della sottoscrizione dell’ultimo contratto. E ciò abbia determinato, ad oggi, una perdita del potere d’acquisto dei salari nell’ordine di oltre il 9%. Il Def, prevede, inoltre, il mancato recupero dell’utilità del 2013 ai fini degli scatti di anzianità e il blocco dell’indennità di vacanza contrattale fino al 2018 incluso.

Il blocco del contratto
Va detto subito che il decorso del termine del 2015 non comporterà alcun obbligo di aprire le trattative per il rinnovo del contratto. Anzi, nel documento di economia e finanza è espressamente previsto che le spese per il personale delle pubbliche amministrazioni, scuola compresa, che nel 2010 incidevano nell’ordine del 10,1% del prodotto interno lordo (Pil), nel 2019 dovranno scendere al 9%.
Tutto ciò «nonostante il venire meno», si legge nel provvedimento, «di alcune delle misure di contenimento disposte da precedenti interventi legislativi, gli effetti di spesa conseguenti all’istituzione del Fondo La buona scuola (legge di stabilità 2015) e la considerazione, per l’anno 2019, dell’erogazione della nuova indennità di vacanza contrattuale relativa al triennio 2019-2021».
Il rapporto tra costo complessivo delle retribuzioni e Pil dovrebbe scendere per effetto di un progressivo miglioramento della situazione economica. Ciò dovrebbe consentire l’aumento della spesa che verrebbe, per così dire, tamponato da un aumento del prodotto interno lordo.Il governo, infatti ha stimato la spesa per redditi da lavoro dipendente delle Amministrazioni pubbliche in aumento dello 0,5 per cento circa per il 2015 e dell’1 per cento nel 2016. La spesa dovrebbe poi diminuire dello 0,4 per cento nel 2017, rimanere invariata nel 2018 e crescere di nuovo dello 0,3 per cento nel 2019, per effetto dell’attribuzione dell’indennità di vacanza contrattuale del triennio 2019- 2021. Insomma, previsioni ottimistiche da verificare alla prova dei fatti. Ma dei rinnovi contrattuali nessuna traccia.

Buste paga a quota -13%
Eppure, dal 2009 al 2013 (dati Istat) la busta paga dei docenti e del personale Ata ha perso oltre il 9% del potere di acquisto: – 0,7 % nel 2009; -1,6% nel 2010; -2,7% nel 2011; -3% nel 2012 e -1,1 % nel 2013. Per il 2014 l’Istat aveva previsto un’ulteriore perdita salariale dell’1,5%. Ma l’acuirsi della crisi ha determinato un tasso di inflazione dello 0,2%. Per quest’anno, però, a causa del quantitative easing del presidente della Bce, Mario Draghi, l’inflazione dovrebbe ritornare al 2% (la banca centrale europea stamperà moneta per acquistare titoli e l’euro si deprezzerà facendo salire l’inflazione). E su tale valore dovrebbe attestarsi anche nel 2016. Ciò vuol dire che, in assenza di rinnovi contrattuali, nel 2016 la perdita salariale a danno dei docenti e del personale Ata della scuola toccherà il massimo storico di -13%.

Progressione di carriera, via il 2013
Il danno sarà ulteriormente aggravato dal blocco della progressione di anzianità. Il dato certo, per il momento, è che l’utilità del 2013 non sarà rispristinata in alcun modo. In pratica, è come se ogni lavoratore fosse stato sottoposto ad una tassa una tantum di 1000 euro. Il tutto con ulteriori effetti al ribasso sia sull’importo delle pensioni che della buonuscita (Tfs o Tfr che sia).

Indennità di vacanza contrattuale dal 2019
Inoltre, i docenti e i non docenti non potranno contare nemmeno sull’indennità di vacanza contrattuale: una sorta di piccolo anticipo sugli adeguamenti retributivi contrattuali che, fino al 2009, servivano a recuperare la perdita salariale dovuta al tasso di inflazione.Nel Def è previsto che l’importo dell’indennità rimarrà inchiodato ai valori fissati nel 2010: nemmeno un centesimo in più fino al 2018 incluso

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