Del furore di fare referendum

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di Marina Boscaino e Giorgio Tassinari,  MicroMega  20.7.2015.  

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Due quesiti sulla legge 107/2015 (quella sulla scuola di Renzi) depositati in Cassazione nel giro di una settimana. Il primo da parte dell’associazione Possibile (Pippo Civati), il secondo dal “Comitato nazionale per la Leadership della scuola” (Snals di Napoli). Straordinario. In effetti il movimento della scuola ha rappresentato un “grosso guaio” per il governo Renzi.

La lotta è stata accanita, Renzi è stato costretto a mettere la fiducia al Senato e non ha “sfondato” dal punto di vista mediatico. Ha interrotto, in breve, la sua marcia trionfale. Di conseguenza la sua immagine come sol invictus si è appannata, la sua popolarità è scesa, nei sondaggi le intenzioni di voto per il PD danno un calo del 10% rispetto allo zenith delle europee. Di più, la sconfitta alle regionali ed alle comunali è riconducibile in parte (buona parte) alla rocciosa resistenza degli insegnanti (sostenuti dai loro sindacati, per una volta uniti, confederali, autonomi, di base).

Dopo il 9 luglio, a legge approvata, si ripropone lo storico problema del “Che fare?”. La risposta di Lenin fu la costruzione del partito rivoluzionario attrezzato per una “lotta di lunga durata”, che poi durò solo 12 anni, perché nel 1917 l’impero zarista crollò e i bolscevichi arrivarono al potere un po’ fortunosamente. La strada dei referendum (abrogativo quello SNALS, contro il preside-sceriffo quello di Civati) rieccheggia un poco lo sciopero generale rivoluzionario alla Georges Sorel: un’unica grande battaglia campale in cui “sconfiggere” definitivamente l’avversario.

Magari finisse così. Ma non sarà così. I referendum non sono un epico duello sotto le mura di Troia. Sono più simili, nella loro forma organizzativa e nel formato psico-politico, ad un trekking in condizioni dure, forse estreme. Occorrono almeno 600.000 firme valide entro il 25 settembre, ovvero 10.000 firme al giorno, ferragosto compreso e con le scuole chiuse per di più.

In pratica sembrerebbe impossibile. Allora perché? Pippo Civati ci ha assicurato che avrebbe depositato i quesiti, ma non avrebbe raccolto le firme. Di questo gli diamo volentieri atto. Lo SNALS di Napoli invece è lanciato come un treno. Ovviamente, ci ripetiamo, se Possibile o lo SNLS ce la facessero a raccogliere le firme saremmo felici, anche se poi si porrebbe il problema – oltre a quello della ammissibilità dei quesiti proposti – di convincere almeno 23 milioni di italiani ad andare a votare, non banale; ed a votare per noi (ancora meno banale). Anche perché Renzi non è fesso ed a quel punto tirerebbe anche lui a vincere la Grande Battaglia Campale.

Quindi cui prodest l’iniziativa dello SNALS di Napoli? (Civati si è fermato, in pratica). Chi gestirà il flop della raccolta firme, se flop sarà? (per noi ciò avverrà con ragionevole certezza)? I colleghi dello SNALS torneranno alle loro abituali cure, e saranno il movimento della scuola e le altre forze sindacali a dover fronteggiare l’inevitabile contro-offensiva renziana. Senza trascurare che il quesito di abrogazione totale non passerà il vaglio della Corte Costituzionale, per via delle norme fiscali contenute nella legge 107. Non stiamo, insomma, rivendicando primogeniture o diritti di prelazione su una battaglia strategica per il futuro della scuola. Stiamo, casomai, esprimendo delle legittime perplessità, fermi restando obiettivi certamente comuni e condivisi, nella certezza che la fretta sia una cattiva consigliera.

Per fare crescere una pianta è inutile tirarla, occorre invece annaffiarla ogni giorno.

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