“Docenti, attenzione: niente facili entusiasmi sul referendum”

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Silvana La Porta,   La Tecnica della scuola  Mercoledì, 01 Luglio 2015.   

I docenti non ci stanno. E adesso vogliono tentare una carta decisiva, quella del referendum. Che non è però così semplice come sembra. Intervista a Marcella Raiola del Coordinamento Precari di Napoli

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Abbiamo intervistato a tal proposito la professoressa Marcella Raiola del Coordinamento Precari della Scuola di Napoli, un gruppo autonomo e trasversale di lotta per la stabilizzazione dei precari e per la difesa della Scuola pubblica dai tentativi di privatizzazione e aziendalizzazione esperiti tanto dai governi di centrodestra che di centrosinistra.

Che cosa ne pensa degli entusiasmi nati introno all’idea di un referendum popolare?
In effetti si fa presto a dire: “Fra un mesetto… una settimana, anzi! Che ci vuole? Un milioncino di firme… Basta che ognuno porti 10 persone al Comune et voilà! “La Buona Scuola” non c’è più! Comodo, facile, poco dispendioso, rapidissimo!” Attenzione, per favore! Non lasciamoci obnubilare dalla disperazione, dalla rabbia e dall’interesse estemporaneo, politico o parapolitico di gente finora acquiescente e più che condiscendente rispetto alla linea governativa!”

Lei dunque crede che la strada non sia così semplice come si pensa?
Per fare un Referendum bisogna anzitutto aspettare la fine dell’iter legislativo, compresa firma del presidente della Rep. e pubblicazione in Gazzetta. Poi ci vogliono quesiti inattaccabili, scritti da chi se ne intende di Legge e Costituzione, e decine e decine di associazioni, comitati, coordinamenti di cittadini che si mobilitino per raccogliere quasi un milione di firme “convinte”, facendo informazione, persuadendo la gente e creando un clima favorevole a un voto consapevole e ben orientato, perché un Referendum, in un paese disaffezionato al voto e alla politica come il nostro, nonché condizionato dalle campagne di diffamazione orchestrate dal governo contro i docenti, si può facilissimamente anche perdere, e allora non ci sarebbe più nulla da fare!

Non bisogna quindi fidarsi del grande numero delle firme?
Ci vuole lavoro di squadra e dal basso. Un Referendum non è un ricorso da affidare a un ufficio legale: è un atto politico, democratico, uno strumento di controllo popolare su una politica che decide contro il popolo. Solo il fiore della resistenza attiva, della disobbedienza pervicace e corale nelle singole scuole (no ai vergognosi comitati di valutazione; no all’Invalsi, no al controllo ideologico del preside; no al demansionamento) potrà sconfiggere il piano di distruzione dell’istruzione pubblica.
Attenzione, dunque. Bisogna lavorare molto su un reale consenso. In una nazione come la nostra, dove vince sempre l’astensionismo, quante possibilità avrebbe di raggiungere il quorum? E il suo fallimento sarebbe dire sì al Ddl.

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