Docenti del nord più assenteisti e non solo: lo dice Invalsi

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Pasquale Almirante, La Tecnica della scuola  2.11.2016

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– “Al Sud gli insegnanti fanno meno ore di assenza”: lo rivela Invalsi nel suo Rapporto: “I processi e il funzionamento delle scuole”, incentrato sui dati relativi al Questionario Scuola e alle sperimentazioni Vales e Vm.

L’Istituto, che sta valutando anche di avviare “politiche scolastiche differenziate in base alle esigenze del territorio e alle tipologie di scuola”, scrive pure che non solo al Sud ci si assenta poco, ma si ricorre anche “meno all’utilizzo di altri docenti per coprire le ore scoperte”.

A fronte di una media nazionale pari al 5%, sono proprio gli insegnanti meridionali a registrare maggiori presenze: ne consegue, scrive l’Invalsi, che al sud e nelle Isole i dirigenti non debbono sostituire i colleghi con la frequenza dei colleghi del Centro Italia, dove ci si assenta in misura maggiore, e anche rispetto al Nord.

L’Invalsi  auspica anche la messa in atto di una serie di “interventi differenziati in base alle esigenze del territorio e alle tipologie di scuola e promozione di azioni di discriminazione positiva”.

Anche sulla somministrazione del Fis, i fondi per incentivare le funzioni aggiuntive, i progetti e le attività ulteriori alla didattica frontale, le scuole del sud hanno un comportamento più virtuoso. Per l’Invalsi, infatti, “il Fondo di Istituto per la retribuzione accessoria nel Centro-Nord è ripartito in modo diffuso, assegnando a più persone una retribuzione più bassa”. Mentre “nelle regioni del Sud e Isole”, il Fis “è utilizzato in modo più mirato, assegnando più soldi a un numero inferiore di persone”. Il tanto bistrattato Sud, quindi, almeno da questo punto di vista è più avanti delle altre parti d’Italia.

Per quanto riguarda le strumentazioni scolastiche, l’Invalsi dice che è nel Sud e nelle Isole “del II ciclo che si registra un numero superiore di scuole (35%) in cui sono presenti più di 2 laboratori ogni 100 studenti”.

Invalsi, al termine del monitoraggio nazionale, sostiene che occorrono politiche scolastiche differenziate in base alle esigenze del territorio e alle tipologie di istituti scolastici.

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