Docenti e Ata non si candidano per il Consiglio d’istituto. Sarà commissariata la scuola?

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inviata da Polibio, 13.11.2016

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– In una scuola secondaria superiore di un comune della provincia di Catania, nessuno dei docenti e del personale ata (complessivamente un centinaio) si è candidato alle elezioni per il rinnovo del Consiglio d’istituto, triennio 2016-2019. Di fatto, sempre che i quattro rappresentanti dei genitori degli alunni e i quattro rappresentanti degli studenti che saranno eletti accetteranno di far parte del Consiglio d’istituto (e anche se sostituiti in caso di dimissioni da altri presenti nelle liste, ma che non erano stati eletti), le unità, compreso il dirigente scolastico, componente di diritto, saranno nove, in un Consiglio che è composto complessivamente di diciannove persone. Quindi assolutamente minoritario, perché dieci delle diciannove unità che compongono il Consiglio sono rappresentate in numero di otto da docenti e in numero di 2 da personale ata. Sarebbe come un Consiglio comunale di quaranta persone nel quale i consiglieri sono soltanto diciannove. Quindi un Consiglio da essere sciolto e un comune da commissariare. Comunque, resta fondamentale il fatto che nessuno dei docenti e del personale si è candidato nelle rispettive liste, ciascuna delle quali doveva essere presentata da almeno venti sottoscrittori di lista non candidati. Andrà commissariata la scuola o andrà commissariato soltanto il Consiglio d’istituto? Tuttavia, il dirigente scolastico potrebbe, se consentito per correttezza giuridica da norme specifiche, essere incaricato dall’Ufficio scolastico provinciale – trattandosi di tipologie diverse rispetto a quella unica per l’elezione dei  consiglieri comunali – di indire nuovamente le elezioni soltanto dei rappresentanti dei docenti e degli ata nel Consiglio d’istituto. Il termine per la presentazione delle liste dei candidati (nel caso di specie, dei docenti e degli ata) è ampiamente scaduto. Di certo, non può trattarsi di proroga, peraltro addirittura riservata ai docenti e agli ata. Né può esserci proroga per le liste dei rappresentanti dei genitori degli alunni e dei rappresentanti degli studenti (i genitori degli alunni e gli studenti voteranno nei giorni già stabiliti, mentre i docenti e gli ata voteranno nei giorni che saranno stabiliti dalla nuova indizione delle elezioni sempre che ciascuna lista dei candidati – fino a 16 per la componente docenti  e fino a 4 per la componente ata (ma ciascuna lista potrebbe essere di poche unità) – sia stata presentata “da almeno 20 sottoscrittori di lista non candidati”. Augurando comunque al preside si riuscire a convincere i docenti e gli ata (anche se soltanto in parte sufficienti) a partecipare alle elezioni per il rinnovamento del Consiglio d’istituto. Restando comunque un segno evidente del disagio e della protesta dei docenti e degli ata l’avvenuta non candidatura per il Consiglio d’istituto.

L’impropriamente definita “buona” scuola da una cerchia di politici che l’hanno sbandierata come tale è risultata pessima, il peggio, e di gran lunga, rispetto alla scuola degli ultimi decenni, nonostante le carenze, anche sul piano della sicurezza, peraltro accresciute negli anni recenti, che continuano a crescere nei nostri giorni, addirittura per acquistare la carta igienica. All’Istituto superiore “Capizzi” di Bronte, comune collinare a nord-ovest del vulcano Etna, in provincia di Catania, la tragedia è stata fortunatamente evitata il 10 novembre. Durante la ricreazione, quando gli studenti e i docenti erano fuori dall’aula del plesso di viale della Regione, è crollato l’intonaco sovrastante la cattedra. Ebbene, poiché sono ben note le moltissime condizioni di crollo soprattutto in aree sismiche e le tantissime inadempienze del governo, delle regioni e dei comuni, è certamente un grave rischio, una gravissima responsabilità, e non soltanto per i docenti e per il personale ata, fare parte di un Consiglio d’istituto. A parte il fatto che, come Polibio ha avuto modo di rilevare, nelle copie dei verbali, fonti primarie, che gli vengono inviate esistono redazioni sulle quali ci sarebbe molto da discutere, tanto da rendersi evidente, comunque non sempre, la decisa “volontà” di determinati dirigenti scolastici. E non ci sarebbe da meravigliarsi se qualcuno dei docenti chiamato a svolgere la funzione di segretario verbalizzante avesse a decidere di non volerlo fare. Responsabilità penali gravano, infatti, sul segretario verbalizzante, soprattutto se venisse provata da qualcuno dei partecipanti alla seduta del Consiglio d’istituto (lo stesso dicasi per le sedute del Collegio dei docenti), che da presente alla seduta ha registrato il tutto utilizzando il suo cellulare, la non corrispondenza con gli interventi svoltisi e addirittura “l’invito” di un cosiddetto “preside-padrone” a scrivere diversamente.

E di “presidi-padroni” purtroppo ce ne sono stati e sembra che continuino a essercene. E di sentenze della magistratura del lavoro ce ne sono tante che hanno riguardato la violazione delle norme del contratto collettivo nazionale di lavoro. Sentenze che hanno annullato le sanzioni della sospensione dal servizio e dalla retribuzione da uno a dieci giorni comminate da dirigenti scolastici ai docenti. Eppure, c’è qualche associazione di dirigenti scolastici, o qualche rappresentante di essa, che manifesta la “volontà” di non doversi affatto attenere alla giurisprudenza consolidata (e addirittura formula una strana sorta di censura all’Avvocatura dello Stato). In particolare – con riferimento “al maggior sindacato di comparto” (c’è da ritenere che si tratti della Flc-Cgil, “sito regionale della FLC CGIL Puglia”, che ha riportato la recente sentenza n. 7331/2016 del giudice del lavoro di Foggia), e continuando con un satirico-ironico (o forse livoroso) “c’è da augurarsi che a breve si affiancherà il resto della Pentiate”, la cui interpretazione è lasciata al lettore –, è stato evidenziato che quel maggior sindacato di comparto “non ha perso tempo per esprimere particolare soddisfazione per l’esito di una sentenza che ridimensiona il potere disciplinare del dirigente scolastico e premia il ruolo del sindacato in difesa delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola, cui saranno subito fornite tutte le informazioni dettagliate e specifiche per i diversi territori”. E subito dopo ha esclamato un “nient’affatto” per quanto concerne, da parte dei dirigenti scolastici, “l’attenersi a quella che si vorrebbe considerare oramai una giurisprudenza consolidata”. Insomma, viene “rivendicato” dall’associazione di quei presidi (e con un “nient’affatto” viene precisato che i dirigenti scolastici non devono attenersi “a quella che si vorrebbe considerare una giurisprudenza consolidata”) il “potere” di “violare” il Contratto collettivo nazionale del comparto scuola (articoli 91-97, in particolare gli articoli 91, 93 e 94) e di infliggere sanzioni di sospensione dal servizio e dalla retribuzione da uno a dieci giorni. Magari una dopo l’altra, anche concatenate senza interruzione. Presidi-padroni?

D’altra parte, proprio a Foggia ci sono state interessanti sentenze, alcune delle quali già di ampia diffusione (per esempio, la sentenza n. 2762 del 4 ottobre 2016 già presenti nei siti scolastici e di diritto scolastico gildavenezia, associazione nazionale docenti, dirittoscolastico, retescuole, aetnascuola; altre tuttora ignote (chissà perché e chissà chi riguardano) sebbene esistenti; altre ancora in attesa di decisione, tra cui quella, in palese violazione del Contratto collettivo nazionale del comparto scuola, che ha riguardato la dsga di una scuola proprio di Foggia (sembra che ci siano documenti alquanto interessanti e addirittura registrazioni, tanto da potersi scrivere un romanzo dal titolo “Cinquanta sfumature di giallo”, avvalendosi di ampia e particolare documentazione.

Oltre alla Puglia, e in particolare a Foggia, anche in Calabria, nella scuola secondaria superiore di un comune in provincia di Reggio Calabria – così con riferimento a documenti, fonti primarie, già acquisiti e in parte, stranamente, non concessi dal dirigente scolastico all’insegnante con formale negazione del diritto di accesso agli atti, e quindi in palese violazione del comma 5 dell’articolo 93 del Contratto collettivo nazionale del comparto scuola,  nonché alle lettere della Flc-Cgil inviate anche al D.G. dell’Ufficio scolastico regionale, con sede a Catanzaro – ci sarebbe molto da chiarire, anche e soprattutto attraverso ispezioni da parte dell’Ufficio scolastico regionale. Adesso, soltanto per fare un riferimento a verbali del Collegio dei docenti (addirittura dati per “redatti” durante i Consigli da parte della segretaria verbalizzante e sottoscritti dal dirigente scolastico), ci sono verbali chilometrici sui punti all’o.d.g. “che vengono approvati all’Unanimità redatto il verbale la seduta è tolta alle ore 11,30” (inizio ore 10) e con inizio ore 10 e redatto verbale e seduta tolta alle ore 11,15). Rispettivi ordini del giorno con 17 e 24 punti. Ed è alquanto strano che alla richiesta di una docente “di pubblicare sul sito della scuola i verbali degli organi collegiali e le circolari di interesse dei docenti” si sia verificata, “per alzata di mano”, “la disapprovazione all’Unanimità”. E ci sono state anche contestazioni disciplinari in palese violazione delle norme del Contratto collettivo nazionale del comparto scuola, con particolare riferimento al negato accesso agli atti.

Ritornando alla scuola secondaria superiore di un comune della provincia di Catania, dove nessuno dei docenti e del personale ata si è candidato alle elezioni per il rinnovo del Consiglio d’istituto, triennio 2016-2019, emblematica, e quindi rappresentativa dello stato di disagio dei docenti e del personale ata, è stata la loro determinazione. A parte la gestione di scuole ridotte alla miseria, c’è da considerazione che negli ultimi sette anni, fermi restando gli stipendi e in mancanza di rinnovo del Contratto collettivo nazionale, sono stati sottratti al personale della scuola (docenti e ata, oltre un milione di unità lavorative) 15 miliardi di euro (e in quest’ultimo anno la perdita mensile potrebbe ammontare da 140 e 200 euro in ciascuna busta paga mensile, che moltiplicata per 13 mensilità risulterebbe da 1.720 a 2.600 euro. Per i docenti c’è stato il recentissimo bonus (come intenderlo?) annuo di 500 euro, spesa certificata, per aggiornamento (si tratta di un euro e trentasette centesimi al giorno: 1,37!). Se poi si passa al riconoscimento del merito sulla base di criteri “astrattamente” definiti, ci sono scuole nelle quali oltre la metà dei docenti non ha avuto un centesimo di euro e altre dove c’è “chi” è “arrivato” a quota mille. Molti, tra gli “accontentati”, hanno avuto da 80 a 150 euro, ossia 219, 274, 412 millesimi di euro al giorno, a cui corrispondono, rispettivamente, 80, 100, 150 euro in uno dei 365 giorni dell’anno, sempre con tasse da pagare incluse. Si tratta dell’elemosina ai docenti. Una vergogna alla quale i docenti potrebbero rispondere, trattandosi di 22, 27, 40 centesimi di euro al giorno, con sonore pernacchie. E magari spargendo i pochi centesimi di euro giornalieri di elemosina nei cortili e all’ingresso delle scuole. Comunque, come hanno fatto i docenti della scuola secondaria superiore in uno dei comuni della provincia di Catania, con l’adesione del personale Ata, a non candidarsi alle elezioni per il Consiglio d’istituto.

Polibio                                                                                                                                             
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