E mentre si votava c’era chi giocava con il cellulare…

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,   La Tecnica della scuola   Domenica, 17 Maggio 2015.

Si è chiusa venerdì la prima giornata di lavori alla Camera per l’approvazione del Ddl Scuola presentato dal Governo Renzi. Una giornata travagliata, intensa, dove erano in discussione le sorti della futura scuola italiana.

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Una giornata di massima attenzione, dunque, dove tutti i parlamentari hanno dato il loro contributo? Non esattamente. I retroscena, infatti, che ormai, al tempo dei social network, non sono ormai così misteriosi, ci mostrano atteggiamenti non molto ortodossi di coloro che dovrebbero invece investire tutte le loro risorse nell’emendare in direzione saggia un ddl che fa acqua da tutte le parti.

A sentire Silvia Chimienti, agguerrita parlamentare grillina, i lavori in Aula non sono stati dominati da grande solerzia. Riferisce infatti sulla sua pagina fb nel primo pomeriggio: “È da questa mattina alle 10 che Faraone vegeta in Aula giocando con i suoi due cellulari. Esattamente come faceva in commissione. Non alza mai neanche lo sguardo, tanto sa che ci sono i renziani della commissione Cultura a difendere a spada tratta l’indifendibile. Siamo all’art. 2 e non c’è nulla di peggio al mondo che stare qui dentro a lottare contro le mistificazioni della realtà della Malpezzi e del resto del Pd”.

Ma il bello viene quando si traccia il bilancio della giornata: “È appena finita una giornata infernale. Dalle 8 di questa mattina fino a poco fa siamo stati in Aula a votare i primi 7 articoli del ddl che distruggerà la scuola. La cosa peggiore da sopportare è l’arroganza con cui procedono sapendo che i tempi sono contingentati, gli emendamenti segnalati sono pochi e mercoledì alle 13, comunque vada, ci sarà il voto finale. Abbiamo smontato tutti i loro inganni, uno ad uno. Siamo entrati nel merito anche se questo ddl non meriterebbe neppure di essere discusso”.

E, in effetti, a sentire l’intervento di Girgis Giorgio Sorial, sempre del M5S, i toni sono stati molto accesi: “ La natura clientelare del Pd entra nella scuola attraverso la chiamata diretta dei presidi. I dirigenti potranno, con totale discrezionalità, chiamare i docenti, controllare l’incarico di docenza, senza rispetto delle graduatorie, ma solamente attraverso una loro scelta. Questo è quello che vuole il Pd nella scuola dei nostri figli, limitazione della libertà di pensiero, qualità della docenza che viene meno”.

Insomma, mentre si decidono le sorti di uno dei settori più importanti della società, i politici giocano con i loro telefonini, tanto, per dirla col buon Pirandello, non è una cosa seria…

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