Educare o evitare denunce? L’avvento della “Pedagogia difensiva”

di Franco Nanni,  La vita scolastica, 6.11.2017

– Più attenzione ai verbali che all’insegnamento: è l’ultima tendenza della scuola. Con quali effetti? Di Franco Nanni, psicologo scolastico. 

Sulla recente riscoperta dell’obbligo di riconsegna dei minori di 14 anni ai genitori, come se fossero infanti, è stato già scritto molto, rimarcandone le nefaste conseguenze, educative e non solo. Questa vicenda dovrebbe però insegnarci qualcosa di più, costringendoci a prendere atto che siamo ormai nella fase matura di quella che vorrei definire pedagogia difensiva, un concetto parallelo a quello già noto di medicina difensiva. Si tratta di una pedagogia “altra” che rischia pericolosamente di sostituire quella autentica. Raffaele Iosa ha usato per primo l’espressione in un suo articolo e oggi, dopo due anni, la situazione non è migliorata. Cosa intendo ora con questa espressione?
La pedagogia difensiva indica ogni strutturazione dei luoghi e delle prassi educative che non abbia più come obiettivo principale la costruzione del cittadino di domani sul piano intellettivo, morale e sociale, bensì quello di mettere al riparol’istituzione o determinate sue componenti da possibili contestazioni, ricorsi, rivendicazioni e denunce.
È in nome della pedagogia difensiva che al docente viene richiesta più attenzione a ciò che sta scritto sui verbali e sulle relazioni, piuttosto che a ciò che è stato concretamente attuato nelle situazioni educative e didattiche, in modo da essere al riparo nella eventualità di ricorsi. È sempre in nome della pedagogia difensiva che il rispetto delle astratte normativesulla sicurezza viene molto prima del benessere, della spontaneità e della buona relazione pedagogica. Quando si guarda l’arredo di un’aula o di altri spazi e ci si domanda quale disposizione adottare per evitare contestazioni e denunce, anziché domandarsi quale sia più funzionale a creare agio e facilitazione al personale e agli alunni. Sullo stesso piano, naturalmente, è prescrivere la consegna di alunni delle scuole medie al genitore per evitare guai giudiziari, anziché promuovere la loro autonomia ormai anagraficamente necessaria.
Auspico sinceramente di assistere a un risveglio delle coscienze verso una pedagogia costruttiva e spero che, si perdoni il bisticcio, si inizi a difendersi dalla pedagogia difensiva.

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