Formazione obbligatoria: docenti dovranno compilare il Piano personale, ma quale format utilizzare?

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di Katjuscia Pitino, Orizzonte Scuola, 2.1.2017

– Secondo quanto affermato nel Piano per la formazione dei docenti 2016/2019 (cap.3) i piani individuali di sviluppo professionale, nel quadro generale della formazione in servizio, costituiscono la fase prodromica alla elaborazione del Piano di formazione a livello di istituzione scolastica, necessaria per dare l’avvio alla scelta delle tipologie di attività formative da svolgere all’interno della scuola.

L’azione propedeutica dei piani individuali di sviluppo professionale non sembra essere stata comunque diffusamente esperita; peraltro dalla lettura del Piano nazionale non si evince se alla loro definizione avrebbero dovuto contribuire specifiche iniziative interne alla singola scuola, promosse dai dirigenti e/o dalle figure di sistema, responsabili appunto della formazione nella scuola.

Come sottolineato nel Piano nazionale, i dirigenti scolastici, nella definizione delle loro linee di indirizzo da proporre ai rispettivi Collegi dei docenti per l’elaborazione del Piano di Formazione dell’istituto dovevano, in teoria, tenere conto delle esigenze formative espresse dai docenti nei propri piani individuali. Ricordiamo che la promozione della formazione in servizio “obbligatoria, permanente, strutturale” rappresenta una delle tematiche formative indicate nella recente Nota Miur n. 40586 del 22/12/2016 riguardante il Piano di formazione per i dirigenti scolastici in servizio e neo-assunti a.s. 2016/2017. Quale migliore occasione per i dirigenti scolastici di sperimentare direttamente sul campo gli strumenti per promuovere la formazione, tenendo oltretutto in debita considerazione anche l’aspetto partecipativo nella scelta delle iniziative formative da intraprendere. Le esigenze formative dei docenti, in relazione al contesto di appartenenza, rappresentano infatti un elemento imprescindibile per implementare una formazione professionalizzante che sia a misura di docente. Se non altro allo scopo di evitare una proliferazione di corsi e attività formative avulsa dalla lettura degli effettivi bisogni espressi.

Risulta allora utile, a livello di istituzione scolastica, fare il punto sulla questione e accertare realmente se i bisogni formativi emersi appunto dai PISP siano stati valutati. Dal Piano nazionale sulla formazione (D.M. 797 del 2016) possiamo ricavare che la struttura dei Piani individuali per lo sviluppo professionale si concretizza nelle seguenti aree:

  1. Area delle competenze relative all’insegnamento (didattica);
  2. Area delle competenze relative alla partecipazione scolastica (organizzazione);
  3. Area delle competenze relative alla propria formazione (professionalità);

le suddette aree si organizzano intorno a dei micro-indicatori che dovrebbero offrire una fotografia dell’esistente circa lo stato professionalizzante di ciascun docente e l’insieme di “esigenze e proposte di crescita professionale” che si ha intenzione di realizzare. Non esiste un format specifico se non il riferimento esclusivo al Bilancio delle competenze adottato per i docenti neoassunti (D.M. n.850 del 2015) che riporta le stesse identiche aree. Nel Piano nazionale per la formazione si aggiunge che tale modello sarà adattato agli scopi della formazione in servizio nel Piano individuale di sviluppo professionale. Ma non si capisce bene chi dovrà sostenere l’iniziativa relativa all’ adattamento del format.

Il Piano di formazione derivante anche dall’atto di indirizzo sulla formazione, contestualizzato dai dirigenti scolastici ai Collegi docenti, è senza dubbio uno dei banchi di prova ai fini della valutazione dei dirigenti e documento che sarà sottoposto al vaglio dai nuclei di valutazione (vedi Linee guida in attuazione alla Direttiva n.36 del 18/08/2016), i quali dovranno far leva sui criteri generali delineati nel comma 93 dell’art.1 della Legge 107.

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