Furbetti della 104, dal calcetto ai film porno: ecco tutti gli abusi

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di Laura Passeri, Quotidiano.net, 9.1.2017

–  Permessi facili con la scusa di prendersi cura dei parenti invalidi: una truffa da 700 milioni.

Nell’Italia dei bugiardi non ci sono solo i furbetti del cartellino o i falsi invalidi, c’è anche chi usufruisce di permessi dal lavoro per assistere familiari gravemente malati e poi posta su Facebook fotografie di viaggi o va alla partita: sono gli abusivi della legge 104, la norma che dal 1992 dà diritto a tre giorni al mese di permesso retribuito per sé se si è disabile grave o per assistere parenti invalidi.

C’È CHI, in permesso per assistere la mamma malata, trascorre due giorni in una capitale europea e, come si legge nei verbali della Guardia di finanza, posta addirittura le foto su Facebook. Chi, impegnato ufficialmente a dare conforto alla sorella moribonda, viene scoperto a vendere cosmetici. Chi, ancora, si occupa della zia invalida partecipando alla maratona del paese. Per non parlare dell’impiegato comunale beccato a giocare a calcetto con il fratello paralitico che doveva accompagnare a una visita. Fino all’agente forestale fuori servizio per curare un parente gravemente invalido, ma che in realtà si dedicava al cinema porno a Miami. E lo faceva pure «a sua insaputa», non essendo – per esplicita dichiarazione davanti al giudice – consenziente.

È SOLO un minimo campionario delle migliaia di casi che hanno come protagonisti i «furbetti della 104», come sono stati ribattezzati i lavoratori dipendenti (principalmente pubblici) che abusano di una legge (sacrosanta) a tutela dei disabili, assentandosi illecitamente dal lavoro.

Un malcostume italico, una truffa da licenziamento per giusta causa e condanna penale, che costa milioni alle casse pubbliche. Si stima che controlli più stringenti potrebbero portare a recuperare almeno 600-700 milioni l’anno sugli oltre 3 miliardi di spesa.

DALLA SICILIA (con la provincia di Agrigento in vetta con oltre 500 coinvolti nell’ultima maxi-inchiesta), alla Campania, alla Calabria, ma anche all’Umbria e al Lazio, con minore frequenza al Nord, negli ultimi anni, con il crescere del ricorso a questo tipo di permessi, sono aumentati in maniera esponenziale anche i casi di abusi.

​MA CHE COSA prevede la legge 104? E quali sono i numeri e gli oneri che ne derivano? La legge del 1992 (con successivi allargamenti e integrazioni) è ritenuta un caposaldo del nostro welfare e un significativo sostegno per centinaia di migliaia di disabili o di persone che hanno bisogno di assistenza continuativa. La norma dell’inchiesta è quella che prevede permessi retribuiti per i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, per poter prestare assistenza a familiari con handicap in situazione di gravità. Il diritto dà la possibilità di fruire di «tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa».

Il nodo è che, scendendo nel dettaglio, emerge una differenza rilevante tra il settore pubblico e quello privato. È evidente nell’ultimo rapporto Inps, basato sui conti della Ragioneria generale dello Stato: «I beneficiari dei permessi retribuiti nel settore privato nel 2015 – si legge – erano quasi 450mila (su un totale di 12-13 milioni di lavoratori, ndr ) con un costo per l’Inps di 1,3 miliardi. Nel settore pubblico si può stimare che i permessi retribuiti per assistere persone in disabilità grave siano fruiti da circa 440mila soggetti (su un totale di 3,5 milioni di dipendenti, ndr) e quindi molto più diffusi in termini relativi».

STIMIAMO – si aggiunge – che il numero medio pro-capite annuo di giorni di permesso fruiti nel settore pubblico sia quattro volte superiore a quello fruito nel settore privato: fino a 6 giorni nel pubblico contro 1,5 nel privato, con un costo stimabile in oltre un miliardo di euro ai quali si aggiungono altri 600 milioni circa se si includono anche i congedi straordinari. Pertanto la stima dell’onere complessivo è di 3,1 miliardi di euro per l’anno 2015».

Ecco perché nel rapporto Inps, il primo firmato da Tito Boeri, si legge che il «quadro è sperequato. Difficilmente giustificabili appaiono gli interventi che non discriminino in relazione al fabbisogno economico dei destinatari».

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