G.A.E. nel caos. La soluzione ora è politica.

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di Pippo Frisone,  ScuolaOggi, 14.11.2016

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Son passati due mesi dall’inizio delle lezioni e ancora in alcune province non sono state portate a termine le supplenze annuali. Nel frattempo continuano a moltiplicarsi le ordinanze cautelari del Tar del Lazio e del Consiglio di Stato che intimano ai provveditorati l’inserimento in Gae dei diplomati magistrali entro il 2001/02.

Lo stillicidio va avanti dal 2014 , vale a dire dall’ultimo aggiornamento delle graduatorie per il triennio 2014/17 . Il D.M., all’epoca, privo d’una copertura legislativa,  non prese in considerazione l’inserimento in Gae dei diplomati magistrali, il cui titolo era stato riconosciuto abilitante dal Consiglio di Stato.

L’unica novità c’ è stata col passaggio in seconda fascia e  lo svuotamento nell’infanzia e nella primaria delle graduatorie di terza fascia d’istituto. Ma  nessun inserimento nelle GAE.

I ricorsi al TAR del Lazio e le ordinanze cautelari anche dei giudici ordinari hanno nuovamente ripopolato le graduatorie dopo il 2015/16 anche laddove risultavano esaurite per effetto del piano straordinario delle assunzioni della L.107. A Milano nella primaria risultano ancora inseriti oltre 2000 maestre mentre a Roma quasi 4000.  Si stimano in oltre 15mila gli iscritti nelle Gae della primaria in tutta Italia. E 23mila erano quelli dell’Infanzia prima delle assunzioni in ruolo.

Nel corso del 2015 e 2016  i ricorsi e le ordinanze cautelari avevo interessato anche gli abilitati  nei PAS, TFA e Scienze della formazione.

Il 29 ottobre del 2016, invece,  il TAR del Lazio , pronunciandosi nel merito, ha bloccato per tutti costoro l’ingresso in GAE ,

Pur se contenuti nei numeri, quanti erano stati assunti in ruolo o a tempo determinato all’inizio di quest’anno, vedranno purtroppo svanire il loro contratto che verrà sciolto per effetto della clausola rescissoria. Per i vari Uffici scolastici territoriali un problema in più, dovendo procedere al rifacimento delle nomine, con buona pace della continuità didattica per gli studenti.

Diversa è la posizione del TAR del Lazio sui diplomati magistrali nei confronti dei quali  sembra orientato positivamente.

Qui l’unica sorpresa potrebbe arrivare dalla pronuncia della Cassazione, riunitasi l’8 novembre per sciogliere una volta per tutte, a sezioni unite, la questione della competenza giurisdizionale sulle GAE : Giudice Amministrativo o Giudice ordinario. Se la palla dovesse passare al giudice ordinario

le conseguenze per le GAE di  Infanzia e Primaria sarebbero disastrose.

Qui i dis-inserimenti e le revoche dei relativi contratti sarebbero migliaia.

Un caos che farebbe esplodere la scuola, già fortemente segnata dalla disomogeneità dei comportamenti da parte dei diversi Uffici scolastici  provinciali, con inserimenti parziali rispetto alle ordinanze cautelari, con date di pubblicazione delle Gae arbitrarie, con la valutazione in alcuni casi del solo titolo d’accesso ed in altri con l’inserimento dei ricorrenti a zero punti!

Una situazione ad alto rischio che giustificherebbe, solo per i ritardi e i mancati inserimenti, la nomina, già paventata, di un Commissario ad acta . Un Miur commissariato del resto non è una novità. L’abbiamo già visto anche qualche anno fa, proprio in occasione degli inserimenti a pettine nelle Gae col Miur ancora una volta soccombente!

Adesso pare proprio che la situazione stia sfuggendo completamente di mano. Non è ancora troppo tardi per trovare una soluzione politica al problema. Il referendum costituzionale è alle porte e la finanziaria sta diventando sempre più elettorale. Si inserisca un emendamento che preveda la riapertura delle GAE con l’inserimento degli attuali abilitati, diplomati magistrali compresi.  Ovvero, si dia seguito alla sentenza della Corte di Giustizia europea, stabilizzando una volta per tutte, i precari abilitati con almeno 36 mesi di servizio.

E visto che son sparite dalla finanziaria 2017 gran parte delle promesse della ministra Giannini, tocca ora  al sindacato  battere i pugni con sempre più forza, non solo per rinnovare i contratti ma per dare quelle risposte che la politica non vuole o non sa dare a un precariato sempre più ostaggio della burocrazia ministeriale e della magistratura.

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