Giannini: basta con la didattica contabile e coi docenti incardinati nelle materie

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Alessandro Giuliani  La Tecnica della scuola  Sabato, 18 Luglio 2015.  

Il ministro ritiene che la riforma permetterà alle scuole di diventare finalmente autonome: si supera l’attuale situazione, dove si conta un’ora in più o un’ora in meno, e c’è solo didattica solo frontale. Poi attacca la stampa: ha la responsabilità di aver messo in evidenza aspetti che o non esistevano o erano più marginali.

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 “La riforma è un cambiamento culturale, perché noi proponiamo alla scuola italiana di diventare autonoma, e questo significa uscire dalle griglie della didattica contabile, in cui si conta un’ora in più o un’ora in meno, della didattica solo frontale, degli insegnanti incardinati nelle materie: questi sono cambiamenti forti, e stimoli alla scuola perché ritorni ad essere il motore del cambiamento della società”. A dirlo è stato, il 18 luglio, il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, a margine dell’Assemblea del Pd, a Expo.

Il riferimento è soprattutto alla possibilità che viene data ai collegi dei docenti di identificare le cattedre da potenziare, ma soprattutto alla facoltà dei dirigenti scolastici di conferire supplenze anche dagli albi territoriali. E pure a docenti privi di abilitazione, laddove non vi siano più aspiranti – di ruolo o precari – con il titolo.

Una delle novità sarà poi la valutazione dell’operato dei dipendenti, docenti e Ata. E degli interi istituti, compresi i dirigenti scolastici. Giannini, a tal proposito, ha spiegato che “spaventa il sistema di valutazione, che è sicuramente perfettibile, ma spaventa chi non vuole valutare ed essere valutato, che cavilla spesso sul metodo”.

E ancora: “la riforma della scuola è un grande cambiamento e il cambiamento spaventa sempre tutti, soprattutto chi non vuole valutare ed essere valutato”, ma è tempo di superare la “didattica contabile”.

Giannini, infine, ha spiegato che nell’attuare la riforma “ci si è concentrati su aspetti che in realtà, e lo si scoprirà attuandola, non sono i veri cambiamenti e gran parte della stampa ha la responsabilità di aver messo in evidenza aspetti che o non esistevano o erano più marginali”.

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