Giannini: ultima necat

Former Premier Tony Blair meets Education Minister of Italy Stefania Giannini

di Sergio Torcinovich, Venezia 19.5.205. 

Càpita di sentir dire che gli insegnanti si oppongono sempre ai cambiamenti. Magari fosse vero!

In questi anni la scuola ha subito, è il proprio il caso di dirlo, riforme su riforme, da quella Berlinguer alla Moratti, dalla Gelmini alla odierna Renzi – Giannini. E’ stata introdotta l’autonomia con i presidi-capetti e la concorrenza fra scuole per accaparrarsi gli studenti, con il fiorire dei POF (Piani dell’Offerta Formativa) e delle Figure Obiettivo, delle certificazioni dei crediti e dei debiti; col progressivo aumento dei loro poteri, i Presidi sono diventati Dirigenti. Ma non è bastato: è stato scelto di diminuire la spesa per l’istruzione (meno otto miliardi negli ultimi dieci anni, unico caso nei paesi OCSE), con riduzioni dei salari degli operatori scolastici per favorire il salario accessorio di chi “lavora di più” e aumento della precarietà. Nel contempo, è cresciuto il numero di alunni per classe ed è diminuito quello degli insegnanti.

Magari questi si fossero opposti efficacemente a queste riforme! Invece no, tutto è passato solo con qualche sussulto, nell’inconsapevolezza generale. Ormai, il lavoro faticoso ma essenziale che si fa quotidianamente in classe non interessa più a nessuno; l’importate è altro. Mi è successo, partecipando a un’assemblea in qualità di genitore membro del Consiglio di Istituto, di dover chiosare gli interventi delle maestre che esponevano ai “clienti” le attività svolte dai bambini nei vari plessi avvertendo che, oltre a tutte quelle interessantissime cose, a scuola si insegnava ancora a leggere, scrivere e a far di conto.

E dio sa di quanto ci sia ancora, nell’Italia di inizio millennio, da imparare a leggere e scrivere, se i rilevamenti statistici ci dicono che il 40% della popolazione adulta è analfabeta di ritorno (non sa capire quello che scrivono i giornali e difatti non li compra), se i nostri studenti sono ultimi quanto a capacità logiche. Tanto i migliori se ne andranno all’estero. Ciò che conta è, dopo anni di svalutazione della funzione docente, stabilire gerarchie interne premiando i più vicini al Capo definendoli “bravi” e meritevoli di elargizioni decise dal Capo medesimo.

Un sistema simil-feudale che, ben lungi dal valorizzare il “merito”, è volto a vincolare l’individuo a un sistema buro­cra­tico di cer­ti­fi­ca­zioni, controlli e disci­pli­na­menti sociali e psi­chici, con l’umiliazione di chi ritiene la funzione intellettuale del docente un bene in sé da preservare, al pari della cooperazione collegiale e democratica nell’Istituzione rivolta alla formazione delle nuove generazioni.

Invece di puntare alla valorizzazione della funzione sociale e culturale dei docenti, li si considera alla stregua di fannulloni parassiti e imbroglioni da disciplinare grazie a un Signore, a conclusione di un ben riuscito processo mediatico di disinformazione e di interventi volti alla disarticolazione della scuola della Repubblica. Non sono convinto che sia tutti chiaro che quella odierna non è una riforma, bensì l’ultima necat, l’ultimo colpo che uccide.

GILDA VENEZIA - Associazione Professionale GILDA degli INSEGNANTI - Federazione Gilda Unams

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