“Giovane, hai paura”? Addio al Tfa, ecco la nuova sfida

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di Giuseppe Santoli  il sussidiario,   martedì 6 ottobre 2015.  

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Il sistema attuale di reclutamento degli insegnanti nella scuola secondaria di primo e secondo grado è abbastanza complesso e avviene tramite l’utilizzo di tre diversi tipi di graduatoria: 1) graduatorie ad esaurimento, 2) graduatorie di merito, 3) graduatorie d’istituto. Nelle Gae sono iscritti i docenti provvisti di abilitazione all’insegnamento, sono strutturate su base provinciale, vengono aggiornate ogni tre anni per quanto riguarda i titoli e le posizioni degli iscritti ma sono chiuse all’inserimento di nuovi nominativi. Sono pertanto destinate ad esaurirsi. Nelle graduatorie di merito sono presenti i docenti vincitori di concorso pubblico a cattedre. Di norma questa ha validità per due anni, ovvero il tempo necessario all’immissione in ruolo di tutti i vincitori del concorso. Ogni anno, in base ai posti che si rendono disponibili nelle scuole statali, vengono attinti dalle graduatorie di merito (50%) e dalle graduatorie ad esaurimento (50%) i docenti per la stipula di contratto a tempo indeterminato.

In ultimo, vengono le graduatorie di istituto, articolate in tre fasce, di cui la terza comprende i docenti non abilitati in possesso del titolo di studio valido per l’accesso all’insegnamento. Questa graduatoria è utilizzata dal dirigente scolastico per le nomine di sua competenza, di norma temporanee. Il conseguimento dell’abilitazione avviene attraverso percorsi universitari programmati: i Tfa (tirocini formativi attivi) e Pas (percorsi abilitanti speciali), riservati rispettivamente ai soli laureati e ai docenti laureati con almeno tre anni di servizio. Un ginepraio!

Ho partecipato in rappresentanza della Provincia Autonoma di Trento alle commissioni degli esami finali sia dei Tfa che dei Pas. L’esperienza è stata molto positiva da un punto di vista professionale e per le relazioni positive vissute con il mondo accademico dell’università. Prescindendo da qualsiasi polemica che ha attraversato in lungo e largo i due percorsi abilitanti, a mio modesto avviso questi non hanno prodotto i risultati attesi: la formazione di una classe docente competente per affrontare le nuove sfide educative a cui la scuola dell’autonomia deve dare risposte professionali qualificate.

Entrambi i percorsi abilitanti prevedono che le conoscenze e competenze disciplinari e pedagogiche siano preponderanti se non esclusive per intraprendere percorsi professionali di insegnamento, e che la responsabilità e competenza di certificarne l’abilitazione è di pertinenza universitaria. Nessun ruolo valutativo, se non marginale nel caso dei Tfa, è riconosciuto alle istituzioni scolastiche; che quindi non solo non hanno alcuna possibilità di scelta del personale, ma neppure di concorrere alla loro formazione iniziale.

Dal mio punto di vista i docenti abilitati dai percorsi Tfa e Pas sono caratterizzati da due approcci prevalenti della professione docente che in alcuni casi sono tra loro interconnessi. Il primo “didattico­motivazionale”, centrato sulla trasmissione dei saperi e sull’alunno, attento agli aspetti disciplinari ma anche a quelli emotivo­affettivi, così che la motivazione degli alunni e l’educazione a buoni comportamenti rivestono grande importanza nell’operato del docente.

Il secondo, che si potrebbe definire “scientifico”, rivolge particolare attenzione agli aspetti tecnici, più che a quelli relazionali e disciplinari, per cui assumono importanza le competenze riferite alla pianificazione e progettazione, alla capacità di differenziare l’insegnamento, alla valutazione. Difficilmente è presente l’approccio, che si può definire del “professionista”, che mette in evidenza le diverse dimensioni della professione e la responsabilità verso di esse, inclusa l’unità organizzativa in cui si è inseriti e gli altri soggetti con cui si interagisce: le famiglie, i colleghi, i soggetti territoriali. Sarebbe l’approccio del docente dell’autonomia, che non vive l’insegnamento come attività del singolo, ma come parte di un’azione di scuola di cui si è corresponsabili. E’ difficile ritrovare queste caratteristiche nei neo­abilitati, semplicemente perché non è assolutamente contemplato dai percorsi Tfa e Pas.

La legge 107/2015 di riforma della scuola ha lanciato le basi per un riordino complessivo del sistema della formazione iniziale e dell’accesso ai ruoli: una delle deleghe, che entro il prossimo anno e mezzo dovrà essere legge, riguarda il nuovo percorso formativo per diventare docente di scuola secondaria. La legge definisce l’introduzione di un sistema unitario e coordinato che comprenda sia la formazione iniziale dei docenti sia le procedure per l’accesso alla professione, ed in particolare “la formazione dei docenti sarà affidata alle Università o alle istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica e alle Istituzioni scolastiche statali, con una chiara distinzione dei rispettivi ruoli e competenze in un quadro di collaborazione strutturata”. Un cambiamento epocale che finalmente riconosce alle scuole la competenza nella formazione degli insegnanti. Nella riforma della scuola c’è il superamento degli attuali Tfa. Infatti mentre adesso per partecipare ad un concorso a cattedra bisogna prima conseguire, attraverso i tirocini formativi attivi, una abilitazione all’insegnamento, con la riforma della Buona Scuola tutto cambierà. Fatta eccezione per il concorso a cattedra 2016, che seguirà le vecchie regole, in futuro si potrà partecipare ai concorsi a cattedra, su base nazionale, con un diploma di laurea magistrale o di un diploma accademico di secondo livello per le discipline artistiche e musicali, coerente con la classe disciplinare di concorso.

I vincitori del concorso inizieranno quindi una fase di tirocinio formativo di durata triennale e saranno inquadrati con contratto a tempo determinato percependo uno stipendio ridotto rispetto ai docenti di ruolo. Nel primo anno di contratto a tempo determinato conseguiranno un diploma di specializzazione per l’insegnamento secondario al termine di un corso annuale istituito dalle università, anche in convenzione con istituzioni scolastiche o loro reti. In seguito tali docenti faranno un anno di tirocinio nelle scuole, dove potranno apprendere il funzionamento delle attività didattiche e collegiali. In caso di esito positivo della valutazione del periodo di tirocinio il tutto si concluderà con la sottoscrizione del contratto di lavoro a tempo indeterminato. Quindi la legge 107/2015 consentirà a tutti i laureati di partecipare al concorso a cattedra, e solo ai vincitori di conseguire il titolo di specializzazione per l’insegnamento.

Bisognerà attendere cosa verrà scritto nella delega, ma se la linea conduttrice è questa, si tratta sicuramente di un miglioramento nel sistema di reclutamento dei docenti.

Una prospettiva interessante per i futuri laureati che dovranno assumere la consapevolezza che l’eventuale superamento del selettivo concorso di ingresso in un corso abilitante apre orizzonti certi, il cui percorso successivo dipenderà solo dalle qualità e dall’impegno personale. Ma soprattutto quando saranno assunti potranno avere nuovi stimoli e ulteriori prospettive di sviluppo professionale.

Un passo avanti anche rispetto ai cosiddetti “fallimenti educativi” di cui parla Umberto Galimberti nel suo ultimo libro Giovane, hai paura. L’autore ritiene che nel caso degli insegnanti i concorsi non siano sufficienti per selezionarli, perché “misurano soltanto la loro cultura e non la presa emotiva”. A suo giudizio l’insegnante deve avere “grande capacità di comunicazione e di fascinazione” e deve essere capace di “comunicare e prendere i ragazzi là dove sono, su base emotiva e sentimentale”, altrimenti non può fare l’insegnante.

Ritornano le capacità personali e relazionali degli insegnanti professionisti che solo nella scuola dell’autonomia potranno nascere e crescere alimentando il sogno e le motivazioni delle giovani generazioni.

 

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