Gli studenti e il valzer delle cattedre. La storia di una studentessa e di un preside

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di Claudia Voltattorni, Il Corriere della sera, 9.1.2017

Il caos della mobilità penalizza la didattica. Al Nord mancano gli insegnanti e le classi sono più affollate.

«Quattro studenti in quattro mesi: così non impariamo»
Quattro prof diverse in meno di quattro mesi. E chissà se stamattina nella seconda liceo del Classico Giacomo Leopardi di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) non ne arriverà un’altra di insegnante d’inglese. «Speriamo di no, almeno l’ultima è stata quella con cui abbiamo fatto l’unico compito in classe del triennio». Ci spera Cristina Delli Carri, 17enne marchigiana che fa parte anche della Rete degli Studenti Medi e lo scorso 17 novembre è scesa in piazza in contemporanea con altre migliaia di coetanei in tutta Italia nella giornata internazionale per il diritto allo studio: «Perché è proprio quando non c’è un prof o continuano a cambiartelo che viene mancare il diritto allo studio per noi ragazzi». Lei, purtroppo, a non avere sempre lo stesso insegnante, si è dovuta abituare, «come moltissimi altri studenti in tutta Italia». Già in quarta ginnasio, «ho avuto due prof di greco in quattro mesi: e per una materia così nuova non è stato il massimo».
Poi, lo scorso ottobre, la docente d’inglese si è ammalata e lì è cominciato il giro di prof. «Ognuno — racconta Cristina — è rimasto solo due settimane, abbiamo avuto anche dei giorni senza lezione: programma fermo e soprattutto nessuno che potesse valutarci per la pagella di fine trimestre». Poi poco prima di Natale è arrivata la terza supplente: «Ci ha fatto fare un compito in classe, ma non avendo neanche finito Shakespeare, avevamo un tema su un argomento di attualità, come si fa in terza media…». E da quell’unico compito è uscito il voto in pagella. «Ma soprattutto non parliamo inglese; per fortuna non abbiamo la maturità, non vorrei essere nei panni di quelli dell’ultimo anno…». La prof malata tornerà in marzo, «c’è da sperare che intanto non arrivino nuovi supplenti». Mal comune anche all’istituto dei Geometri sempre a San Benedetto: lì il prof di spagnolo non è mai arrivato e allora da tre mesi la lezione non si fa.

«Adesso i neoassunti torneranno a casa: è una presa in giro»
«Siamo passati dall’essere presidi sceriffi a presidi cretini: abbiamo lavorato tutta l’estate sui piani d’offerta triennali e ora ci ritroviamo prof che chiederanno il trasferimento vanificando ciò che abbiamo progettato per le nostre scuole: è tutta una colossale presa in giro». Claudio Bruzzone ha 64 anni, guida l’Istituto d’istruzione superiore Rita Levi Montalcini di Acqui Terme (Alessandria), 6 indirizzi per oltre mille studenti, ed è anche reggente dell’Istituto tecnico Leonardo da Vinci ad Alessandria. Da una vita nella scuola ma, ammette, «ultimamente ho pensato alla pensione e non mi era mai successo perché io amo questo lavoro». Ma le difficoltà degli ultimi tempi, trovare i prof, i rifiuti continui, i certificati, i permessi, la ricerca di supplenti, gli arrivi dei neoassunti, «mi hanno fatto perdere la fiducia: è molto complicato oggi riuscire a dare un senso al nostro lavoro».
Con la riforma della Buona scuola gli sono arrivati nuovi insegnanti, «ma, ad esempio, io avevo chiesto inglese, matematica, educazione fisica, invece mi hanno mandato docenti di diritto, che già avevo, ma ho cercato comunque una collocazione adatta a loro». Solo che da oggi, «tutto viene vanificato: l’accordo firmato prima di Natale dalla ministra Valeria Fedeli con i sindacati elimina l’obbligo triennale per i prof e scardina uno dei punti fondamentali della riforma, così si mina la stabilità della scuola; per noi presidi è una provocazione». I suoi nuovi prof arrivano infatti tutti dalla Sicilia: «Già oggi qualcuno mi chiederà il trasferimento, non si pensa così agli studenti, i veri utenti della scuola». Alcuni dei neoassunti non avevano mai messo piede in un’aula: «Perciò avrebbero dovuto accendere un cero, invece c’è stata questa campagna lacrimevole sui prof con la valigia: ora torneranno tutti a casa, si comincia l’anno nel peggiore dei modi».

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