I genitori devono giudicare gli insegnanti? No, e vi spiego perché

Panorama_logo14

Andrea Polo  Panorama,   17.6.2015

Le riforme sono sempre uno scossone, ma in quella renziana
della scuola un punto più degli altri mi spaventa. Ecco il motivo

genitori_iperprotettivi1

In questi giorni di fine anno scolastico mi sono spesso trovato a pensare al mio percorso formativo e a quello che fanno e faranno i miei figli. Ho un figlio che, per nostra scelta, frequenta la scuola pubbice e un altro che, per nostra necessità, ne frequenta una paritaria, penso quindi di conoscere abbastanza l’uno e l’altro mondo. Di certo, poi, i fatti di cronaca hanno stimoltato i miei pensieri e anche la mia curiosità a capirne qualcosa di più. Mi sono preso la briga di approfondire uno degli argomenti di discussione più accesi dell’ultimo periodo; la riforma della scuola promossa da Matteo Renzi e dal ministro Giannini.

Ad un primo e, ammetto, superficiale sguardo la cosa non mi pareva così strana nè deprecabile; si parla di rendere le istituzioni scolastiche più moderne, assumere molti precari e altre cose tutto sommato condivisibili. Anche i grandi poteri al preside non mi lasciano poi così perplesso; certo, c’è da ricordare il vecchio detto latino del Quis custodiet ipsos custodes (Chi sorveglierà i sorveglianti stessi? n.d.r.), ma in linea di massima il principio è giusto.

Un punto però mi ha fatto saltare sulla sedia; quello in cui si mette nero su bianco che a giudicare gli insegnanti sarà una commissione di cui faranno parte anche i genitori. Ecco, questo cari signori proprio non lo accetto.

Troppo spesso ho assistito a discorsi fatti da genitori davanti alla scuola, troppo spesso ho sentito genitori parlare male degli insegnanti dei propri figli davanti ai figli stessi e soprattutto senza che ce ne fosse un reale motivo se non il fatto che, magari, quell’insegnante si fosse permesso di non dare 10 all’alunno in questione o, magari, pretendesse cose assurde come il fatto che gli alunni fossero responsabili, si comportassero educatamente, avessero rispetto degli altri o facessero i compiti quando mamma e papà avevano in programma un bel week end lungo al mare o in montagna.

I genitori devono dare dei feedback, questo si, ma non devono e non possono giudicare. E’ come se il malato si curasse da solo, se il cliente andasse dietro al banco per prendersi la frutta o se al ristorante entrassimo in cucina per insegnare allo chef come fare la pasta alla Norma.

Ognuno ha il suo ruolo e quello dei genitori è lavorare all’educazione dei propri figli assieme agli insegnanti; non giudicare gli insegnanti con un’autorità che loro non compete. I miei genitori non sono quasi mai andati ad un colloquio con gli insegnanti, e non perché non fossero interessati a quello che facevamo a scuola o a come ci comportavamo; hanno sempre detto, a me e ai miei fratelli, che la scuola era il nostro lavoro e dovevamo cavarcela da soli. Il nostro impegno era quello di portare a casa la promozione, nel caso in cui questo non fosse avvenuto ne avremmo affrontato le conseguenze. E così è sempre stato.

Siamo cresciuti tutti e tre con il rispetto per l’autorità degli insegnanti; riuscendo anche a capire che alcuni sono più bravi di altri, proprio come avviene in ogni professione. Tutti però vanno rispettati. E se ci sono dei problemi oggi li affrontiamo, senza aspettare che mamma e papà vengano a risolverli per noi.

GILDA VENEZIA - Associazione Professionale GILDA degli INSEGNANTI - Federazione Gilda Unams

webmaster: Fabio Barina



Sito realizzato da Venetian Navigator 2 srl