I “Maestri di strada”: scuole aperte al pomeriggio? Finora zero risultati

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di Guido Ruotolo,  La Stampa 24.4.2016

– Parla Moreno: un piano del genere già ci fu, ma il punto è cambiare le teste e le relazioni

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NAPOLI.  Cesare Moreno, presidente di «Maestri di strada», l’associazione di formatori di educatori per l’inclusione sociale: una delegazione di preti della Sanità e di Forcella all’indomani della strage di camorra al circolo privato di via Fontanelle, è stata ricevuta dal presidente Renzi per parlare di scuole aperte il pomeriggio. Sono visionari, questi preti?

«È una domanda tanto semplice da essere difficile. Le scuole aperte al pomeriggio ci sono già state in numerose varianti. Appena due anni fa c’è stato una piano che ha coinvolto tutto il meridione con 50 milioni di euro e molte scuole hanno scelto di stare aperte al pomeriggio, comprese delle scuole della Sanità. Dove sono i risultati? Nelle poche scuole in cui siamo stati presenti abbiamo cercato di cambiare la qualità del lavoro educativo al mattino con qualche piccolo risultato. Io penso che la scuola non possa essere somministrata a peso. A me e ai ragazzi interessa la qualità delle relazioni a scuola. Sono in viaggio con quindici ragazzi di una delle periferie più disgraziate. Ci siamo fermati ad un autogrill e nessuno è voluto scendere: troppo impegnati a provare le scene della Lisistrata che rappresenteranno a Serra San Quirico domani sera (stasera,ndr). E’ domenica ed è pomeriggio, ma quello che conta è che seduti a terra a provare ci sono i nostri prof e dei giovani appena più grandi che provano con loro. Se c’è questo saranno i ragazzi a chiedere di fare scuola anche di notte, se non c’è fuggiranno a tutte le ore».

Dai tempi della guerra tra Cutolo e il resto del mondo criminale, della marcia Acerra-Ottaviano si parla di salvare le nuove generazioni. Dare lavoro come alternativa per non essere killer. Come se il problema fosse solo di opportunità e non di valori.

«I valori sono i prêt-à-porter dello spirito: abiti preconfezionati adatti a tutti e a nessuno. Troppi vedono la scuola come un mercato in cui si spacciano valori autentici, valori di seconda mano, falsi d’autore, patacche, disvalori. Non è così. I ragazzi che conosco a 8 anni, a 15 a 20 i valori se li sanno costruire da soli, sanno essere solidali, generosi, cooperativi, responsabili, ma nessuno crede in loro. Neppure loro stessi e troppo spesso sono vittime della rabbia, del rancore, del risentimento. Noi maestri di strada facciamo uno sforzo enorme per contenere queste emozioni devastanti, per “sognare ciascuno come oggi non è”. Chi crede in se stesso e nel proprio valore non si svende a niente e a nessuno. Il lavoro vero non c’è e soprattutto non c’è per i giovani di periferia, per i giovani arrabbiati. La prima cosa è riuscire a credere in una vita buona quando le condizioni materiali sono difficili. Io faccio l’educatore e non il collocatore o lo spacciatore di sogni sociali che non esistono».

Insomma, camorrista si diventa e non si nasce. La scuola, ma anche la famiglia e le istituzioni dovrebbero rappresentare un modello culturale, di valori, di comportamenti alternativi alla violenza, alla illegalità, alla mafia.

«Noi siamo nelle retrovie di una guerra endemica che in forme varie dura da almeno duecento anni. Abbiamo visto più di una volta – l’ultima due mesi fa – il dolore e lo spavento per le giovani vite distrutte dalla guerra, per i padri portati via dalla legge camorristica che conosce solo la pena di morte, vediamo le famiglie sfasciate dalla fuga e dalla galera, respiriamo un’atmosfera di morte che non si dissolve. Noi non dobbiamo insegnare quanto la vita criminale sia dolorosa e schifosa, non dobbiamo smascherare le retoriche del lusso e del potere che cercano malamente di mascherare la realtà del crimine. Dobbiamo offrire ai giovani una protezione reale e psichica che oggi non esiste neppure nei migliori propositi. Noi maestri di strada possiamo solo testimoniare che una vita buona nonostante tutto è possibile, far vedere che vivendo insieme a loro nello stesso schifo tuttavia non ce ne facciamo contaminare, far sentire sì tutta la solidarietà umana di chi sta vivendo con loro una vita molto difficile».

Crede nel ruolo salvifico della scuola?

«L’educazione è la frontiera della città, una lunga frontiera tra le generazioni lungo la quale ci sono dei punti di passaggio, tra cui la scuola. Lungo questa frontiera noi adulti decidiamo se amiamo abbastanza il mondo da consegnarlo ai nostri figli. La scuola in sé non è salvifica, siamo noi che dobbiamo decidere se salvarci o meno».

I “Maestri di strada”: scuole aperte al pomeriggio? Finora zero risultati ultima modifica: 2016-04-25T05:18:17+00:00 da Gilda Venezia

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