I precari vogliono le dimissioni del sottosegretario Faraone: in 10 giorni raccolte 1.500 e-mail

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Alessandro Giuliani   La Tecnica della scuola  Lunedì, 24 Agosto 2015.  

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Si moltiplicano le contestazioni contro le modalità di assunzioni della riforma: dopo svariati scioperi, manifestazioni e flash-mob, è giunta l’ora della raccolta firme e delle e-mail di protesta.

Come le 100, al giorno, pervenute al coordinamento dei precari, per chiedere esplicitamente le dimissioni del sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone: in dieci giorni, a cavallo di Ferragosto, sono state oltre 1.500 le e-mail che, contestando la Legge 107/15, in particolare le fasi b) e c) del sistema di assegnazione delle cattedre, hanno puntato l’indice contro il ‘renziano’ doc.

“Siamo stanchi delle prese in giro del Miur – si legge in una nota del coordinamento che chiede le dimissioni di Faraone – rispetto alle tante promesse fatte per cercare di trovare una soluzione ad oggi abbiamo solo il countdown innescato e le valigie pronte. Avevamo creduto in Renzi e nella sua riforma ma dobbiamo ricrederci. Per questo abbiamo chiesto le dimissioni”.

Evidentemente, i docenti supplenti siciliani contavano molto nel sottosegretario conterraneo. Faraone, a loro dire, li avrebbe invece delusi, costringendo migliaia di precari all’esodo forzato in cambio dell’immissione in ruolo: mettendo in atto un’imposizione che non ha precedenti nella scuola italiana. E ciò malgrado, lamentano i precari, vi siano ancora tante supplenze annuali, nell’Isola come in tutto il Sud, ma considerate dal Miur al massimo solo fino al 30 giugno (quindi non utili alle immissioni in ruolo).

A corredo della richiesta di dimissioni di Faraone, scrive il quotidiano La Sicilia, vi sono storie di famiglie che si separano, di madri costrette a dividersi dai propri figli e di moltissimi precari “per i quali la stabilizzazione rischia di trasformarsi in un incubo invece di rappresentare la speranza di un futuro migliore”.

Rimane da comprendere, tuttavia, perché oggi i precari chiedano pubblicamente che faccia un passo indietro un sottosegretario, anziché, come sarebbe stato più logico, i primi responsabili della riforma: il premier Matteo Renzi ed il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini.

Logicamente, la richiesta non avrà alcun esito: Faraone rimarrà al suo posto e presto la notizia verrà mediaticamente superata dalle prossime. Però, quel che non può essere cancellata è l’insofferenza e la delusione dei tanti precari, diversi dei quali “anta”, costretti a fare le valige con vent’anni di ritardo.

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