I prof fanno delle preferenze? Sì. E discriminano poveri e ragazze

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La denuncia dello University College di Londra: gli immigrati sottovalutati
nelle competenze linguistiche e le femmine in quelle matematiche

di Caterina Belloni,  Il Corriere della Sera  15.6.2015.  

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Le preferenze a scuola non sono un’invenzione. A dimostrarlo è una ricerca compiuta dall’istituto di educazione dell’University College di Londra e pubblicata in questi giorni sul «Journal of social policy». Gli esperti hanno analizzato un campione di oltre 5 mila studenti di sette anni, che frequentano le scuole pubbliche in Inghilterra. Hanno confrontato la percezione dei docenti sugli allievi partendo dai loro voti, con i risultati ottenuti dagli stessi ragazzi durante una valutazione standard eseguita a casa da alcuni ricercatori e hanno riscontrato che gli insegnanti risultano influenzati dagli stereotipi. Ad esempio tendono ad avere delle riserve sugli studenti che provengono da famiglie povere o disagiate e finiscono – inconsciamente – per valutare i loro risultati scolastici in modo diverso (e inferiore) rispetto a quello degli allievi più ricchi e fortunati, anche nel momento in cui dovrebbero essere giudicati uguali perché sono allo stesso livello.

Stereotipi di genere
Ancora, un pregiudizio forte riguarda l’inclinazione dei maschi ad essere più abili in matematica rispetto alle femmine, ritenute invece eccellenti nella lettura e letteratura. Uno stereotipo di genere abbastanza radicato, che se viene sostenuto da una figura guida come quella dell’insegnante rischia di tarpare le ali a poeti o scienziate. Come tiene a precisare Tammy Campbell, che ha condotto il progetto, se esistono queste preferenze non significa che i docenti non siano validi. «Dipende dalla natura umana – spiega la ricercatrice – . Tendiamo tutti a usare gli stereotipi come delle scorciatoie mentali. Quello che ci interessa fare, attraverso la nostra ricerca, è lanciare un monito agli insegnanti riguardo a questa tendenza dello spirito umano, così da aiutarli a cercare di comportarsi in modo più consapevole». Perché di presa di coscienza si tratta, visto che analizzando numeri e ricorrenze la ricerca ha scoperto che gli studenti di famiglie meno abbienti vengono considerati meno in gamba dei coetanei che provengono da famiglie ricche anche quando nei test prendono gli stessi voti. In particolare per la lettura è pregiudizio comune che siano meno bravi i ragazzi con bisogni speciali, magari dislessici e discalculici, e gli allievi che hanno come prima lingua un idioma diverso dall’inglese.

Pregiudizi di classe e razziali
In generale, la ricerca dell’University College sostiene che gli studenti di famiglia abbiente hanno il 48 per cento di possibilità di ottenere un punteggio sopra la media nella lettura, contro il 37 per cento di opportunità calcolato per allievi altrettanto brillanti ma appartenenti a famiglie in condizioni economiche modeste. Per quanto riguarda la matematica, poi, gli studenti benestanti hanno il 48 per cento di chance di essere considerati eccellenti rispetto al 32 per cento riservato ai compagni meno facoltosi. Guardando i giudizi dal basso, invece, solo il 20 per cento dei ragazzi ricchi rischia di essere considerato inadeguato per la lettura contro il 29 per cento dei compagni poveri, mentre in matematica potrebbe fallire il 19 per cento dei ragazzi fortunati e ben il 26 per cento degli altri. Infine tre altri pregiudizi che rendono a più facce lo stereotipo. Le ragazze di origine caraibica con la pelle scura vengono valutate meno abili nella lettura e nella matematica, mente quelle di origine pakistana sono giudicate poco efficaci soltanto quando si tratta di declamare versi o prose ad alta voce. Quanto ai maschi pakistani sarebbero portati per la matematica. Tanto da arrivare talvolta a prendere voti più alti di quelli che si meriterebbero.

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