I rischi dei contributi privati nella scuola. Ma possiamo permetterci di farne a meno?

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TuttoscuolaNews, 13.4.2015.

Non si può non considerare che l’istruzione rappresenta un interesse nazionale strategico, che deve essere garantito dallo Stato e dagli organi territoriali, ma al quale può e deve poter contribuire la società tutta: singoli cittadini, soggetti economici e sociali, corpi intermedi.

Tutte le risorse e le energie che la società può indirizzare all’educazione dei giovani rappresentano un investimento in grado di produrre un “effetto leva” vincente sulla competitività del sistema Paese. Non attivarle, non incentivarle e non beneficiarne – ovviamente nella salvaguardia del corretto funzionamento del sistema – sarebbe (ed è stato, bisogna dirlo), miope.

E’ quanto ha sostenuto Tuttoscuola la scorsa settimana durante l’audizione davanti alle commissioni riunite Cultura e Istruzione di Camera e Senato, evidenziando anche i rischi connessi e suggerendo alcune modalità per mitigarli.

Sul tema del contributo dei privati al funzionamento delle scuole, che rappresenta una delle principali novità proposte dal ddl sulla Buona scuola in discussione in Parlamento, c’è stata un’interessante discussione.

L’onorevole Maria Marzana del Movimento Cinque Stelle ha proposto che il contributo del 5 per mille confluisca, piuttosto che alla singola scuola, in un fondo unico. La senatrice Maria Mussini (Gruppo Misto) ha messo in guardia dai rischi dei possibili interessi commerciali dei privati nelle scuole, mentre la senatrice Francesca Puglisi del PD ha sottolineato che “basta entrare in una scuola per rendersi conto che la collaborazione con le imprese del territorio è già realtà”. L’onorevole Giancarlo Giordano di Sel si è dichiarato “molto preoccupato che con questa operazione si disarticoli definitivamente l’unitarietà della scuola pubblica statale del Paese. I nostri territori sono troppo differenti e mostrano evidenti differenze sulla capacità di aiutare lo Stato”. E ha aggiunto: “Stiamo introducendo elementi distorsivi nel sistema scolastico”.

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