I sindacati: “Sciopero scrutini all’80%, ridiscutere la Buona Scuola”

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Si è conclusa l’agitazione dei docenti che hanno fatto slittare l’ultimo atto dell’anno scolastico. Parlano i segretari delle organizzazioni sindacali, e denunciano tentativi di boicottaggio da parte di alcuni presidi

di Salvo Intravaia  la Repubblica,  13.6.2015.  

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Il mondo della scuola fa il bis. Dopo la manifestazione dello scorso 5 maggio, lo sciopero degli scrutini ormai concluso in quasi tutte le regioni ha toccato percentuali bulgare. E adesso il governo dovrà fare i conti con un fronte sindacale ancora più forte: “Il numero degli scrutini rinviati a causa dello sciopero è in media pari all’80 per cento con molte scuole dove l’adesione è stata totale”, spiega Pantaleo Domenico, leader della Flc Cgil il quale precisa che è stato “garantito lo svolgimento delle operazioni connesse agli scrutini delle classi terminali”. E parla di “grande adesione alle motivazioni dello sciopero e grande responsabilità dimostrata dal personale della scuola”.

Lo sciopero, che si è svolto nei primi due giorni “utili” dopo la chiusura delle lezioni nelle diverse regioni, si avvia a conclusione: le ultime regioni hanno terminato le lezioni l’altro ieri. “L’adesione allo sciopero degli scrutini, in continuità e coerenza con la mobilitazione indetta ormai da settimane, conferma la forte partecipazione allo sciopero del 5 maggio e la pressante richiesta di modifica del provvedimento legislativo da parte di tutto il mondo della scuola”, aggiunge Francesco Scrima, a capo della Cisl scuola. “Ci amareggia profondamente  –  continua Rino Di Meglio, della Gilda degli insegnanti  –  il boicottaggio che molti dirigenti scolastici hanno messo in atto con varie e bizzarre iniziative, come lo spostamento degli scrutini alla domenica e lo slittamento in coda nella stessa giornata, fino al caso grave di un liceo di San Donà di Piave dove il preside ha denunciato gli insegnanti”.

“Si tratta  –  commenta Di Meglio  –  di comportamenti con cui si alimentano conflitti su una protesta legittima che, contrariamente a quanto si è voluto far credere, non penalizza in alcun modo studenti e famiglie”. Che il clima nelle scuole sia surriscaldato è infatti dimostrato dagli scrutini riconvocati “per vendetta” da alcuni presidi di sabato sera e di domenica. Ma non tutti hanno risposto in questa maniera allo sciopero: nella maggior parte dei casi, le operazioni di scrutinio proseguiranno lunedì e martedì pomeriggio, dopo le riunioni preliminari della maturità. Comportamento censurato anche da Massimo Di Menna, segretario generale della Uil scuola. “La quasi totalità delle classi ha visto rinviati gli scrutini, ma tutto si è svolto tutto nel rispetto delle norme di regolamentazione”.

“Purtroppo  –  continua Di Menna  –  non sono mancati dirigenti scolastici che hanno determinato situazioni di contrasto per i loro interventi assolutamente illegittimi. Un esempio, proprio di ieri, di uno scrutinio convocato alle 6.30 di mattina”. E mentre Piero Bernocchi dei Cobas paragona lo sciopero degli scrutini ad una “marea che sta travolgendo il governo”, Marco Paolo Nigi, dello Snals parla di “vera e propria rivolta di cui il governo non può non tenere conto”. Per Nigi “la scuola ha risposto in modo straordinario perché nel provvedimento non vede realizzato quello di cui ha veramente bisogno e cioè: stabilizzazione di tutto il personale; adeguamento degli stipendi, umilianti nel confronto europeo, restituzione della dignità, dell’autorevolezza e della considerazione sociale; risorse economiche adeguate per garantire un’offerta formativa di qualità”.

E dopo questo secondo successo, se il governo non farà consistenti passi indietro, i sindacati minacciano un autunno caldo alla ripresa delle lezioni. Intanto, il disegno di legge sulla Buona scuola  –  con i super presidi, un piano da 100mila assunzioni, l’alternanza scuola-lavoro estesa a tutti gli indirizzi scolastici, i finanziamenti a favore delle paritarie e una quantità industriale di deleghe per riformare completamente la scuola nazionale  –  è al Senato. E fra qualche giorno, dopo un intoppo in commissione Affari costituzionali, inizierà il voto degli emendamenti  –  in tutto, sono oltre 2mila e 200 quelli presentati dalle diverse forze politiche –  ritenuti ammissibili. Alcune modifiche ci saranno, lo ha confermato lo stesso premier Renzi la scorsa settimana a Genova alla Repubblica delle idee. Ma il premier non intende cedere sul piano da 100mila assunzioni: niente stralcio, o cammina assieme al resto della riforma o niente.

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