I timori dei precari della scuola sulla mobilità straordinaria

Tecnica_logo15

Lucio Ficara,   La Tecnica della scuola   4 Giugno 2015.   

assunzione-precari20

Il DDL scuola sta scontentando proprio tutti e sta creando molte contrapposizioni. I precari della scuola che non sono inseriti nelle GAE, ma che sono abilitati con i PAS e i TFA, e sono inseriti nella II fascia delle graduatorie d’Istituto, premono per entrare in ruolo insieme ai precari delle GAE, che invece rivendicano la  piena titolarità delle 100 mila assunzioni. Poi ci sono i vincitori del concorso ordinario 2012 e gli idonei dello stesso, che rivendicano il 50% delle 100 mila assunzioni. Ma come se non bastasse ci sono i precari delle GAE che temono gli effetti devastanti di una mobilità straordinaria dei docenti già di ruolo da meno di tre anni sul 100% dei posti in organico. In buona sostanza i precari della GAE temono che, se dovesse passare la norma sblocca triennio della mobilità, con sessione straoridnaria sul 100% dei posti, i loro sogni si andrebbero ad infrangere per un cambiamento delle regole in corso. Siamo alle solite!! Le regole si cambiano a partita avviata e qualcuno che quelle regole le ha rispettate ne paga le conseguenze. A tal proposito abbiamo voluto ascolatare dalla viva voce di questi precari, il loro fondato timore.

Francesca Saffioti
La mia esperienza mi sembra rappresentantiva del lungo e misconosciuto percorso che i docenti gae hanno dovuto affrontare. Mi sono laureata a 23 anni in filosofia e nello stesso anno ho vinto sia il dottorato di ricerca che la selezione sissis (posti banditi dal miur in base al fabbisogno) per la classe a037 (filosofia e storia) e per la classe a036 (filosofia e scienza dell’educazione). Ho optatato per il dottorato di ricerca, visto che era possibile “congelare” l’iscrizione alla sissis, perché ritenevo che fosse il momento in cui dovevo proseguire in un percorso di alta formazione. Dopo tre anni di studio intenso, ho conseguito il titolo di dottore di ricerca e subito ho ripreso il percorso per ottenere l’abilitazione all’insegnamento. Ho frequentato la sissis per ulteriori tre anni (due sono stati necessari per la prima abilitazione in filosofia e storia, un ulteriore anno integrativo per la seconda abilitazione in filosofia e scienza dell’educazione). Il percorso ha previsto frequenza quotidiana (ogni pomeriggio 4 ore di lezione nelle discipline della propria classe di concorso e nelle materie psicopedagogiche, oltre a centinaia di ore di tirocinio presso le istituzioni scolastiche). Sommando università, dottorato e abilitazioni, ho investito nella formazione accademica ben dieci anni di studio.
Appena abilitata, nel 2007, mi sono iscritta nelle gae della provincia di Reggio Calabria e ho scelto coscientemente di rimanerci nel tempo, nonostante avessi certamente più possibilità di ottenere l’immissione in ruolo in altre province del nord. Si trattava di essere coerenti con la scelta che avevo già compiuto in occasione degli studi universitari, quella di formarmi e poi restituire qualcosa alla mia terra, mentre per qualcuno la decisione di rimanere a Sud deve forse essere una colpa, un “lusso”, da scontare.
Anno dopo anno ho dovuto affrontare l’incertezza di ottenere o meno un contratto a tempo determinato (ne ho  accumulati sei che recano la scritta da settembre a giugno, più altri per coprire supplenze brevi). Anno dopo anno ho dovuto lasciare le scuole in cui ero stata, gli alunni, i colleghi, per ricominciare da capo da qualche altra parte. Anno dopo anno ho dovuto conseguire altri titoli (corsi di formazione, master e perfino una seconda laurea) per ottenere i punti necessari a permanere nella mia posizione in graduatoria. Nonostante tutto, l’appartenere alla graduatoria ad esaurimento sembrava offrire una speranza, contenendo nella sua dicitura l’impegno da parte dello Stato all’assunzione.
Eppure, ogni volta che sembrava avvicinarsi la stabilizzazione, lo Stato è venuto meno al suo impegno, pur continuando a pretendere che i docenti gae svolgessero la loro funzione . Prima i tagli del ministro Gelmini (80.000 posti in meno, per lo più occupati dai precari), poi il concorso Profumo (bandito anche per classi di concorso sature, con procedure discutibili, mettendo in concorrenza semplici laureati con pluriabilitati), adesso la riforma renzi-giannini che, pur lasciando intravedere una stabilizzazione per i docenti gae, pretende in cambio di modificarne lo status, imponendo, in cambio dell’assunzione, una mobilità su tutto il territorio nazionale e la discrezionalità del dirigente scolastico. Eppure le graduatorie ad esaurimento hanno carattere provinciale, ed è pertanto nella sede prescelta che il docente ha maturato il diritto all’assunzione.
In base al ddl, invece, ogni docente gae dovrà indicare, in ordine di successione, tutte le province italiane, e verrà assegnato ad una di queste in base ai posti disponibili. Una volta inserito in un ambito territoriale, il docente dovrà promuovere il proprio curriculum presso i dirigenti scolastici ed in caso non riesca a trovare una scuola disposta ad accoglierlo verrà assegnato d’ufficio, senza avere voce in capitolo. Ogni tre anni il dirigente scolastico dovrà confermare l’insegnante, diversamente questi dovrà ripetere tutta la trafila ed indicare in ordine di preferenza la provincia, ecc. Tutto questo mi sembra offensivo rispetto al percorso che io, come tanti altri, ho compiuto nel rispetto delle leggi dello Stato italiano.
Un ulteriore ingiustizia mi appare la discriminazione dei docenti neoassunti rispetto agli altri docenti di ruolo in occasione della preventivata mobilità straordinaria del 2016. Ho operato le mie scelte, quindi non mi sono trasferita in province del nord più favorevoli, nella consapevolezza che cambiando provincia di iscrizione nelle graduatorie ad esaurimento sarei stata costretta, in caso di assunzione in ruolo, a non produrre domanda di trasferimento prima dei tre anni, e in ogni caso a poter concorrere solo per il 50% dei posti disponibili. Nuovamente lo Stato non rispetta i patti, abolendo qualsiasi vincolo per i docenti entrati in ruolo da meno di tre anni e consentendo il trasferimento per il 100% dei posti disponibili. Il ddl penalizza i precari storici, che sono rimasti nella loro provincia contando sul 50% dei posti disponibili, mentre favorisce chi, con meno punti, dunque con meno titoli e anni di insegnamento, è emigrato volontariamente al nord, ha preso il ruolo e può adesso chiedere immediato trasferimento.
Di fronte ad ingiustizie perpetrate nel tempo, non riusciamo più a confidare in chi ci dovrebbe tutelare. Nessun emendamento è stato presentato a tutela dello status dei precari delle gae, una volta immessi in ruolo, a partire dal carattere vessatorio della mobilità straordinaria, anzi non facciamo che assistere a dichiarazioni da parte di rappresentanti dei partiti e dei sindacati che  mettono in forse la legittimità delle assunzioni gae rispetto ad altre categorie di docenti (nessuno sembra sapere che la cosiddetta seconda fascia racchiude docenti abilitati nel 2012 e nel 2013, con percorsi semestrali, la terza fascia racchiude docente non abilitati, mentre i docenti gae sono abilitati da almeno dieci anni, inoltre, come ho detto, la sissis ha previsto due anni di corso). La nostra dignità vale di più di qualsiasi promessa assunzionale.

Francesca Iacono
Io insegno dal 1984 sempre nella scuola pubblica e ho due concorsi vinti nel 1989 e nel ’90….ma per il “giochetto ” dell’organico di diritto e di fatto non sono mai passata di ruolo! Sono in attesa della sentenza a Luglio ( giudice del lavoro Asti ) contro il MIUR ma mi riconosceranno solo il danno e gli scatti e non il diritto al ruolo ( hanno patteggiato con l sindacato questa soluzione ) Ultima mia speranza…la Corte Costituzionale il 23 giugno…).

Francesco Cilona
Salve sono docente di sostegno di scuola primaria, precario da 15 anni, inserito nelle GAE di Agrigento ottima posizione, idoneo al concorso, che ha conseguito diploma, laurea, abilitazione, specializzazione sul sostegno, master, corsi di perfezionamento e nonostante sono io sia rimasto nella mia regione, non ho lavorato sotto casa come tutti dicono. Per 14 anni ho viaggiato giornalmente con treno ed auto, da Agrigento a Palermo percorrendo 240 km al giorno. Sono rimasto nella mia regione con la consapevolezza che prima o poi il mio momento sarebbe arrivato, anche perchè ogni anno riuscivo a prendere l’incarico annuale, per poi venire licenziato il 30 giugno. Quando finalmente dopo 14 anni mi sono spostato nella mia provincia di residenza, sia perchè con il mio punteggio sarei stato tra i primi, ma soprattutto perchè avevo comprato casa e mi ero sposato, il Premier Renzi ha ben pensato che fosse arrivato il momento in cui io avrei dovuto lasciare tutto e andare via per sempre, per lasciare il mio posto ad un collega che era andato al nord, in pratica gli ho tenuto il posto in caldo.

Valentina Grimaldi Noi precari gae dobbiamo già accettare un’assunzione vergognosa che ci precarizza a vita !il sogno di mettere radici e svegliarsi sapendo dove e con chi si lavora é negato a noi perché ogni tre anni saremo lì ,da un preside ad implorare che non ci sposti ancora nell’albo ,ad aspettare con i dubbi , le paure , le ansie e le notti insonni come quando eravamo precari ! Non siamo bestie ., non basta la certezza di essere di ruolo ma nella vita è importante sapere dove vivrai e come raggiungerai il luogo di lavoro ! Da tre anni pago chi mi porti a lavoro perché ho problemi alla schiena ! Quando si vive tanto lontano dal lavoro lo stipendio non è sufficiente ! Dopo anni di lavoro in luoghi anche difficili , con un punteggio alto , non posso accettare di finire scavalcata da un raccomandato in un albo che azzera ogni mio sacrificio La valutazione è l’ ultimo dei nostri problemi.
Per la mobilità dico: Io ho un punteggio alto , Entro ora di ruolo e nel2016 tutti quelli che non erano certi di entrare nella loro provincia e sono andati al nord , possono tornare scegliendo TUtTI i posti ,anche quelli occupati da noi neoassunti.
Magari erano docenti con punteggi inferiori al mio! È giusto lasciare me senza sede ? Torneranno in tanti dal nord al sud ! Quali posti resteranno ai neoassunti ? Dobbiamo essere puniti perché non abbiamo fatto i furbetti?
a legge stabiliva che ci fosse una percentuale del 50/ per i trasferimenti e questo per salvaguardare i posti per gli assunti ! In base a quella noi e quelli che sono andati fuori ,anbiamo scelto ed ora non si può cambiare ! Dovevano dirlo prima dell aggiornamento delle gae nel 2014 così anche noi avremmo fatto scelte diverse ! sCELTE non DEPORTAZIONE !dopo abilitazione con valore con concorsuale 10 anni di insegnamento nella scuola statale! Master e quanto altro Ho diritto eccome a d avere lo stessi trattamento di chi è di ruolo dal 2014.
E.L.P.
Mi sono abilitata nel 2007 sissis cdc a037 e ad02, ho iniziato con supplenze al nord nel 2005. Con i tagli Gelmini ho dovuto ripiegare nelle paritarie (proprio x non andare al nord): sveglia alle 5, scuola a 100 km da casa, stipendio zero, anzi- 150 euro di pullman al mese, tutti i giorni lezione regolarmente gratis (pomeriggio lezioni private fino a sera x vivere) fino al 2013. Dal 2014 IncaRico annuale a polistena, (io sono di Messina) , Quindi sempre pendolare. Dopo tutti questi sacrifici x non andare al nord dove avrei già preso il ruolo anni fa, scegliendo di restare precaria e arrivare a stento a fine mese mi costringono a lasciare tutto (famiglia, mutuo, compagno che ha un lavoro a Messina, genitori over 70) x avere il ruolo al nord x lasciare il mio sudato e guadagnato posto a Chi ha Scelto volontariamente di prendere il ruolo invece di restare precario qui. Lasciatemi precaria ma nella mia Terra.
Mimmo Aprile (non contrario al ddl, ma decisamente contrario alla mobilità straordinaria)
Insegno Informatica (A042) da 14 anni, con un intermezzo di tre anni per un PhD (Dottorato di Ricerca) internazionale. Dopo 2 anni a Brescia, sono rientrato in Puglia (Bari) per il Dottorato di Ricerca. Dal 2007 sono nelle GaE di Lecce (prima) e Brindisi (adesso, dove sono secondo), con incarico al 31 agosto su posto vacante. L’ipotesi di mobilità territoriale su tutti i posti in organico è un assurdo normativo perché: 1. consentirebbe a chi ha (liberamente) scelto di andar via di ritornare, mentre chi ha scelto di restare sarebbe letterallmente deportato 2. chi ha scelto di andar via lo ha fatto avendo spesso punteggi inferiori a chi è rimasto. Ora, con questa norma, chi ha meno servizio (requisito, ricordiamolo, in vigore all’atto del loro inserimento nei ruoli) avrà più diritti di chi ha decenni di servizio 3. l’autonomia delle scuole sarebbe fortemente lesa poiché non avrebbero la possibilità di confermare un docente dopo averlo scelto ed avuto in prova nell’anno scolastico prossimo venturo.

GILDA VENEZIA - Associazione Professionale GILDA degli INSEGNANTI - Federazione Gilda Unams

webmaster: Fabio Barina



Sito realizzato da Venetian Navigator 2 srl