I vicari spariti

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di Stefano Stefanel,  Pavone Risorse  12.10.2016

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–      Il comma 5 dell’articolo 25 del d.lgs 165 del 30 marzo 2001 dice testualmente: “Nello svolgimento delle proprie funzioni organizzative e amministrative il dirigente può avvalersi di docenti da lui individuati, ai quali possono essere delegati specifici compiti”. I sindacati per fermare le enormi potenzialità di questo comma (che di fatto dava la possibilità al dirigente scolastico di nominare quanti docenti voleva per tutte le necessità della scuola) sono corsi subito ai ripari codificando l’attuale art.34 del CCNL del 29 novembre 2007 : “ART. 34 – ATTIVITA’ DI COLLABORAZIONE CON IL DIRIGENTE SCOLASTICO. Ai sensi dell’art. 25, comma 5, del d.lgs. n.165/2001, in attesa che i connessi aspetti retributivi siano opportunamente regolamentati attraverso gli idonei strumenti normativi, il dirigente scolastico può avvalersi, nello svolgimento delle proprie funzioni organizzative ed amministrative, di docenti da lui individuati ai quali possono essere delegati specifici compiti. Tali collaborazioni sono riferibili a due unità di personale docente retribuibili, in sede di contrattazione d’istituto, con i finanziamenti a carico del fondo per le attività aggiuntive previste per le collaborazioni col dirigente scolastico di cui all’art. 88, comma 2, lettera e).” In sintonia con il Contratto il Miur disponeva poi esoneri o semiesoneri in rapporto alla grandezza della scuola. Quindi in teoria il dirigente scolastico poteva nominare quante personale voleva, ma poi ne poteva pagare solo due: il vicario e il secondo collaboratore o come altro sono stati chiamati (vicepreside, primo collaboratore, ecc.).

            Con l’avvento dell’autonomia e della dirigenza scolastica la figura del vicepreside o vicario scompare, così come scompare la procedura che voleva il vicepreside come soggetto eletto dal collegio docenti che il preside doveva accettare. Il decreto Brunetta (d.lgs 150/2009) ha poi precisato che i Contratti non possono più derogare le leggi a meno che queste non lo prevedano (anche se nessuno lo ha preso sul serio). Infine la legge 107 del 13 luglio 2015 ha messo fine ad una questione che era da tempo finita attraverso una definizione molto chiara attraverso il comma 83 dell’art. 1: Il dirigente scolastico può individuare nell’ambito dell’organico dell’autonomia fino al 10 per cento di docenti che lo coadiuvano in attività di supporto organizzativo e didattico dell’istituzione scolastica. Dall’attuazione delle disposizioni del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.”

         Nella realtà da oltre 15 anni assistiamo ad un legislatore che va in una direzione e ai dirigenti scolastici delle autonomie funzionali dello stato che invece vanno dall’altro. Qualcuno da tempo sostiene la necessità di una vice dirigenza (che spero venga eventualmente attuata quando sarò in pensione) che farebbe convivere soggetti con poteri nati dalla legge in cui quello sovra ordinato (il dirigente scolastico) non ha scelto il subordinato (il vice dirigente): una piccola catastrofe produttrice di conflitti.

LA PIRAMIDE

         L’idea di una scuola piramidale piace al di là di quanto lo si voglia ammettere. Se noi prendiamo la vecchia concezione di scuola e la trasformiamo nella nuova scuola sempre dell’ambito di una idea piramidale di governance si vedrà che le differenze sono molto poche, anzi quasi inesistenti. Allora perché introdurre l’autonomia scolastica e la dirigenza se tutto deve continuare ad andare avanti come prima?


         Personalmente ritengo che oggi se si vuol far funzionare la scuola dell’autonomia con lo schema piramidale ci si troverà davanti a moltissimi problemi e si cercherà di imputarli al Miur, agli Usr, ai docenti, agli ata, agli enti locali, insomma al tutto il mondo e non alla massima produttrice di problemi gestionali e organizzativi, cioè alla piramide stessa.

         Nessun sistema di governo che deve agire su diversi fronti viene gestito attraverso un meccanismo piramidale: nelle aziende l’Amministratore delegato non ha mai un “vice amministratore delegato” (con cui litigherebbe subito), ma ha invece molti collaboratori di settore. Nelle grandi organizzazioni scolastiche dell’area Ocse le figure si adeguano al sistema e non avviene mai che il sistema si adegui alle sue figure. Questo il motivo per cui sono spariti i vicari e i vicepresidi, ma solo dalle norme, mentre nei fatti sono sempre lì.

COME RAGIONA UN VICARIO

         Per molti anni (prima dell’autonomia) ho fatto il vicepreside e per due anni (dopo l’autonomia) ho fatto il vicario. Poi sono diventato dirigente scolastico. Il vicario o vicepreside per sua natura è un soggetto che si occupa della “sua” scuola e affina dinamiche tutte interne di gestione e controllo. Mentre il dirigente scolastico porta la scuola nel territorio il vicario si occupa di supplenze, punizione di studenti, problemi di orario, permessi, ecc. Questa idea è un’idea di scuola in cui gli adempimenti sono estranei al contesto perché la struttura e gli equilibri interni sono più importanti di qualsiasi possibilità esterna.

         I vicari poi amano le scuole che non funzionano e i casi dirigenziali ingarbugliati, perché con la loro esperienza e con il loro equilibrio mettono pezze salvifiche sul lavoro (sbagliato) dei loro capi. Ubbidienti al dirigente scolastico i vicari per loro natura gestiscono una scuola tutta interna, insensibile all’esterno e che comunque subordina il proprio funzionamento a qualsiasi potenziale sviluppo di sistema. E’ sbagliato tutto questo? Forse no, ma la sostanza non cambia: il mondo della scuola è così modificato che non può più permettersi una gestione interna fine a se stessa e insensibile a ciò che proviene da fuori.

         L’autonomia scolastico ha reso obsoleto questo sistema di gestione, perché ha imposto una gestione dell’autonomia dentro l’area vasta dei rapporti con soggetti omogenei e disomogenei. Fondi PON, organico dell’autonomia, RAV e PDM, Piano Nazionale Scuola Digitale, organici di sostegno, gestione delle supplenze, rapporti con i Dsga e personale ata, ecc. : questi sono solo alcuni dei fronti a cui deve fare riferimento l’autonomia scolastica. Come è possibile farlo con un vicario che non è dotato di poteri, che non può avere deleghe reali perché non detiene la funzione dirigenziale? A me pare molto evidente che questo non potrà che comportare un aumento dei problemi, perché ci si potrà trovare davanti a una gestione quotidiana e ordinaria che va da una parte e un indirizzo generale della scuola che va dall’altra. E quando la micro organizzazione non segue la macorganizzazione chi soffre è tutta l’organizzazione: gestisco centinaia di migliaia di euro per i fondi Pon però non riesco a comprare la carta per un micro progettino di plesso.

         Se il vicario ragiona per linee interne, mentre l’autonomia scolastica ragiona sempre e solo per linee esterne e territoriali allora non sembra essere comprensibile come si può pretendere che la piramide della scuola degli adempimenti possa condizionare la scuola dell’autonomia.

         Non sottovaluterei inoltre il problema economico: soprattutto nel primo ciclo dell’istruzione i vicari sono pagati poco o niente in rapporto a quello che fanno e l’esonero molto spesso è solo parziale e comunque non retribuisce tutto l’impegno. La questione che pongo è: perché ci sono docenti disponibili a lavorare molto per poco? Da dove gli viene la motivazione a fare questo? Qui vedo insinuarsi un altro grave problema: disponibilità ed ambizione dentro un sistema piramidale può portare la scuola ad avvitarsi sulla sua gestione e organizzazione interna. L’eccesso di rigidità può creare problemi molto complessi e molto faticosi da dipanare: sbagliato è pensare che nascano dall’esterno, mentre sono solo frutti di una organizzazione interna senza equilibrio. Se la diagnosi è sbagliata difficilmente la soluzione sarà giusta.

         Se un lavoratore al giorno d’oggi è disponibile a lavorare gratis o per poco io mi chiedo perché lo faccia visto che i fondi a disposizione delle scuole tendono sempre ad aumentare, ma non per retribuire funzioni amministrative e gestionali che vengono di fatto delegate al vicario. L’idea che ci sia un docente che si occupa di gestione amministrativa e contabilizza ore, orari, progetti, impegni ecc va spesso in collisione con l’apparato amministrativo che non vede bene questa figura che non ha i poteri dirigenziali, ma spesso vuole esercitarli senza una reale e possibile delega in tal senso. Per non parlare poi della delega alla firma: perché un soggetto senza poteri e senza assicurazione (spesso) firma documenti che possono portare anche a danni patrimoniali, contenziosi, condanne, ecc.? Personalmente ritengo che i dirigenti scolastici dovrebbero dare solo autorizzazioni a firmare “per”, rispondendo in prima persona come dirigenti di quelle firme. Mentre invece viene delegata la firma a docenti che non hanno alcuna titolarità e competenza giuridica per firmare in proprio. Anche in questo caso mi chiedo chi li spinga ad accettare tutto questo e perché?

         Mi do anche la risposta: la piramide gratifica in sé, più dei soldi.

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