Il 2017, un anno di scuola dalla A alla Z

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Tuttoscuola, 31.12.2017

– Cari lettori,
Speriamo di fare cosa gradita inviando, come consuetudine da ormai tre lustri, il riepilogo dei principali avvenimenti che hanno riguardato la scuola italiana nell’ultimo anno.
Con l’occasione porgiamo a tutti i migliori auguri per un buon 2018!

(L’originale, dal 2002)

Fatti, avvenimenti e persone – Consuntivo del 2017
A cura di TUTTOSCUOLA

A

Alternanza Scuola Lavoro
(Dicembre). Gli Stati generali sull’Alternanza Scuola Lavoro (ASL), convocati il 16 dicembre nella sede del Miur, sono stati l’occasione per fare uno stato di avanzamento dell’ASL sotto diversi aspetti: istituzionale, organizzativo, sindacale e dei rapporti con le organizzazioni studentesche. Queste ultime, anche quelle più critiche verso l’ASL come la Rete degli studenti, sono state coinvolte da Fedeli nella fase conclusiva della messa a punto della ‘Carta dei diritti delle studentesse e degli studenti’, che è stata varata insieme alla Piattaforma online per l’Alternanza (www.alternanza.miur.gov.it) e a numerose altre misure a sostegno dell’ASL, come riferito in diretta da Tuttoscuola (https://www.tuttoscuola.com/stati-generali-dellalternanza-scuola-lavoro-dalla-piattaforma-alla-task-force-nazionale-tutte-le-novita/).
Il bilancio degli Stati generali è apparso nel complesso positivo soprattutto perché ha fatto emergere una significativa convergenza di valutazioni, aspettative e propositi tra i principali attori coinvolti nella realizzazione di una operazione destinata a modificare profondamente il rapporto tra la scuola e il mondo del lavoro.
Sull’ASL il Governo Gentiloni, che pure si è differenziato da quello del suo predecessore Renzi giusto per l’esclusione della ministra della PI, Stefania Giannini, non ha fatto passi indietro. Anzi, la nuova ministra Valeria Fedeli, che il mondo del lavoro l’aveva ben conosciuto come sindacalista, si è particolarmente impegnata su questo tema.
Se la scuola prepara alla vita, deve preparare anche al lavoro.

B

Bando concorso DS in ritardo
(Luglio) Il concorso per l’assunzione di nuovi dirigenti scolastici era atteso per dicembre 2016, ma, a seguito di una richiesta di integrazione da parte della Funzione Pubblica, è stato necessario definire meglio le procedure del corso di formazione.
La procedura consultiva è ricominciata da capo, ritardando la pubblicazione del bando, dato più volte come imminente da parte del Miur.
Soltanto a fine novembre, finalmente, il bando è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ma ormai la speranza di concludere l’iter concorsuale entro il settembre 2018 era purtroppo sfumata, lasciando orfane di DS titolare  migliaia di istituzioni scolastiche.
Ancora una volta le procedure hanno vinto sulla funzionalità del servizio scolastico e sull’urgenza di regolarizzare le situazioni critiche dei suoi assetti organizzativi.
La forza della procedura indebolisce la scuola

Banca dati per la preselezione
(Novembre). Il bando del concorso DS per l’assunzione di 2.425 nuovi dirigenti scolastici prevede una prova di preselezione per ridurre il numero degli ammessi ad un massimo di 8.700 candidati. Sono state ricevute 35 mila domande.
È prevista una banca dati contenente 4 mila quesiti da cui verranno estratti i 100 quesiti per la prova, prevedendo 1 punto per ogni risposta esatta, 0 punti per ogni non risposta e meno 0,30 per ogni risposta errata.
La predisposizione della banca dati, relativa alle nove tematiche del programma di concorso, sembra più difficile e complessa di quanto previsto, tanto che il bando si è preso un congruo tempo prima di procedere alla sua pubblicazione.
Soltanto il 27 febbraio, a due mesi di distanza dal termine di presentazione delle domande per il concorso, si conoscerà la data della prova di preselezione e non è detto che in quella data si proceda anche alla pubblicazione della banca dati dei quesiti.
Poiché dovranno trascorrere almeno 20 giorni dalla sua pubblicazione al giorno della prova, la preselezione ce la troveremo nell’uovo di Pasqua, se va bene.
Adelante, Pedro, con juicio. 

C

Cyberbullismo
(Novembre). In attuazione della legge n. 71/2017 recante “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”, il MIUR adotta le Linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo.
Il documento ha lo scopo di dare continuità alle Linee Guida già emanate nell’aprile del 2015, apportando le integrazioni e le modifiche necessarie in linea con i recenti interventi normativi. Le Linee Guida saranno uno strumento flessibile e aggiornabile per rispondere alle nuove sfide educative e pedagogiche legate alla costante e veloce evoluzione delle nuove tecnologie.
Al MIUR spetta il coordinamento delle diverse azioni di prevenzione e contrasto del bullismo e del cyberbullismo nelle scuole, in sinergia con gli Enti e le Istituzioni previsti dalla legge n.71/2017. Il portale di riferimento del MIUR per le azioni di prevenzione e contrasto del bullismo e del cyberbullismo: http://www.generazioniconnesse.it/.
Sul portale vengono pubblicati anche i materiali di supporto per le docenti e i docenti referenti per il contrasto del bullismo e del cyberbullismo individuati presso le singole istituzioni scolastiche.
Scuola in prima linea per contrastare un fenomeno pericolosissimo.

Calcolatrice grafica
(Giugno). Con grande gioia dei maturandi scientifici, la maturità 2017 ha visto il via libera alla calcolatrice grafica.
A chiarire finalmente la questione della sua ammissione alla seconda prova dei licei scientifici è l’Ordinanza Ministeriale n. 257, art. 18 comma 8.
Ammesse dunque le calcolatrici grafiche, a condizione che non dispongano anche del CAS, un software in grado di effettuare operazioni di calcolo particolarmente complesse.
La ragione è semplice: la prova potrebbe essere costituita da quesiti che hanno per oggetto proprio operazioni di quel livello di complessità, che lo studente deve mostrare di saper affrontare autonomamente.
In compenso, si può ora usare la calcolatrice per tutte le operazioni preliminari, evitando così di fare errori banali di calcolo per concentrarsi invece sulla soluzione degli aspetti concettuali della prova.
Ragionare è meglio che conteggiare.

Chiusura di scuole paritarie
(Settembre). Continua inarrestabile la crisi delle scuole paritarie costrette a chiudere.
I dati ufficiali del Portale Unico del Miur, aggiornati al 2017-18 relativamente alle scuole sono eloquenti: rispetto al 2015-16 il numero delle scuole paritarie è diminuito di 415 unità, per un decremento complessivo del 3,2%, mentre nello stesso periodo le scuole statali sono aumentate di 92 unità.
Mediamente, negli ultimi tempi, ogni anno chiudono i battenti più di 200 scuole paritarie.
Si tratta di una flessione in aumento che viene da lontano, da quando la crisi economica ha cominciato a pesare anche sulle rette scolastiche delle famiglie, dirottandone molte verso la scuola statale.
Negli ultimi anni alla crisi economica si è aggiunta anche la crisi demografica con un significativo calo delle nascite che ha già interessato i primi segmenti del sistema scolastico (scuola dell’infanzia e classi iniziali della primaria), con effetti negativi più marcati sulla paritaria che sulla statale.
In termini assoluti il maggior numero di chiusure di scuole riguarda la Sicilia con 104 strutture che hanno chiuso i battenti, seguita dalla Campania con 70 chiusure.
Lombardia e Piemonte ciascuna con 42 chiusure, la Toscana 32, la Puglia 28 e la Calabria 22.
L’unica eccezione viene dal Lazio che registra un incremento del numero delle scuole (11 scuole in più), trainato soprattutto dagli istituti di secondaria di 2° grado.
È il settore dell’infanzia, come ormai capita da tempo, a registrare nel biennio considerato il maggior numero di scuole chiuse. Erano infatti 9.485 nel 2015-16, sono scese a 9.193 quest’anno: il decremento è stato di 292 scuole chiuse (di cui quasi due terzi nelle regioni meridionali).
Casse e culle vuote inguaiano le paritarie.

Chiamata diretta
(Settembre). La chiamata diretta dei docenti da parte dei Dirigenti scolastici, che secondo la Buona Scuola avrebbe dovuto garantire alle scuole italiane gli insegnanti con le competenze più adatte alle esigenze dei PTOF, sarebbe stata snobbata dalla maggior parte dei dirigenti scolastici.
È ciò che risulta da una rilevazione condotta dalla Gilda degli Insegnanti attraverso le sue sedi provinciali.
Si evidenzia una situazione a macchia di leopardo, con i presidi del Nord relativamente più disponibili ad effettuare la chiamata diretta (mediamente il 50%, con una punta del 72% nella provincia di Bergamo) e le regioni del Centro e del Sud dove invece i presidi hanno preferito che ad assegnare i professori ai loro istituti fossero gli uffici scolastici territoriali.
Al Centro la media è del 28%, solo a Firenze la percentuale sale al 60%. Invece a Pisa e Lucca nessun istituto ha fatto ricorso alla novità introdotta dalla legge 107/2015, mentre a Ferrara e Piacenza la chiamata diretta sarebbe stata impiegata rispettivamente nel 100% e nel 90% delle scuole.
Al Sud nella provincia di Catanzaro solo 5 istituti su 69 hanno reclutato gli insegnanti attraverso la chiamata diretta (7%); il 10% a Bari, Caserta e Napoli; il 15% a Reggio Calabria; il 30% a Palermo e Siracusa. Media: 12%. Ma a Nuoro, come a Pisa e Lucca, la percentuale scende a zero.
Quanto avranno inciso altri fattori, come l’ostilità dei sindacati e la “presa lenta” del Miur?

Computer based
(Aprile). Dopo l’esperienza complessivamente riuscita (se pur con notevoli difficoltà organizzative) delle prove selettive del concorso docenti dove per le prove scritte è stato utilizzato il metodo del computer based con impiego di computer per ciascun candidato, le nuove norme valutative (d. lgs 62/2017) hanno previsto analogamente in computer based le prove Invalsi per l’ammissione degli alunni di terza all’esame di licenza.
Anche per le prove preselettive e scritte del concorso per il reclutamento dei dirigenti scolastici il bando ha previsto l’impiego di computer in una postazione individuale per ciascun candidato.
In molti casi, però, manca la materia prima, i computer. Spesso quelli che ci sono non sono sempre adeguati a questo nuovo utilizzo. Occorrerà far ricorso ad aiuti esterni come è già successo per il concorso docenti, quando sono stati utilizzati laboratori e aule informatiche delle università e degli istituti superiori.
L’aiuto esterno potrà valere per i candidati del concorso DS, ma per gli alunni della secondaria di I grado che opereranno nella propria scuola potrebbe esserci qualche difficoltà di troppo.
La scuola tutta digitale… ha da venire.

Costo standard
(Novembre). Intervenendo al Festival della Dottrina Sociale della Chiesa al Cattolica Center di Verona, Valeria Fedeli si confronta con il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, nella sessione dedicata alla scuola paritaria, pronunciando le seguenti parole: “Credo sia giunto il momento dopo 17 anni di cominciare a fare sul serio sul pluralismo educativo e sull’offerta formativa per il diritto allo studio, anche per le scuole paritarie cattoliche. Ci tengo ad annunciare di aver firmato la costituzione del Gruppo di lavoro per la definizione del costo standard di sostenibilità per gli studenti, uno dei punti che ritengo fondamentali per iniziare un percorso insieme”.
Le parole della Ministra vengono apprezzate in particolare da suor Anna Monia Alfieri, presidente della Fidae Lombardia, che parla di “passaggio storico” e di “punto di non ritorno” per l’apertura della Ministra alla proposta del ‘costo standard di sostenibilità’, per la cui introduzione Alfieri si è battuta conducendo una intensa attività pubblicistica.
A presiedere il Gruppo di lavoro, secondo informazioni valorizzate soprattutto da fonti di stampa cattoliche, dovrebbe essere l’ex ministro Luigi Berlinguer, autore della legge n. 62/2000 che ha riconosciuto la natura ‘pubblica’ dell’attività svolta dalle scuole non statali paritarie.
Il Gruppo di lavoro dovrà affrontare non pochi problemi, a partire da quelli tecnici relativi al calcolo del costo standard, e difficilmente potrà avanzare una proposta concreta in tempi brevi. In ogni caso dovrà operare cercando di conciliare il principio della libertà di scelta dei genitori con il rispetto di quanto prescritto dall’art. 3 comma 2 della Costituzione che, come Fedeli sottolinea, “impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.
Libertà ed equità, insomma, devono andare di pari passo, e devono valere per tutto il sistema pubblico.
Non facile, ma vale la pena provarci con tutte le forze.

Continuità didattica
(Gennaio). I dossier di Tuttoscuola sul caos delle cattedre e sullo Tsunami che colpisce gli alunni disabili scuotono la scuola e l’opinione pubblica.
In linea di principio tutti si dichiarano favorevoli a difendere la continuità didattica, ma, quando si passa ai fatti, tutto resta come prima.
Anche nella predisposizione del decreto legislativo sull’inclusione, in base alla previsione della delega della Buona Scuola, era prevista la continuità didattica a favore degli alunni con disabilità, mediante la conferma sulla classe e per vari anni del docente di sostegno, ma non se ne è fatto nulla.
Permane, comunque, per i docenti di sostegno l’obbligo di restare in tale settore per un quinquennio, ma con il diritto di muoversi da una sede all’altra, in barba alla continuità didattica per l’alunno disabile.
La difesa degli interessi dei docenti viene prima della garanzia dei diritti degli alunni (anche se con disabilità).

D

Dati Miur (portale)
(Marzo). Il Miur inaugura il portale dati del sistema d’istruzione, colmando un’attesa che veniva dal primo lancio della Buona Scuola, quando nell’autunno del 2014 si era parlato di hackathon.
Era stato scritto “lanceremo in autunno il primo hackathon sui dati del Ministero. Dobbiamo aumentare la comprensione e l’utilizzo dei nostri dati, perché non esiste trasparenza fine a se stessa, e non si realizzano efficienze senza coinvolgere in maniera credibile studenti e mondo della scuola, esperti, cittadini, imprese, giornalisti. Per l’hackathon, a partire dal rilascio di dati del Ministero, in 24 ore si lavorerà – e i nostri ragazzi saranno protagonisti – alla creazione di applicazioni: una app, un nuovo servizio ai cittadini, una visualizzazione interattiva”.
Il nuovo portale per il momento non ha realizzato tutti gli obiettivi attesi, ma ha comunque segnato un primo passo per la trasparenza e l’accesso.
Hacka…che? Se è un primo passo verso gli open data, accontentiamoci.

Deleghe della Legge 107
(Aprile). La legge 107/2015, Buona Scuola, aveva rinviato diverse innovazioni e riforme a norme delegate da varare dopo un anno mezzo, un tempo teoricamente abbastanza ampio per definire i decreti legislativi di attuazione.
Invece, tra crisi di Governo, ritardi vari ed effetti del referendum, la ministra Fedeli, al suo arrivo al palazzo della Minerva, ha trovato bozze da completare, nodi da sciogliere e criticità da superare.
Sembrava tutto compromesso, riforme da rinviare a tempi migliori e Buona Scuola rimasta in parte in mezzo al guado. La Fedeli non si è arresa ed è riuscita a portare otto schemi di decreto (dei nove previsti) alla approvazione in prima lettura da parte del Consiglio dei Ministri, avviando la procedura consultiva in Parlamento e in Conferenza Unificata.
Quegli schemi di decreto aperti a possibili integrazioni hanno consentito di portare in porto ad aprile un risultato complessivo che fino a pochi mesi prima sembrava irraggiungibile.
Per completare l’opera ci vorranno ancora decine di provvedimenti amministrativi applicativi (decreti, circolari, note), ma il risultato, anche sul piano politico c’è stato.
Determinazione, apertura e ascolto, virtù che pagano.

Dispersione scolastica (cabina di regia)
(Maggio). La ministra Fedeli al Miur apre i lavori della cabina di regia sulla dispersione scolastica dichiarando: “Combattere la povertà educativa è la base per combattere le altre povertà: da lì partono le disuguaglianze, così come le opportunità”.
La cabina è composta da rappresentanti del Ministero, dell’Associazione dei Comuni Italiani (Anci), dell’Unione delle Province (Upi), delle Regioni, del Ministero del Lavoro e da tre esperti individuati dalla Ministra che sono Marco Rossi Doria (che coordina la cabina in assenza della Ministra), Anna Serafini ed Enrico Giovannini.
Primo impegno è quello di produrre un documento operativo che consenta di avviare interventi sistemici e di lungo termine, una metodologia d’azione condivisa e partecipata con un forte coinvolgimento dal basso che metta al centro gli studenti, i docenti e le famiglie.
L’indicatore utilizzato a livello europeo per la quantificazione del fenomeno è quello degli early leaving from education and training (ELET) con cui si prende a riferimento la quota dei giovani tra i 18 e i 24 anni d’età con al più il titolo di scuola secondaria di I grado, o una qualifica di durata non superiore ai 2 anni, e non più in formazione. È stato ricordato che la strategia di miglioramento Europa2020 prevede che l’Italia porti la quota degli abbandoni precoci al 10%.
Nel 2006 questa quota per l’Italia era pari al 20,8%, nel 2015 al 14,7%.
Si attendono soluzioni per il male oscuro della scuola italiana.

E

EAG
(Settembre). Il 12 settembre viene resa nota, con una serie di presentazioni svoltesi in contemporanea nelle principali città del mondo, l’edizione 2017 di Education at a Glance (EAG), il rapporto sullo stato dell’educazione nei 34 Paesi dell’area Ocse, oltre che in una trentina di altri Paesi interessati all’indagine, predisposto annualmente dall’organizzazione parigina.
In Italia la presentazione si è svolta a Roma ed è stata curata dalla Associazione Treellle, presieduta da Attilio Oliva, in collaborazione con l’università LUISS che ha ospitato l’iniziativa.
Il dato più appariscente del nuovo rapporto, illustrato da Francesco Avvisati e Giovanni Semeraro, gli esperti italiani dell’Ocse che hanno redatto la scheda nazionale italiana, è quello che riguarda la spesa pubblica per l’istruzione (università compresa), scesa precipitosamente rispetto al 2008 e ammontante nel 2014 al 7,1% della spesa globale delle Amministrazioni pubbliche.
Dal 2014, come ha rilevato la Ministra Valeria Fedeli, la situazione è sensibilmente cambiata perché il sistema educativo è stato rifinanziato per oltre tre miliardi, ma lo si si potrà verificare nei prossimi anni. Questa inversione di tendenza si rifletterà anche sul dato che riguarda la percentuale della spesa per l’istruzione sul PIL, che nel 2014 vedeva l’Italia ferma al 4,1%, contro il 5,2% della media Ocse.
Comunque la spesa per la scuola si avvicina alla media Ocse, mentre quella per l’università resta molto al di sotto, come avviene da decenni.
Il rapporto segnala, infine, l’eccesso di laureati in materie umanistiche (30% nel 2016, contro la media europea del 19%), cui corrisponde una carenza di laureati nell’area delle competenze ‘Stem’ (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), che penalizza in particolare le donne.
“Se pensate che l’istruzione sia costosa, provate con l’ignoranza” (Derek Bok).

Esame di Licenza media
(Aprile). Uno degli otto decreti legislativi varati in base alla delega disposta dalla legge 107/2015 riguarda la valutazione degli alunni con interventi riformatori generali che operano anche sugli esami di Stato.
Il nuovo esame di licenza, al termine del I ciclo, entrerà in vigore già da quest’anno scolastico. Diverse le novità approfondite nella guida di Tuttoscuola.
All’interno dell’esame non vi saranno più le prove Invalsi per italiano e matematica che, estese anche alla lingua straniera, si svolgeranno nel mese di aprile in modalità computer based.
Le risultanze delle prove non incideranno sul voto d’esame, ma la partecipazione al loro svolgimento sarà condizione necessaria per l’ammissione all’esame.
Gli alunni potranno essere ammessi all’esame (e alle classi intermedie) anche se non avranno voti sufficienti in ogni materia (decisione motivata del consiglio di classe).
La valutazione del comportamento espressa con giudizio anziché con voto, non sarà determinante per l’ammissione all’esame.
Il voto di ammissione all’esame avrà un peso preponderante sulla media del voto finale.
La scuola sembra avere accolto favorevolmente la riforma dell’esame e dell’intero nuovo sistema di valutazione, ma non sono mancate a livello politico riserve su quello che è stato giudicato da alcuni come rinuncia alla severità della valutazione.
Al confine tra i due cicli.

F

Fedeli
(Febbraio). “Costruire il consenso sui cambiamenti è il mio mandato”, dice il ministro Valeria Fedeli intervenendo il 3 febbraio nel programma studio24 di RaiNews24, e aggiunge di pensare di aver fatto “una scelta utile, quella di non buttare a mare le otto deleghe della buona scuola perché lì ci sono scelte qualificanti per l’istruzione ed era importante salvare scelte di innovazione”.
Avrebbe potuto “buttare a mare” le deleghe? In teoria sì: sarebbe bastato prendere tempo, far scadere i termini e poi procedere legislativamente a qualche aggiustamento degli articoli 180 e 181 della Buona Scuola, spostando tutto di un anno. In fondo la forte autocritica dell’ex premier Renzi (antecedente il referendum del 4 dicembre) sulla legge e l’esclusione dal nuovo governo Gentiloni dell’ex ministro Giannini – unico tra i ministri dimissionari a non essere confermato – l’avrebbero in qualche modo autorizzata a farlo.
Fedeli ha scelto invece di rispettare i termini della delega e di pubblicare gli schemi di otto decreti legislativi, specificando che essi sono aperti “al confronto e a modifiche”, sia pure nei termini stretti dei 90 giorni previsti dalla legge all’articolo 182.
In effetti Valeria Fedeli si atterrà per tutto l’anno a questa regola di comportamento: massima apertura al dialogo con tutti e su tutto, ma anche rispetto dei tempi e difesa della propria autonomia decisionale.
La resilienza agli attacchi personali, lo studio attento dei dossier, il buon senso (merce rara in questo periodo), l’approccio dialogico accompagnato da un pragmatismo risoluto e concreto, di cui ha dato prova anche nella ricostruzione del rapporto con i sindacati dei docenti, sembrano essere le caratteristiche di questo atipico inquilino del Ministero della PI.
Un bilancio più approfondito a questo link: https://www.tuttoscuola.com/valeria-fedeli-bilancio-un-anno-lotta-governo1/.
Patti chiari e fatti “fedeli”.

Fake news
(Ottobre). Rinnovato il Protocollo firmato a febbraio 2016 con l’inserimento di nuove tematiche, legate ad attività nelle scuole per educare studentesse e studenti a riconoscere e smascherare false notizie in rete, le fake news, e a riconoscere le fonti d’informazione attendibili.
Le attività sono rivolte sia agli studenti e alle loro famiglie, sia ai docenti, anche in relazione alle figure dei referenti scolastici recentemente previste dalla legge sul cyberbullismo. La campagna di sensibilizzazione è stata sostenuta da diverse testate, tra cui Tuttoscuola.
Inoltre, il 31 ottobre 2017, la Presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, e la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, hanno presentato a Roma #BastaBufale, il primo progetto di educazione civica digitale per il contrasto delle fake news destinato agli studenti delle scuole secondarie di I e II grado.
Nel corso dell’evento è stato presentato il decalogo contro le bufale che, in realtà, è composto solo da 8 punti: gli altri due li dovranno scrivere le scuole.
La versione moderna della lotta al naso di Pinocchio.

Femminilizzazione
(Settembre). Continua inarrestabile la femminilizzazione della scuola italiana. Nell’arco dell’ultimo decennio la percentuale di donne in cattedra è salita di oltre due punti in percentuale, passando dall’80,6% complessivo del 2006-07 all’82,7% dello scorso anno.
L’incremento è generale, ma è la fascia della scuola secondaria, soprattutto quella del II grado, a contribuire maggiormente all’incremento di genere.
Infatti, mentre nei settori della scuola dell’infanzia e della scuola primaria da tempo si sono raggiunte percentuali vicino alla saturazione massima (99,30% di donne nell’infanzia e 96,36% nella primaria), nella secondaria, invece, si sono registrati maggiori incrementi, rispettivamente con un più 1,26 punti in percentuale nel I grado (dal 76,80% del 2006-07 al 78,06% dello scorso anno) e un più 5,10 nel II grado (dal 60,64 % del 2006-07 al 65,74% del 2016-07).
Causa della femminilizzazione?
È probabile che il tipo di lavoro e, soprattutto, la retribuzione modesta spingono i laureati uomini a cercare soluzioni lavorative più vantaggiose.
L’orario di lavoro, le effettive giornate lavorative e i tempi feriali disponibili attirano in particolare le donne che, comunque e nonostante i mutati ruoli sociali, aggiungono all’attività lavorativa i carichi di lavoro familiari e domestici.
Proprio questa ultima considerazione sposta però l’attenzione dal campo professionale dell’insegnante a quello più strettamente personale.
Sotto l’aspetto personale non v’è dubbio, infatti, che i problemi familiari di cura e di assistenza, oltre a quelli connessi con la maternità, incidono oggettivamente sulle prestazioni lavorative in termini di assenza dal servizio molto di più di quanto avviene per i colleghi uomini (fatte salve ovviamente le dovute non poche eccezioni).
Se c’è un settore dove non c’è parità di genere…

Fiera Didacta
(Settembre). Si tiene a Firenze Fiera Didacta Italia, la prima mostra in Italia sulla scuola e l’istruzione, nata con l’obiettivo di innovare la didattica, favorire il dibattito sul mondo dell’istruzione e creare un luogo di incontro tra le scuole e le aziende del settore.
La manifestazione è rivolta in particolare a docenti, dirigenti scolastici, educatori, formatori oltre a professionisti e imprenditori del settore scuola e tecnologia.
“Dobbiamo essere molto soddisfatti di questa prima edizione – ha detto la Ministra Valeria Fedeli –. È un’importante sfida. Un segnale dell’apertura del sistema di istruzione e formazione italiano al confronto, che è sia interno che internazionale. E che ha come obiettivo l’innovazione della filiera italiana del sapere, dell’istruzione e della formazione, come passo necessario per governare i cambiamenti in atto nelle nostre società e come occasione di crescita per le nuove generazioni e per il Paese su percorsi inediti”.
“Il livello di soddisfazione delle aziende è stato altissimo, l’intenzione di replicare la presenza è stata confermata praticamente da tutti gli espositori. Fiera Didacta è stata per l’Italia e per Firenze motivo di grande orgoglio”, è il commento di Paola Concia, Assessore alle Relazioni Internazionali e Cooperazione, Turismo, Fiere e Congressi del Comune di Firenze.
“Attraverso la partecipazione a Didacta – dichiara Grazia Fimiani, direttore risorse umane ed organizzazione Eni – continua il nostro dialogo con le scuole, recentemente consolidatosi con i progetti di alternanza e apprendistato, avviati in attuazione del Protocollo d’Intesa firmato con il MIUR e il MLP”.
La fiera che mancava in Italia.

G

GAE Infanzia e Primaria
(Dicembre). Si conclude con la sentenza emessa il 20 dicembre dall’adunanza plenaria del Consiglio di Stato la tormentata vicenda dei vecchi diplomati dell’istituto magistrale che avevano tentato l’iscrizione nelle graduatorie ad esaurimento (GAE).
A seguito di una sentenza favorevole di una Sezione dello stesso Consiglio di Stato, si erano aperte le porte delle GAE per migliaia di diplomati, iscritti con riserva in attesa della sentenza definitiva.
Prima della sentenza risultavano iscritti nelle GAE dell’infanzia oltre 65 mila persone, di cui quasi la metà registrate con riserva in attesa della sentenza.
Gli iscritti nelle GAE della primaria erano poco più di 54 mila, di cui oltre la metà iscritti con riserva.
Un dossier di Tuttoscuola stima che ci vorrebbero 41 anni per svuotare le graduatorie ad esaurimento. La sentenza sfoltisce decisamente il folto numero di iscritti, lasciando delusioni e polemiche, soprattutto tra alcuni sindacati che avevano patrocinato le cause per l’inserimento.
Gae… inesauribili.

Giannelli (ANP)
(Dicembre). L’ANP, l’Associazione nazionale dei Presidi che organizza la maggior parte dei dirigenti scolastici, è a una svolta.
L’XI Congresso, celebrato a Roma a metà dicembre, registra un inatteso cambio al vertice, perché a succedere a Giorgio Rembado è Antonello Giannelli, votato da una risicata maggioranza dei delegati.
Il nuovo presidente, 58enne, è un dirigente tecnico, distaccato al Miur e laureato in fisica.
Entra in campo in un momento particolarmente delicato della dirigenza scolastica, caricata di responsabilità e criticata strumentalmente per le funzioni assegnatale dalla Buona Scuola.
Giannelli succede a Giorgio Rembado, per trent’anni a capo dell’Associazione, che aveva concluso la sua relazione al Congresso con “Su queste linee di azione intendo, grazie alla fiducia ed al sostegno che mi auguro vorrete accordarmi, guidare l’Associazione nei prossimi tre anni e porre le basi per farla crescere ulteriormente in quelli che verranno”.
Giorgio propone e Antonello dispone.

H

Homeschooling
(Agosto). L’homeschooling (istruzione parentale) è una realtà poco nota e scarsamente diffusa soprattutto in Italia, anche se i dati dimostrano un aumento, sempre molto contenuto, delle famiglie italiane che decidono di istruire a casa i propri figli, senza iscriverli a scuola. Nel mondo la situazione è un po’ diversa, soprattutto nell’area linguistica anglosassone, con circa 70 mila bambini in Inghilterra, 60 mila in Canada, e 2 milioni negli Stati Uniti. Bambini che invece di frequentare la scuola, vengono istruiti in casa dai propri genitori o, in apposite strutture, da insegnanti/tutor assunti da gruppi di genitori non interessati a costituire scuole che siano soggette a controlli pubblici di alcun tipo.
Nel mese di agosto Tuttoscuola pubblica una ampia intervista a Erika Di Martino, pioniera italiana dell’esperienza dell’homeschooling e appassionata promotrice di questa proposta formativa. L’intervista può essere letta qui: https://www.tuttoscuola.com/homeschooling-erika-martino-perche-miei-figli-non-vanno-scuola/.

I

Invalsi
(Maggio). L’Istituto Nazionale di Valutazione del Sistema d’Istruzione (INVALSI) rafforza sempre più la sua funzione nella scuola italiana, anche se non mancano contrasti alle rilevazioni nazionali condotte.
La partecipazione alle annuali rilevazioni che l’Invalsi conduce in classi della scuola primaria (seconde e quinte) e secondaria di II grado (classi seconde) ha registrato le consuete percentuali elevate, anche se non sono mancate, soprattutto nel Lazio e a Roma, tentativi di contrasto da parte dei sindacati di base e di alcune organizzazioni degli studenti.
La sede dell’Invalsi, in via Ippolito Nievo a Roma, è stata oggetto di una bravata di 4 o 5 giovani mascherati che nell’atrio di ingresso hanno lanciato uova, diversi fumogeni da stadio e palloncini-gavettoni pieni di vernice colorata.
All’esterno hanno attaccato tre o quattro manifesti con scritte del tipo “Non ci piegheremo alle vostre crocette”, “la nostra generazione fuori dai vostri schemi”, firmati da “generazione ribelle”.
Sul posto sono intervenuti agenti di polizia per i rilievi e per l’eventuale accertamento di elementi che possano consentire di individuare i ragazzi responsabili della bravata.
Il gesto si inquadra probabilmente nell’attuale clima di opposizione radicale che, soprattutto in taluni ambienti sindacali della capitale, si vive nei confronti delle rilevazioni degli apprendimenti gestite dall’Invalsi.
A chi dà fastidio la valutazione comparativa?

Inclusione
(Aprile). Tra gli otto decreti legislativi approvati dal Governo in attuazione della delega prevista dalla legge 107/2017, vi è anche il d.lgs. n. 66/2017 che regolamenta le norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità.
Tra gli altri interventi, il decreto prevede che Ciascuna istituzione scolastica, nell’ambito della definizione del Piano triennale dell’offerta formativa, predispone il Piano per l’inclusione che definisce le modalità per l’utilizzo coordinato delle risorse, compresi  il  superamento  delle  barriere  e l’individuazione dei facilitatori del contesto di riferimento nonché per progettare e programmare gli interventi di miglioramento della qualità dell’inclusione scolastica.  Prevede un Corso di specializzazione in pedagogia didattica speciale per le attività di sostegno didattico nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria.
Prevede anche che le istituzioni scolastiche, nell’ambito della definizione del piano di formazione inserito nel Piano triennale dell’offerta formativa, individuano le attività  rivolte  ai  docenti,  in particolare a quelli delle classi in cui sono presenti bambini, alunni studenti con disabilità certificata.
Rispetto alla previsione della delega, il decreto ignora sostanzialmente la previsione di assicurare la continuità didattica a favore dei disabili mediante la permanenza prolungata in sede del docente di sostegno.
Discontinuità didattica, un brutto neo.

J

Jus soli/culturae
(Giugno). Arriva in Senato la legge sullo jus soli, più propriamente definibile come jus culturae per il fatto che prevede il diritto di chiedere la cittadinanza italiana, privilegiando la via scolastica: a) ai minori stranieri nati in Italia – o arrivati entro i 12 anni – che abbiano frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni e superato almeno un ciclo scolastico (cioè la scuola primaria o quella secondaria di primo grado), e b) ai minori nati all’estero ma che siano arrivati in Italia fra i 12 e i 18 anni, vi abbiano abitato per almeno sei anni e abbiano superato un ciclo scolastico.
La legge, già approvata dalla Camera due anni fa, incontra al Senato una durissima opposizione soprattutto ad opera della Lega, che provoca anche un parapiglia nel quale resta infortunata la ministra Fedeli, e subisce una serie di rinvii che ne rendono ardua se non impossibile  l’approvazione definitiva entro la fine della legislatura.
Eppure si tratta di una legge di civiltà, che avrebbe dovuto ottenere un consenso politico e parlamentare ben più ampio anche perché, come sa chi conosce la scuola italiana, i minori stranieri che vi approdano (compresi quelli più grandicelli) si integrano in genere con grande facilità con i compagni italiani, e quasi sempre si identificano con la lingua, i costumi e le regole della nostra comunità nazionale.
Occasione perduta, problema aperto.   

L

Liceo Virgilio
(Ottobre). Il liceo Virgilio di Roma, una prestigiosa scuola della capitale, è nuovamente al centro di polemiche negli ultimi mesi dell’anno.
Il liceo romano che già due anni fa aveva fatto parlare di sé per una lunga occupazione sfociata anche in alcuni fermi e sequestri di droga, a ottobre torna agli onori della cronaca per un crollo parziale di un tetto e per una successiva occupazione della scuola.
L’occupazione si trasforma però in una specie di rave party con danneggiamenti vari. Ripresa l’attività, alcune settimane dopo sono state fatte esplodere nel cortile della scuola due bombe-carta, come era già successo nel giugno scorso quando altre bombe carta avevano mandato in frantumi vetrate della palestra.
La nuova dirigente scolastica, ritenuta colpevole per avere denunciato il clima di intimidazione e la minimizzazione degli episodi da parte di una minoranza di genitori, si trova al centro delle accuse in un incredibile ribaltamento di responsabilità per una presunta lesione di immagine del liceo romano.
La gravità della occupazione, dei danneggiamenti e delle bombe-carta è messa da parte per far posto alle accuse verso la dirigente che comunque riceve la solidarietà del mondo della scuola romana.
In una trasmissione di Porta a Porta l’ex-presidente del consiglio di istituto denuncia la “cupola” del Virgilio (una minoranza di genitori della Roma bene) che l’aveva costretta a dimettersi.
Quando la responsabilità viene capovolta.

M

Macron
(Maggio). In Francia l’europeista Emmanuel Macron stravince il ballottaggio con la sovranista Marine Le Pen.
La personalità e la stessa biografia del trentanovenne presidente francese Macron, un ‘primo della classe’ determinato e anticonformista, con alle spalle studi di filosofia, economia e amministrazione, diplomato all’ENA, funzionario pubblico e poi manager privato di alto livello, fanno pensare che egli si sia formato ispirandosi agli esponenti dell’intelligentsia francese (termine nato proprio in Francia) più aperta all’Europa, da Montaigne a Voltaire e Montesquieu per arrivare a Schuman e a Delors.
Macron, come egli stesso riconosce nella sua autobiografia-manifesto politico intitolato Rivoluzione, pubblicato all’inizio della campagna che l’ha condotto all’Eliseo, deve tutto alla scuola, agli studi compiuti, a quella tradizione culturale europea e transnazionale che trova in Erasmo da Rotterdam il suo antesignano: un profeta disarmato della tolleranza, del dialogo interculturale, del superamento delle barriere nazionali e nazionaliste, oggi sovraniste, al cui nome giustamente è stato intitolato il programma europeo Erasmus, acronimo di “European Region Action Scheme for the Mobility of University Students”.
Grandeur europeista.

Mobilità docenti
(Gennaio-dicembre). La Buona Scuola ha introdotto nuove regole, a dir poco rivoluzionarie, sulla mobilità del personale scolastico, prevedendo innanzitutto l’assegnazione all’ambito territoriale con esclusione dei trasferimenti da scuola a scuola, e disponendo, successivamente, la chiamata dallo stesso ambito alla singola scuola.
Con i sindacati scuola sul piede di guerra (alcuni pretendevano l’abrogazione delle nuove norme), la ministra Fedeli ha affrontato la contrattazione integrativa sulla mobilità con l’obiettivo di pacificare gli animi e riprendere normali relazioni sindacali, senza sacrificare sull’altare dell’accordo la legge 107.
L’accordo ha congelato per il 2017-18 l’applicazione delle norme. Alla vigilia di Natale quell’accordo è stato confermato anche per il 2018-19.
Alla fine, quindi, la battaglia (non la guerra) contro le sgradite norme della 107 l’hanno vinta i sindacati.
Ha vinto anche la ministra che senza intaccare la legge è riuscita a pacificare il personale della scuola e i sindacati.
A perdere per ora è stata soltanto la legge, rimasta chiusa nel congelatore e impossibilitata a fare valere le sue innovazioni.
Con il prossimo governo quelle rivoluzionarie disposizioni che avevano ribaltato il sistema, prevedendo che fossero le scuole a scegliere gli insegnanti, anziché questi ultimi a scegliere le scuole, verranno scongelate o saranno definitivamente archiviate senza appello?
In una scuola incline alla conservazione non c’è molto spazio per il cambiamento.
La mobilità congelata.

N

Nascite
(Gennaio). Continua inesorabile il calo delle nascite. Nel 2016 si è toccato il record negativo di nati: sono stati 473.438 i nati nel 2016 (-12mila sul 2015).
In base alle rilevazioni del bilancio demografico periodico dell’Istat, il 2017 si chiuderà certamente con una ulteriore flessione delle nascite.
Dall’inizio del millennio ad oggi il calo è stato circa del 12%.Le cause di questa flessione demografica sono diverse e complesse. La crisi economica ha indubbiamente il suo peso, ma anche nuovi costumi sociali (diminuzione dei matrimoni, mobilità lavorativa, ecc.) influenzano il fenomeno.
Il calo del tasso di fecondità (numero nati per donna) è lo specchio di quanto sta avvenendo, anche per quanto riguarda le donne straniere.
I nati stranieri non integrano più il calo costante dei nati italiani, mentre il fenomeno migratorio sta invertendo le tendenze: meno ingressi in Italia e più uscite di stranieri verso altri Paesi.
Il primo settore della società ad essere investito dal calo demografico è quello dei servizi per l’infanzia, nidi e scuole. I gestori privati, più di quelli pubblici, sono in crisi per perdita di utenza, ma alla lunga anche la scuola risentirà della flessione demografica con calo di alunni e chiusura di classi.
Cambiamenti epocali richiedono svolte epocali.

O

Occupazioni studentesche
(Autunno). Fino a qualche anno fa si diceva che l’autunno significava caduta delle foglie e occupazione delle scuole da parte degli studenti.
Ora non più: le foglie continuano a cadere, ma le occupazioni diventano più rare. Da qualche anno si assiste ad un calo del numero delle occupazioni e della loro forza partecipativa.
A quanto riferiscono i diversi siti degli studenti, sono in calo non solo le occupazioni (sempre illegali) ma anche le autogestioni (legali).
L’occupazione del liceo Virgilio di Roma è stata un po’ un’eccezione, tra l’altra poco onorata dalla modalità di svolgimento.
Ma anche le manifestazioni esterne degli studenti, in qualsiasi modo avvengono, hanno perso consistenza rispetto a un decennio fa, per non parlare dell’epoca degli anni 70-80.
Mancano i motivi della protesta o le tradizionali forme di manifestazione hanno perso consistenza?
Una cosa è, comunque, certa: gli studenti hanno trovato un’altra forma di esternazione del dissenso e della critica: Facebook, meno appariscente ma fortemente aggregante.
Restare nella legalità.

P

Portfolio dei dirigenti
(Ottobre-novembre). I dirigenti scolastici sono alle prese con la compilazione del portfolio, uno strumento che, registrando attività dirigenziali svolte, dovrebbe servire anche alla loro valutazione in funzione della retribuzione di risultato.
Il Miur ha predisposto indicazioni e linee guida per la compilazione, in considerazione anche della novità di questo strumento.
Si registrano resistenze alla compilazione sull’onda della protesta emersa nella manifestazione di maggio dei dirigenti scolastici che, a fronte del carico di responsabilità e del peso di ‘vessazioni’ burocratiche, chiedevano un adeguato riconoscimento retributivo.
Il Miur decide di rimandare di un anno l’utilizzo del portfolio ai fini valutativi, ma ne richiede comunque la compilazione.
Molti dirigenti non procedono alla compilazione e resistono ai nuclei di valutazione preposti alla loro valutazione.
Il Miur non fornisce dati ufficiali, ma si stima che complessivamente abbiano proceduto alla compilazione non più del 70% dei dirigenti; il restante 30%, seguendo le indicazioni sindacali, ha scelto di non compilarlo in segno di protesta.
Resistenza passiva.

Permessi mensili Legge 104
(Luglio). L’inchiesta di Tuttoscuola sulle precedenze nei trasferimenti, ottenute grazie alla legge 104, richiama l’attenzione su un fenomeno parallelo: i permessi mensili per l’assistenza a familiari.
Durante la trasmissione di Zapping dedicata, appunto, all’utilizzo della 104 per ottenere i trasferimenti, tutti gli interventi dei radioascoltatori hanno riguardato il fenomeno dei permessi della 104, anziché la questione della mobilità. Un medico toscano ha riferito che nel suo presidio ospedaliero si avvalgono della 104 per i permessi mensili 23 infermieri su 24!
Come è noto, per assistere un familiare disabile la legge consente ogni mese ai dipendenti tre giorni di permesso retribuito, nel corso dei quali il dipendente assente non viene sostituito.
Virtualmente non vi è, dunque, costo vivo per quelle assenze, ma l’organizzazione del servizio ne risente con carichi di lavoro distribuiti sui colleghi presenti.
Proprio per questo i permessi – che sono un diritto sacrosanto previsto dalla 104 – non possono essere utilizzati se non per lo scopo voluto dalla legge.
Ma da diverse parti se ne chiede il controllo per evitare che il loro eventuale uso fraudolento si scarichi sul servizio pubblico con possibile compromissione della sua funzionalità.
La ministra dell’Istruzione Fedeli, sull’onda del clamore suscitato dall’inchiesta di Tuttoscuola sul ricorso abnorme delle precedenze per ottenere il trasferimento, ha promesso controlli sull’impiego della 104, chiedendo all’Inps e al Ministero della Salute di costituire un tavolo comune per le azioni di monitoraggio, controllo e (speriamo) di dissuasione.
Sarebbe opportuno prevedere che la documentazione aggiornata di disabilità del familiare e di titolarità del diritto alla fruizione dell’assistenza sia prodotta in originale e in supporto cartaceo e messa a disposizione della scuola che concede i permessi mensili.
Il paese dei furbetti.

Patto educativo
(Novembre). A dieci anni dall’emanazione del primo ‘Patto educativo di corresponsabilità’ voluto nel 2007 dall’allora titolare di viale Trastevere Giuseppe Fioroni, lo stesso ex ministro, insieme alla ministra in carica Valeria Fedeli, avviano un tavolo tecnico per la revisione di quel testo “coerentemente con i cambiamenti in atto nella società contemporanea”. Le revisioni, studiate con il concorso dei rappresentanti dei Forum delle associazioni dei genitori e degli studenti, riguardano l’estensione del Patto alla scuola primaria, una maggiore chiarezza del procedimento sanzionatorio, e il miglioramento e rafforzamento della comunicazione fra scuola e famiglia e fra scuola e studenti.
Alla base di questi “aggiustamenti”, come sono stati definiti, “restano i principi informatori di legalità, condivisione e convivenza tra le parti, affinché si possa migliorare la comunicazione tra giovani, famiglie e scuole e rafforzare la partecipazione responsabile di tutti i soggetti di fronte alle nuove sfide educative”.
Fedeli annuncia che la nuova versione del Patto sarà apprestata entro gennaio.
Per sottolineare l’importanza del “principio di collaborazione e dialogo tra tutte le componenti della comunità scolastica” il nome del ‘Patto Educativo di Corresponsabilità’ sarà cambiato in ‘Patto di Corresponsabilità Educativa’.
“Il patto educativo si è rotto!” (Papa Francesco).

Q

Quadriennali
(Novembre). Il 18 ottobre il Miur pubblica l’atteso decreto che contiene l’Avviso pubblico relativo all’attuazione del “Piano nazionale di innovazione ordinamentale per la sperimentazione di percorsi quadriennali di istruzione secondaria di secondo grado”.
Alle scuole interessate viene data la possibilità di presentare le proprie proposte progettuali dal 20 ottobre al 13 novembre 2017, e il Miur pubblica il 28 dicembre l’elenco delle 100 classi prime di 100 scuole statali e paritarie del secondo ciclo (licei e istituti tecnici) autorizzate ad effettuare la sperimentazione dal settembre 2018.
Troppo poche rispetto alle aspettative sollevate, come osserva anche l’assessore all’istruzione della Regione Lombardia Valentina Aprea.
Sui percorsi quadriennali Tuttoscuola organizza una serie di webinar consultabili a questi link:
https://www.tuttoscuola.com/sul-diploma-4-anni-rivedi-la-diretta-gratuita/
https://www.tuttoscuola.com/diploma-4-anni-rivedi-la-diretta-gratuita-scarica-le-slide/

Sperimentazione coraggiosa ma… timida.

R

Rinnovo contratto
(Dicembre). Mentre l’anno si chiude con l’accordo del rinnovo del contratto per gli statali, le trattative per quello del comparto scuola, università e ricerca è in stallo.
La trattativa per il rinnovo contrattuale del comparto si era aperta il 9 novembre con la convocazione delle parti da parte dell’Aran, ma, a detto dei sindacati, da allora non si era fatto alcun passo in avanti.
La settimana prima di Natale i sindacati denunciano pubblicamente la fase di stallo, ribadendo la loro indisponibilità a trattare al ribasso, a partire dagli 85 euro medi mensili di aumento sullo stipendio tabellare per tutto il personale del Comparto, in coerenza con i contenuti dell’Accordo del 30 novembre 2016.
Proprio su questo punto chiedono garanzie al Governo per assicurare al comparto un aumento medio mensile di 85 euro, senza alcuna diminuzione.
Un altro punto fermo di dissenso riguarda la riconduzione al contratto di materie come l’organizzazione del lavoro, il salario accessorio, le sanzioni disciplinari, la formazione e la determinazione dei periodi di prova.
Il 2017 si chiude senza un nulla di fatto con annunci di possibile mobilitazione della categoria nelle prime settimane del 2018.
Sarà l’anno giusto?

Reggenze
(Settembre). Quando all’inizio dell’estate del 2016 era cominciata la procedura consultiva per definire il nuovo concorso per dirigenti scolastici, si sperava di concludere la selezione in tempo utile per l’inizio del 2017-18 e stabilizzare le situazioni delle istituzioni scolastiche, evitando la piaga delle reggenze.
Invece il nuovo anno scolastico è cominciato senza che vi sia nemmeno il bando del concorso, e così il numero delle reggenze ha toccato le 1.748 unità.
Si tratta di un numero destinato ad aumentare sensibilmente nel 2018-19 per effetto del ritardo del concorso per l’assunzione di nuovi dirigenti scolastici.
Come minimo, le reggenze, secondo stime ministeriali dei posti vacanti per l’anno prossimo, potrebbero aumentare di 400 unità, toccando la cifra di circa 2.150.
Ma potrebbero, addirittura, toccare quota 2.450 se venisse confermato il trend dei pensionamenti del triennio 2013-15 (circa 700 in media all’anno).
Come si sa, la reggenza mette a mezzo servizio sia l’istituzione scolastica priva di titolare sia quella del dirigente titolare. Se a mezzo servizio vi sono, quindi, attualmente 3.500 istituzioni scolastiche, l’anno prossimo potrebbero essercene fino a 4.900 su un totale di 8.220, ben oltre la metà.
In tempi, come questi attuali, dove innovazioni e riforme, indotte soprattutto dalla legge 107/2015 della Buona Scuola e dagli otto decreti legislativi delegati, stanno impegnando e coinvolgimento le scuole per il cambiamento, le reggenze sono un oggettivo preoccupante ostacolo al cambiamento.
Un’emergenza destinata a raggiungere livelli patologici.
Autolesionismo.

S

Soft skills
(Febbraio). Si parla sempre di più di soft skills, tra le più ricercate oggi in ambito lavorativo. Si tratta di competenze trasversali che è necessario possedere per affrontare con successo il mondo del lavoro e che, proprio per questo motivo, occupano uno spazio rilevante nei progetti di Alternanza Scuola-Lavoro. Le soft skills sviluppano doti come la creatività e l’equilibrio, fattori fondamentali in ambito lavorativo perché accrescono la capacità di lavorare in gruppo e di cooperare per il raggiungimento degli obiettivi. Un altro aspetto determinante è la capacità di prendere decisioni e di negoziare, che migliora grazie allo sviluppo di flessibilità, ascolto empatico e distacco razionale.
Le competenze orientate alla realizzazione di sé, invece, riguardano soprattutto la capacità di valutazione, da cui derivano la selezione, la corretta gestione e la valorizzazione delle informazioni.
Ma finora la nostra scuola non ha rivolto una particolare attenzione alle competenze trasversali degli studenti, privilegiando le competenze conoscitive legate alle singole discipline.
Per questo la partnership formata da Tuttoscuola e CivicaMente decide di dedicare ampio spazio alla tematica delle soft skills sviluppando sul portale TuttoAlternanza.it una serie di programmi ad esse dedicati, realizzati anche con l’apporto di docenti e ricercatori dell’università telematica IUL (Italian University Line) promossa da Indire e Università degli studi di Firenze.
Fondamentali.

Smart working
(Maggio). L’Italia ha una legge sullo smart working.
La legge “promuove il lavoro agile quale modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa”; questo “allo scopo di incrementare la competitività e  agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”. “La prestazione lavorativa viene eseguita in parte all’interno di locali aziendali e, senza una postazione fissa, in parte all’esterno – specifica ancora l’articolato – entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva”. Con questa definizione si è specificata la diversità con il telelavoro. Le norme sono applicabili anche alla Pubblica Amministrazione.
Il lavoro agile è protagonista di un vero e proprio boom. Secondo l‘Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, sono più di 250mila, nel solo lavoro subordinato, i lavoratori che godono di discrezionalità nella definizione delle modalità di lavoro in termini di luogo, orario e strumenti utilizzati, e rappresentano circa il 7% del totale di impiegati, quadri e dirigenti.
Dal momento che la maggior parte degli studenti di oggi lavoreranno nel corso della loro carriera con questa modalità, Tuttoalternanza.it propone un percorso di giornalismo in Smart working, fruibile da qualsiasi angolo del paese.
Le nuove norme potrebbero contribuire a superare gli ostacoli di natura culturale alla diffusione dello smart working come leva per una nuova organizzazione del lavoro. Forse anche nella scuola.
Futuro che è già presente.

T

Tempo pieno (scuola Primaria)
(Settembre). Confermando la tendenza degli anni precedenti, il tempo pieno nella scuola primaria registra un sensibile aumento del numero di alunni iscritti e di classi attivate.
Nel 2009-10 si avvalevano del tempo pieno nella scuola primaria statale 734.459 alunni, il 28,5% dell’intera popolazione scolastica del settore, e funzionavano con quel modello organizzativo 36.493 classi, il 26,9% di tutte quelle funzionanti quell’anno nella primaria.
Sette anni dopo, nel 2016-17, gli alunni a tempo pieno hanno sfiorato le 900 mila unità (899.378), pari al 35% dell’intera popolazione scolastica del settore.
L’incremento ha interessato tutte le regioni  e, in termini assoluti, è stato di 165 mila unità, con un aumento percentuale di quasi un punto all’anno.
La Lombardia, con oltre la metà di alunni a tempo pieno, si conferma anche come prima regione con il più alto numero di alunni (quasi 221 mila a tempo pieno e un incremento di oltre 23 mila unità nel settennio).
Superano la metà di iscritti al tempo pieno il Lazio e la Toscana.
Parallelamente all’aumento del numero di alunni, nel settennio si è registrato un proporzionale aumento del numero delle classi organizzate a tempo pieno, passate dal 26,9% al 33,4% di tutte quelle funzionanti.
Un dato di indubbio rilievo è quello dell’incremento di alunni e di classi a tempo pieno nelle regioni del Sud, dove la presenza di alunni ha subito un sensibile incremento passando dall’8,9% del 2009-10 al 16,1% del 2016-17: più di 7 punti in percentuale.
Il percorso di crescita del tempo pieno è di tutta evidenza e merita un sostegno, soprattutto nelle regioni meridionali. Occorre il coraggio di avviare una compensazione di organico tra tempo prolungato della scuola secondaria di I grado e tempo pieno della primaria, considerata la crisi irreversibile del modello di tempo scuola della scuola media. Una formula che avvicina famiglie e scuola.

Testo unico 
(Gennaio). La revisione del Testo Unico sulle norme dell’istruzione (decreto legislativo 297/1994) era compresa tra le nove deleghe di riforma e innovazione previste dalla Buona Scuola. Negli ultimi vent’anni sono state numerose le norme che hanno modificato, integrato o abrogato quelle precedenti incluse nel Testo Unico: da qui l’esigenza imprescindibile di provvedere alla sua revisione.
Infatti l’accavallarsi di norme nuove, di norme abrogate e di disposizioni integrate in modo parziale o minimo, rende oggi poco funzionale e trasparente il riferimento ad un Testo Unico citato in tutte le premesse dei decreti amministrativi, ma ormai diventato di difficile lettura e utilizzo.
Ma, unica tra le norme delegate, quella revisione non è stata prevista, rinviandone l’attuazione sine die.
Un’occasione perduta da recuperare presto.
Occasione perduta da recuperare presto.

U

Uscita da scuola
(Ottobre). Una sentenza venuta da lontano (i fatti accaduti erano di tanti anni prima) ripropone il problema della vigilanza sugli alunni e la connessa responsabilità del personale scolastico.
Nello specifico la responsabilità in vigilando riguarda gli alunni già usciti da scuola nei confronti dei quali, se di età inferiore ai 14 anni vi è l’obbligo di accompagnamento.
Mentre in tutta Italia si genera lo scompiglio tra genitori e scuole per il rischio che la sentenza determini rigide regole sugli alunni non accompagnati all’uscita da scuola, prontamente, per iniziativa dell’on. Malpezzi del PD, viene proposto un emendamento al DL fiscale in via di approvazione che libera da ogni responsabilità il personale scolastico grazie ad una liberatoria dei genitori di alunni che rientrano a casa non accompagnati.
Considerato che l’età inferiore ai 14 anni non pone limiti nei confronti anche di alunni di scuola primaria, restano alcune perplessità applicative sulla nuova norma.
Norma che, comunque, ha evitato il rischio di conflitti tra scuola e famiglia.
Tema spinoso.

Uso didattico degli smartphone
(Settembre). In un’intervista rilasciata a Corrado Zunino di Repubblica la ministra Valeria Fedeli prende posizione in modo netto e innovativo sulla questione degli smartphone in classe: “Se lasci un ragazzo solo con un tablet in mano è probabile che non impari nulla, che si imbatta in fake news e scopra il cyberbullismo. Ma se guidato da un insegnante preparato, e da genitori consapevoli, quel ragazzo può imparare cose importanti attraverso un media che gli è familiare”. Un’apposita commissione, già al lavoro, si appresta a predisporre un documento di indirizzo in forma di Linee guida per l’uso didattico degli smartphone.
Si è verificato così, nel giro di 10 anni, un ribaltamento totale della scomunica dei ‘cellulari’ (antenati degli attuali smartphone) decretata dall’allora ministro Giuseppe Fioroni, che nella circolare del 15 marzo 2007 aveva affermato che “l’uso del cellulare e di altri dispositivi elettronici rappresenta un elemento di distrazione sia per chi lo usa che per i compagni, oltre che una grave mancanza di rispetto per il docente configurando, pertanto, un’infrazione disciplinare”.
Parole pesanti e definitive, che forse l’ex ministro non ripeterebbe oggi, visto che i tablet sono di fatto già stati ampiamente legittimati come strumenti di supporto alla didattica, e che gli smartphone di ultima generazione consentono di fare praticamente quasi le stesse cose.
Sul fronte del rifiuto si attesta invece il Codacons, che parla di un “provvedimento pericolosissimo, che rischia di portare i ragazzi alla perdita della capacità di pensare, leggere e scrivere in modo indipendente dai telefonini”, e anche a “pericoli per la salute”, che dovrebbero indurre gli insegnanti a “rifiutare categoricamente l’uso dei cellulari nelle scuole”, come li invita a fare il presidente Carlo Rienzi.
Una resistenza da ultimo soldato giapponese?

V

Vaccini
(Agosto). Una nuova legge introduce l’obbligo vaccinale anche per fronteggiare la ripresa di diffusione di talune malattie che si ritenevano debellate.
Nasce parallelamente un movimento noVax, mentre la Regione Veneto si defila, rivendicando autonoma determinazione in materia e svincolandosi dall’obbligo.
Le nuove disposizioni riguardano i minori fino a 16 anni di età.
I genitori dei bambini frequentanti i servizi per l’infanzia (nidi e scuole) devono documentare l’assolvimento dell’obbligo vaccinale entro l’11 settembre, pena l’esclusione dal servizio. Si registrano episodi di contrasto e polemiche, soprattutto per le difficoltà di reperire in tempo utile la documentazione o di sottoporsi per tempo alla prescritta vaccinazione.
Per i genitori degli alunni che frequentano scuole dell’obbligo la documentazione deve essere presentata entro il 31 ottobre.
I ministeri della Salute e dell’Istruzione consentono la regolarizzazione entro il 20 marzo.
Le segreterie delle scuole vengono oberate da nuovi adempimenti di controllo e registrazione in un momento delicato dell’anno scolastico.
Il decreto fiscale rimette alle ASL l’impegno di produrre la documentazione, liberando famiglie e scuole dall’onere burocratico.
Forza maggiore.

W

Webinar
(Da gennaio a dicembre). Grande successo dei webinar di Tuttoscuola, lo strumento video che in diretta illustra e approfondisce le principali tematiche del momento sul mondo della scuola.
Esperti e specialisti presentano nell’arco di un’ora e mezzo o due gli argomenti del giorno, li approfondiscono e orientano i video-ascoltatori verso nuove esperienze formative. Rispondono a quesiti, suggeriscono percorsi di ricerca e linee operative, avvalendosi anche di slides.
Nel corso del 2017 Tuttoscuola ha organizzato ben 123 webinar (uno ogni tre giorni) relativi a questi argomenti: alternanza scuola-lavoro, concorso DS, metodologia delle didattiche innovative (CLIL, Service Learning, didattica laboratoriale, scuola finlandese, normativa scolastica, le nuove prove Invalsi, esami di scuola media e di maturità, didattica per competenze, strategie didattiche inclusive.
Complessivamente hanno seguito i webinar di Tuttoscuola in diretta o in replica registrata circa  17 mila persone (16.748).
Considerati il successo conseguito e la efficacia dello strumento, per il 2018 Tuttoscuola ha già programmato un’ulteriore serie di webinar aperti a tutti gli operatori del mondo della scuola.
È possibile rivedere gratuitamente il ciclo autunno-inverno dei webinar di Tuttoscuola qui https://www.tuttoscuola.com/webinar-tuttoscuola-calendario-prossimi-appuntamenti-non-perderne-nemmeno-uno/.

Z

Zero-sei  
(Novembre). Ai primi di novembre il Miur provvede a ripartire tra le Regioni, sulla base dell’accordo raggiunto in Conferenza Unificata, il fondo previsto dalla legge 107/2015 (Buona Scuola) a sostegno degli interventi degli Enti locali per la “istituzione del sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita fino ai sei anni” di cui al comma 181, punto e.
Operazione conclusa con notevole ritardo, dato che le risorse ripartite tra le Regioni riguardano l’anno 2017 che sta per finire. Il criterio di ripartizione dei 209 milioni (che diventeranno 239 a regime) ha tenuto conto della popolazione di età 0-6 anni (40%), della percentuale di iscritti ai servizi educativi al 31 dicembre 2015 (50%) e della popolazione di età 3-6 anni non iscritta alla scuola dell’infanzia statale, “in modo da garantire un accesso maggiore”, come sottolinea il comunicato del Miur. Le tre voci utilizzate sono quelle previste dal decreto legislativo 65 del 2017 che ha introdotto il nuovo sistema integrato 0-6 anni.
Forse il 10% è troppo poco per colmare ritardi e lacune, soprattutto nelle Regioni del Sud, ma “sarà la stessa Conferenza Unificata, tenendo conto dei parametri di legge, a lavorare ad un diverso bilanciamento, nel caso in cui lo ritenesse opportuno”, tiene a precisare la Ministra Valeria Fedeli, che peraltro fa anche presente che i “dati demografici, in questo momento storico, vedono una maggiore presenza di bambine e bambini al Nord”.
Dall’efficacia di questi interventi nella fascia 0-6, ma ancor più in quella 0-3, come dimostra una vasta letteratura internazionale sulla early childhood education, dipenderà in buona parte il futuro del sistema scolastico italiano dal punto di vista della sua qualità e soprattutto della sua equità sociale.
Punto strategico.

Zuckerberg
(Giugno). Il settimanale online americano Education Week dà notizia dell’accordo raggiunto tra due big delle nuove tecnologie, entrambi titolari di organizzazioni filantropiche impegnate in campo educativo, per finanziare la ricerca di nuovi modelli di personalizzazione dei curricula individuali.
Si tratta della Bill & Melinda Gates Foundation, presieduta dal fondatore di Microsoft Bill Gates, e della Chan Zuckerberg Initiative (CZI), la società che cura le attività filantropiche (e anche altri tipi di investimenti for profit, a differenza della Fondazione di Gates) del fondatore di Facebook Mark Zuckerberg e di sua moglie, la pediatra Priscilla Chan.
Le due organizzazioni hanno deciso di investire 12 milioni di dollari per questo progetto congiunto di cui non si sa molto quanto ai concreti programmi di attività ma che sarà affidato operativamente alla società ‘New Profit’ di Boston, una organizzazione di ‘venture philanthropy’ specializzata nella gestione delle iniziative filantropiche.
New Profit a sua volta assegnerà 1 milione di dollari, e darà completa consulenza manageriale, a 7 organizzazioni che svilupperanno le attività di ricerca sull’apprendimento personalizzato. L’obiettivo, condiviso da Gates e Zuckerberg, è quello di migliorare i risultati (outcomes) di tutti gli studenti, anche di quelli più a rischio di esclusione.
L’interesse di Gates per questa problematica risale nel tempo (la stessa Education Week dichiara di aver ricevuto in passato fondi dalla Gates Foundation, fondata nel 2000, per una campagna di informazione e sensibilizzazione sull’educazione personalizzata). L’interesse di Zuckerberg è più recente: la sua CZI è stata fondata solo due anni fa, nel 2015, ma con obiettivi molto precisi, tra i quali proprio quello di produrre “un software che comprenda in che modo ciascuno apprende meglio”.
Non sarà il caso di prepararsi?

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