Il governo fa un regalo di Natale agli insegnanti

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Astolfo sulla luna, 10.1.2016.  

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Siamo statali fortunati: dopo il “bonus” di ottobre, assieme agli auguri recapitati a ciascun docente la settimana di Natale dalla Ministra Giannini in persona con l’elegante cartolina della cometa in campo blu, arriva un vero e proprio regalo per una nuova categoria di docenti. Durante un convegno dell’ANP dedicato ai vari scopi del PTOF, l’immancabile presentazione riporta in fondo alla slide numero 12 uno slogan accattivante:  non “avere le mani legate” rispetto a docenti contrastivi.

Per saperne di più e quindi legittimamente aspirare al gradito dono, consulto la Treccani che alla voce contrastivo riporta la seguente definizione: “che esprime o rivela contrasto” oltre ai sinonimi distintivo, oppositivo. L’istinto e la deformazione professionale mi riportano in classe: se trovo qualche alunno con queste caratteristiche mi ritengo fortunato perché già mi pregusto le vivaci discussioni che mi permetteranno di dare un’anima alle nozioni che sono incaricato di trasmettere garantendo una certa “qualità” alle mie prestazione intellettuali e, effetto collaterale ma dal mio punto di vista esiziale, motivarmi nel lavoro quotidiano. La riflessione mi procura un moderato ottimismo: vuoi vedere che questa buona scuola non è proprio da buttare via? Magari in fondo la faccenda di premiare il merito non è poi così bislacca.

Sempre la deformazione professionale mi riporta ad un’altra tipica situazione: questa volta mi trovo in collegio docenti e rievoco epiche battaglie su questioni magari un tantino astratte ma comunque sempre di notevole spessore culturale. D’altronde non fu Eraclito a dire qualcosa del tipo “la guerra è madre di tutte le cose” ? E di più, per entrare in un terreno a me più familiare, il conflitto sociale è considerato – con ovvie differenze – la molla del progresso sia nel liberalismo che nel marxismo. Ma allora è proprio “la volta buona”? Il dibattito fra docenti e fra componenti della scuola e Dirigente Scolastico sarà la benzina del nuovo motore installato nelle scuole col suddetto piano triennale? Sto fantasticando?

Il fresco ricordo degli ultimi collegi a cui ho partecipato mi procura un brusco risveglio: l’accostamento del docente contrastivo alle “mani legate” non quadra con la mia teoria; se il DS dovesse far leva su questa categoria di docenti per “risvegliare collegi dormienti”, non verrebbe usata quella locuzione: in effetti è poco probabile che la preposizione “rispetto” colleghi in senso positivo “non avere le mani legate” a “docenti contrastivi”. La locuzione “doversi difendere” sarebbe senz’altro più adatta: la frase suonerebbe più o meno così: “non sentire la necessità di difendersi ad ogni costo dai docenti contrastivi”. Mentre rifletto sul significato recondito di quella frase, butto un’occhiata distratta alla parte superiore della già citata slide 12, ricordandomi improvvisamente che il governo Renzi ha rivoluzionato la gerarchia delle fonti del diritto (date un’occhiata al mio intervento del 25 novembre scorso): infatti leggo con crescente stupore le seguenti frasi: “la mobilità futura è solo verso gli ambiti territoriali” ; “nel tempo quindi … tutti saranno “incaricati” su una scuola (sic, ormai la preposizione in è caduta in disuso, anche se in questo modo sembra di planare sul tetto dell’edificio scolastico) per un periodo di tre anni, rinnovabile, come già accade per i dirigenti scolastici”;  per finire con la frase analizzata in questo articolo, elencata fra i “vantaggi per la scuola”.

Improvvisamente il vero significato del discorso diviene chiarissimo e suona piuttosto minaccioso: cari docenti, se non vi rassegnate a seguire le strategie pianificate dal capo, sappiate che alla scadenza del triennio sarete “allontanabili”, come dispone la nostra slide, che – come sappiamo – prevale sui contratti collettivi, sulla normativa sui licenziamenti individuali, nonché sull’art. 33 della Costituzione. Così vedrete cosa vuol dire “non aver più la certezza di una scuola, vita natural durante” come noi poveri dirigenti scolastici sperimentiamo da diversi anni, più o meno da quando ci hanno quadruplicato lo stipendio.

E le consuete immagini mi balenano davanti agli occhi, ma appaiono ribaltate in scenari di collegi beotamente belanti all’indirizzo del pastore-padrone oppure, come se ciò non fosse già abbastanza opprimente, trasformate in soporifere attività didattiche con studenti replicanti ragionamenti preconfezionati su misura dei test Invalsi, Ocse-Pisa oppure di indagini psico-socio-antropologiche, alimentari, sportive e sessuali e chi più ne ha ne metta. Tutto ovviamente motivato dalla colossale mistificazione della certificazione delle competenze e dalla scusa delle indagini conoscitive su dati oltretutto sensibili. E allora quello che fino a qualche tempo fa mi sembrava un modesto impiego intellettuale dal quale traevo una qualche soddisfazione non certo economica, si trasforma in un’insopportabile congerie di oneri, obblighi e adempimenti finalizzata a condividere una responsabilità che definire educativa e/o culturale appare ipocrita e meschino. È il momento per alzare la voce, e denunciare quanto sta accadendo, ma forse è ormai troppo tardi.

10 gen. 16

                                                                                                                                          Astolfo sulla Luna

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