Il governo prepara la riforma al sostegno

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di Salvo Intravaia,  la Repubblica, 26.9.2016 

– Faraone, sottosegretario all’Istruzione: “Costruiamo un ‘Progetto di vita’ che vada oltre la scuola eliminando macchie di ipocrisia presenti nel nostro sistema scolastico”.

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Meno burocrazia e docenti più preparati. Ma anche certezza dei servizi e razionalizzazione delle risorse. Ecco le principali direttrici su cui sta lavorando il governo per la riforma del sostegno, una delle più delicate previste (con delega) dalla Buona scuola. Davide Faraone, sottosegretario all’Istruzione che sta curando il decreto legislativo sulla materia, riassume la complessa riforma nel seguente modo: “Semplificazione, continuità, maggiore formazione e specializzazione per andare incontro alle esigenze reali degli alunni, costruzione di un progetto di vita che vada oltre la scuola e un’inclusione che è responsabilità di tutta la comunità”. Al Miur la parola “sostegno” è stata sostituita da “inclusione” e viene introdotto il concetto di “Progetto di vita” per fare comprendere a tutti che il provvedimento in cantiere vuole prendere in carico tutti – alunni disabili e normodotati, magari con qualche difficoltà anche temporanea – e che l’orizzonte non sarà solo quello degli anni di permanenza a scuola.

Il riferimento è chiaro. La delega si occuperà anche degli alunni con Dsa – Disturbo specifico di apprendimento (disgrafia e dislessia) – ma anche degli alunni con Bisogni educativi speciali (i Bes) tra i quali rientrano anche coloro che sono in condizioni socio-economiche svantaggiate. Insomma, tutti coloro che incontrino difficoltà nell’inserirsi a scuola e nel seguire lo studio. Anche dopo la maturità. Utopia? Vedremo. Intanto la delega è a buon punto perché dopo più di un anno di gestazione dovrà vedere la luce entro metà gennaio. “E’ come se avessimo passato ai raggi X la situazione del nostro Paese, all’avanguardia a confronto con gli altri paesi europei, e fossimo intervenuti puntualmente per debellare – spiega Faraone – quelle macchie di ipocrisia nell’inclusione presenti nel nostro sistema scolastico. Perché c’è ancora tanto che possiamo fare per migliorare la situazione”.

Il tutto in costante contatto “con le famiglie, le associazioni, gli operatori e i territori”. Come spiegato prima, l’inclusione scolastica riguarderà tutti gli alunni, non solo i disabili. La vecchia ma innovativa legge 104 risale al 1992 e necessita di un tagliando. Stato, regioni, enti locali e scuole dovranno garantire – in base alle competenze disegnate dal decreto legislativo in corso di emanazione – servizi e livelli di prestazione unici a livello nazionale. L’assegnazione degli insegnanti di sostegno resterà a carico dello stato che si occuperà anche dell’assegnazione del personale Ata (bidelli specializzati) per l’assistenza igienica, competenza che in questo momento è a carico degli enti locali. Resteranno invece a questi ultimi (consorzi tra comuni e città metropolitane) i compiti, con relativo personale e mezzi, di assistenza per l’autonomia e la comunicazione e il trasporto. La procedura per la certificazione della disabilità – che oggi richiede diversi mesi – verrà semplificata e accelerata attraverso la modifica della commissione medica che certifica l’handicap e la variazione dei criteri stessi della certificazione. Ribaltato il criterio per l’assegnazione delle risorse. “Non è la gravità della disabilità a determinare i bisogni dell’alunno – precisano da viale Trastevere – ma il suo “funzionamento”, ovvero di cosa ha bisogno nel concreto per realizzare il Progetto di vita”. In altre parole, un bambino in carrozzina potrebbe non avere bisogno di un docente di sostegno ma di ambienti senza barriere architettoniche e assistenti all’autonomia. Così le risorse per il sostegno saranno razionalizzate. E’ probabile che in questo modo l’espansione incontrollata degli organici di sostegno – oggi a quota 124mila docenti – cesserà. Perché ad alcuni alunni verrà assegnato soltanto uno o più assistenti e i docenti curricolari verranno formati anche sul sostegno.

Contrariamente a quanto accade oggi, la scuola parteciperà alla stesura del Piano educativo individuale (Pei) che servirà per assegnare le risorse alle scuole. E per garantire la continuità didattica agli alunni disabili, verranno istituiti 4 ruoli ad hoc, oggi inesistenti, per i quattro livelli principali di istruzione: infanzia, primaria, I grado e II grado. E per evitare il balletto di docenti – che entrano di ruolo su sostegno e poi transitato rapidamente su posto comune – è nell’aria un vincolo di permanenza pluriennale. Gli insegnanti di sostegno, che oggi devono fare fronte alle situazioni più diverse – dovranno essere più preparati: in luogo di 60 crediti formativi universitari, per ottenere la specializzazione su sostegno occorrerà sostenerne 120, il doppio. Ma la formazione specifica su sostegno verrà estesa a tutti i futuri docenti e anche quelli già assunti che dovranno formarsi sulle problematiche dell’inclusione, visto che con la Buona scuola l’aggiornamento sarà obbligatorio.

“Per la prima volta stiamo dicendo con i fatti e non solo a parole – conclude Faraone – che la disabilità non è qualcosa in meno, ma è un valore aggiunto che la società deve essere in grado di accogliere e di fare prosperare. Ragioniamo di progetto di vita e non più e non soltanto di piano educativo individualizzato perché non vogliamo più che la scuola sia l’unico luogo di inclusione, al punto da spingere i genitori a chiedere per i propri figli disabili più e più volte la bocciatura. Stiamo lavorando affinché ogni insegnante – e non solo quelli di sostegno, che ringrazio per il loro lavoro straordinario – sia formato per garantire l’inclusione, siamo impegnati per uniformare le certificazioni e non creare disparità di trattamento né tra persone né da un territorio all’altro. Con la prima legge sull’autismo e quella sul “dopo di noi”, che il governo sta portando avanti, siamo sulla strada giusta, guardando a una società che deve arricchirsi della diversità e non mettere nessuno ai margini”.

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