Il potenziamento degli Its torna a rischio

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di Claudio Tucci, Il Sole 24 Ore, 20.10.2017

– ROMA. Il governo rischia un nuovo “falso annuncio” sugli Its, le super scuole di tecnologia post diploma, partecipate dalle imprese, alternative all’università.

Nelle ultimissime bozze della manovra è tornato infatti in bilico l’annunciato potenziamento di questi istituti che sfornano tecnici intermedi molto apprezzati dalle aziende (lo testimonia il tasso di occupazione degli studenti neo-diplomati, superiore, ormai da anni, all’80%, con punte tra il 90%-100% nel settore manifatturiero).

Il rischio è che si ripeta il film già visto lo scorso anno, con l’esecutivo che annunciava il raddoppio dei fondi e un primo pacchetto di robuste semplificazioni alle regole amministrative (governance in primis); salvo poi non far mai entrare le relative disposizioni nella legge di bilancio per il 2017.

Complice anche il rischio di un debutto disordinato delle lauree professionalizzanti da parte degli atenei, il Miur decise allora di istituire una cabina di regina interna (escludendo, però, paradossalmente, le stesse aziende e i rappresentanti di altri dicasteri interessati, su tutti Lavoro e Mise). I lavori sono durati qualche mese: si è prodotta una bozza di documento (ancora tuttavia non pubblicato).

Di Its si è tornati a parlare negli scorsi mesi su input di Carlo Calenda all’interno del piano di rilancio di Industria 4.0: i tre dicasteri, Mise, Lavoro e Miur, hanno impostato una strategia di rilancio complessiva da inserire nella manovra 2018, aprendo, per la prima volta, a un finanziamento stabile triennale (si è arrivati a ipotizzare una cifra via via crescente intorno ai 100 milioni di euro). Obiettivo? Triplicare nei prossimi tre anni gli studenti, passando dagli attuali 8mila a 24mila (come del resto richiesto da Confindustria).

Al momento, però, anche ora, non si scorge traccia di norme nelle bozze dell’ex legge finanziaria, approvata lunedì dal governo.

La questione è delicata: in Germania, per esempio, nelle «Fachhochschulen», analoghi istituti di formazione terziaria professionalizzante, si specializzano oltre 800mila studenti. Da noi gli Its sono finanziati appena con 13 milioni di euro da parte del ministero dell’Istruzione, e da uno stanziamento di poco superiore da parte delle singole regioni (la solo Lombardia mette sul piatto ben 8 milioni di euro, compresa la parte Miur). All’università vanno invece ben sette miliardi annui (Ffo – tutto a carico dello Stato).

«Gli Its sono strategici per il mondo produttivo e manifatturiero – ha sottolineato il vice presidente di Confindustria per il Capitale umano, Giovanni Brugnoli -. Siamo preoccupati: le nostre imprese hanno necessità di figure tecniche specializzate, soprattutto ora con il cambio di passo imposto da Industria 4.0. Ci aspettiamo un segnale di attenzione da parte del governo: c’è bisogno di un intervento strutturale, e in linea con la necessità, condivisa da tutti, di rafforzare l’investimento in formazione che è strategico per spingere innovazione, crescita e buona occupazione». Non è un mistero infatti che chi esce da un Its ha in mano spesso un contratto a tempo indeterminato e l’impiego è del tutto coerente con il percorso formativo svolto in aula e “sul campo”. Le chiavi del successo di queste “super scuole” sono due: formazione “on the job” e presenza di docenti che provengono dal mondo del lavoro (il 70% degli “insegnanti” sono imprenditori o loro collaboratori, circa il 30% sono liberi professionisti).

«Gli Its sono un punto centrale dell’azione dell’esecutivo – risponde Marco Leonardi, a capo del team economico di palazzo Chigi -. Lavoreremo per una soluzione».

Il punto è che oltre a un maggior investimento, servono adeguate politiche di orientamento, rilanciano le aziende, e un coinvolgimento diretto del Mise (come nel 2008 quando nacquero gli Its, di concerto Miur-Sviluppo economico) per migliorare l’offerta formativa collegata a Industria 4.0. È evidente del resto che un potenziamento vero di questi istituti sarebbe da stimolo all’intera filiera: regioni, imprese, famiglie, ragazzi.

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