Il presidente della Crusca: lingue straniere, non c’è solo l’inglese. ‘Clil’ da rivedere

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Giovedì, 09 Aprile 2015

Claudio Marazzini, leader della prestigiosa Accademia: come prof e padre d’una studentessa ricordo che tanti giovani del Nord Italia hanno trovano lavoro dove si parla francese, non bisogna vergognarsi a dire che ci sono lingue europee che hanno dato più cultura d’altre. Poi punta il dito contro “il modo in cui è stato organizzato il Content and Language Integrated Learning”.

“C’è una valutazione giustamente importante delle lingue straniere ma ahimè in questo momento le lingua straniere sono una sola: l’inglese, e questo è un po’ strano”. A dirlo è stato Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca, il 9 aprile, a margine dell’apertura, a Firenze, delle fasi finali delle Olimpiadi alle cui selezioni hanno preso parte 21mila studenti delle superiori di 758 scuole italiane.

“Come professore universitario e padre di una studentessa – ha aggiunto Marazzini – posso dire che tanti giovani dell’Italia settentrionale trovano lavoro dove si parla francese. Quindi l’idea che il mondo sia ridotto ad una sola lingua è un’idea che io non condivido. La piazza che abbiamo qui davanti alla sede della Crusca è la piazza delle lingue e allude ad una pluralità delle lingue europee e soprattutto alle lingue di cultura. Non bisogna vergognarsi a dire che ci sono lingue europee di cultura che hanno dato più cultura di altre, anche se adesso pare sia politicamente scorretto”.

Il presidente della Crusca ha poi auspicato, parlando della nostra lingua,  “che le Olimpiadi di italiano e le Giornate della lingua italiana siano importanti per i giovani, perché si inseriscono in un momento in cui non da tutte le parti c’è una giusta valutazione dell’importanza della lingua italiana e quindi lo sforzo che ha fatto il ministero. Noi speriamo che ci sia una congiunzione astrale favorevole che possa neutralizzare altre tendenze che sono estremamente nocive per la lingua italiana, a cominciare dal modo in cui è stato organizzato il Clil, il Content and Language Integrated Learning, nelle scuole”. Insomma, per Marazzini,  il modo di insegnare in lingua straniera, utilizzando le tecnologie digitali e indicando l’inglese come riferimento prioritario, a volte esclusivo, deve essere ripensato.

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