Riforma della scuola, gli emendamenti non cambiano la frittata

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di Marco Barone, XColpevolex 12.5.2015

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Il testo del disegno di legge che vuole riformare la scuola, e che ha visto il cinque maggio oltre 600 mila lavoratori dire no, con uno sciopero imponente e con adesioni impressionanti, per come rivisto dalla Commissione VII, non muta nella sua struttura, nella sua architettura, anzi per alcuni aspetti è anche peggiorativo. Da un lato il nozionismo, la sintesi del testo originario, è stata ampliata in via discorsiva, come si può notare a titolo esemplificativo dall’articolo 2 lettera D dove l’originario “ potenziamento delle conoscenze e delle competenze in materia di diritto e di economia, inclusa la conoscenza dei princìpi e delle azioni di cittadinanza attiva” diventa “sviluppare competenze di cittadinanza attiva e democratica attraverso la valorizzazione dell’educazione interculturale e alla pace per il rispetto delle differenze e il dialogo tra le culture; sostenere l’assunzione di responsabilità nonché la solidarietà e cura dei beni comuni e la consapevolezza dei diritti e dei doveri; potenziamento delle conoscenze in materia di diritto e di economia, di alfabetizzazione economico-finanziaria, di educazione all’autoimprenditorialità”.
Introducendo, dunque, il concetto di educazione all’auto-imprenditorialità.
Già. Ciò comunque ha una sua logica, il concetto fondamentale, quale quello della scuola lavoro, rimane intaccato, viene estesa la possibilità di esercitarla anche all’estero, ma nello stesso tempo si continua ad insistere sulla questione delle competenze e del curriculum dello studente ed ora rispetto alla versione originaria, “nell’ambito dell’esame di Stato conclusivo dei percorsi di istruzione secondaria di secondo grado, nello svolgimento dei colloqui la commissione d’esame tiene conto del curriculum dello Studente”.
Quello che è stato chiuso, in parte, dalla porta del processo di “ascolto”, entra dalla finestra. Se l’intervento dei soggetti esterni, e privati, sembra essere meno invadente, rispetto al testo originario, nella formulazione del piano triennale, che continua a sussistere, questo dovrà tenere conto, ora “ dei diversi tipi e indirizzi di studi determinati a livello nazionale e riflette le esigenze del contesto culturale, sociale ed economico della realtà locale”.
Da un lato nel piano triennale si recepisce quanto era d’obbligo recepire, cosa che nel testo originario non emergeva “il Piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità di genere, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e sensibilizzare gli studenti, i docenti ed i genitori sulle relative tematiche”. Però dall’altro lato è sempre funzionale all’organico dell’autonomia che a sua volta è collegato all’albo territoriale che resiste e persiste. Ora si precisa, ad esempio, che “l’organico dell’autonomia è funzionale alla realizzazione del piano triennale dell’offerta formativa ed è impiegato per attività di insegnamento, di potenziamento, di sostegno, di organizzazione, di progettazione e di coordinamento. E’ assegnato alle istituzioni scolastiche sulla base del fabbisogno espresso nel piano triennale e nel limite delle risorse finanziarie disponibili”.Si è anche scritto che “Nei periodi di sospensione dell’attività didattica, le istituzioni scolastiche e gli enti locali, anche in collaborazione con le famiglie interessate, le realtà associative del territorio e del terzo settore, promuovono attività educative, ricreative, culturali, artistiche e sportive da svolgersi presso gli edifici scolastici”. Il potere dei dirigenti scolastici rimane forte, di stampo manageriale. Ed infatti, “Il dirigente, per la copertura dei posti dell’istituzione scolastica, propone gli incarichi ai docenti di ruolo assegnati all’ambito territoriale di riferimento, anche tenendo conto delle candidature presentate dai docenti. Il dirigente scolastico può utilizzare il personale docente in classi di concorso diverse da quelle per le quali è abilitato, purché possegga titoli di studio, validi per l’insegnamento della disciplina, percorsi formativi e competenze professionali coerenti con gli insegnamenti da impartire.” Rispetto alle rimostranze iniziali aumenta il fondo per dirigenti scolastici. Il Fondo è altresì incrementato di ulteriori da 35 a 46 milioni di euro nell’anno 2016 e da14 a 17 milioni di euro per il 2017.
Si introduce il comitato di valutazione dei docenti di seguito denominato «Comitato». “ Il Comitato ha durata di tre anni scolastici, è presieduto dal dirigente scolastico ed è costituito dai seguenti componenti individuati dal Consiglio di istituto: a) due docenti dell’Istituzione scolastica; b) due rappresentanti dei genitori, per la scuola dell’infanzia e il primo ciclo di istruzione; ovvero un rappresentante degli studenti e un rappresentante dei genitori, per il secondo ciclo di istruzione”.
Insomma, pur con qualche modifica, e qualche integrazione e nuova previsione, l’architettura di questo disegno di legge non muta, per alcuni aspetti è anche peggiorato, ed è da rispedire al mittente in toto, come ben hanno evidenziato la maggioranza quasi assoluta dei diretti interessati. Se così non sarà, sicuramente si valuteranno tutti gli strumenti possibili per contrastare questa riforma, ivi inclusa, qualora  il suo percorso abbia seguito, quella del referendum abrogativo.

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