Immissioni in ruolo: la propaganda e la realtà

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dal sito della Gilda degli insegnanti, 10.9.2015

La risposta sindacale unitaria pugliese alle affermazioni di Renzi e Giannini
in merito agli esiti della “Scuola alla buona”

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Il Presidente del consiglio Matteo Renzi, intervenendo in un noto programma televisivo a proposito delle “polemiche” sul piano straordinario di immissioni in ruolo nella scuola, ha inopportunamente chiamato in causa i docenti precari della regione Puglia, per fornire una sponda alle recenti dichiarazioni rilasciate in questi giorni dal ministro Stefania Giannini, che sta tentando, con gli strumenti tipici della propaganda, di sminuire il senso dell’opposizione sindacale e politica diffusasi nel paese contro la “Buona scuola”, sminuendo gli effetti del paventato esodo dei docenti dal sud al nord del Paese e dichiarando, nella conferenza stampa del 1° settembre, che su 102.000 assunzioni massimo il 10% degli immessi in ruolo sarebbe finito fuori regione. Ma le cose non stanno come dice il governo.

In primo luogo: in Puglia, su 6.040 docenti che hanno presentato la domanda, 1.056 sono stati i destinatari di immissione in ruolo, tutti assunti fuori regione. Fortunatamente sembra che più dell’80% di questi 1.056 neoassunti, almeno per quest’anno, resterà nella propria provincia grazie alle operazioni di nomina per le supplenze che gli uffici scolastici territoriali, cronicamente sott’organico, non senza problemi hanno concluso entro l’8 settembre, obbligando il personale ad una maratona lavorativa estiva senza precedenti.

In secondo luogo: va rimarcato che il merito di questa soluzione “temporanea” è solo ed esclusivamente della forte mobilitazione del movimento sindacale unitario, anche pugliese, e delle forze politiche più attente che in Puglia hanno fatto quadrato a difesa del movimento dei precari pugliesi contro la pseudo riforma della scuola prevista dalla legge 107; e la lotta ha pagato visto che è stata riconosciuta la possibilità, per chi avesse ricevuto una nomina in ruolo fuori regione, di rinviare di un anno la partenza se in concomitanza di supplenza in una scuola della propria provincia.

In terzo luogo: va fatta una “operazione verità” sui numeri. La percentuale dei docenti destinati fuori regione non va calcolata, come fa il Ministro, sulle 102.000 assunzioni previste dal piano nazionale, visto che le prime due fasi del piano di assunzione (fase 0 e fase A), pari a 47.476 posti, hanno riguardato esclusivamente posti già destinati alle graduatorie provinciali; più correttamente la percentuale dei docenti trasferiti andrebbe calcolata sui 9.000 posti assegnati via mail nella cosiddetta fase B con cui è iniziata la fase nazionale e che, al momento, rappresenta l’unico dato certo. Ebbene, delle  9.000 mail di assunzioni della fase nazionale (fase B) ben 7.000 riguardano docenti che sono destinati a trasferirsi, massimo entro un anno, facendo salire la percentuale nazionale dei trasferiti dal 10% del Ministro Giannini al 78% calcolato sulla sola fase B.

Ricapitolando:

  • Il fatto che, dei 1.000 docenti pugliesi della fase B, almeno per quest’anno, l’80% resterà nella sua provincia, è un gran risultato dell’azione sindacale e non un merito del Ministro, ma non si può considerare risolto il problema solo perché rinviato di un anno.
  • Sulla sola fase nazionale la percentuale di docenti destinatari di ruolo fuori regione è molto più alta di quanto si va raccontando.
  • Non va trascurato il dramma di quanti, per sottrarsi al ricatto del MIUR, non hanno proprio presentato domanda scegliendo di rimanere nelle graduatorie (in Puglia rappresentano il 25-30% del totale delle GAE), senza dimenticare il dramma della mancata immissione in ruolo per il personale ATA.
  • Non si possono usare le supplenze attribuite per un anno per abbassare la percentuale dei docenti trasferiti al nord.

Da ultimo: se finora il ministro Giannini aveva dichiarato che, su 102.000 assunzioni, solo il 10% degli immessi in ruolo sarebbe finito fuori regione, nelle ultime ore ha abbassato la percentuale al 5%, forse conteggiando come non trasferiti anche i docenti graziati per quest’anno da una supplenza. Ebbene, se il ministro vuole trasformare le supplenze annuali da soluzione temporanea annuale in soluzione permanente allora lo faccia, rimodulando le assegnazioni alle province e rendendo meno devastante il “trasloco coatto” di migliaia di docenti, visto che ha tutti gli strumenti per farlo. Noi ne prenderemo positivamente atto. 


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