Immissioni, pomo della discordia

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La minoranza Pd chiede di aumentare il numero delle assunzioni.
La maggioranza è sul no. Confermati invece gli albi, più morbidi sul superpreside.

di Antimo Di Geronimo,  ItaliaOggi  9.6.2015.  

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È scontro aperto sul disegno di legge sulla scuola, in commissione istruzione al senato, tra i senatori della maggioranza renziana e la minoranza interna del Pd. La battaglia si combatte a colpi di emendamenti su scui l’avvio della discussione è stato rinviato a dopo la direzione del partito. E il campo di battaglia è il piano sulle immissioni in ruolo. Renzi non vuole cedere sul numero finale delle assunzioni (circa 107mila). Che lascerebbe fuori definitivamente circa 180mila docenti, tra precari delle graduatorie a esaurimento e abilitati non inseriti negli elenchi provinciali. Ma la minoranza Pd ha preparato alcuni emendamenti, che prevedono un aumento del numero delle assunzioni, ai quali non sembrerebbe intenzionata a rinunciare.

Più morbida la posizione sul superpreside, in merito al quale i senatori non renziani hanno presentato proposte di modifiche che, se approvate, non muterebbero granché lo strapotere del dirigente scolastico. Niente da rilevare, infine, sulla questione degli ambiti territoriali, sui quali la minoranza si è praticamente astenuta dal presentare proposte di modifica sostanziali. Tanto più che, sull’art. 8, la maggioranza sembrerebbe orientata a blindare il testo. E per fare ciò ha presentato un megaemendamento che riscrive totalmente il testo dell’articolo, riprendendo la versione approvata dalla camera.

n espediente, questo, che avrebbe come effetto quello di precludere l’approvazione di qualunque modifica. Dunque, la partita si gioca solo sulla questione delle assunzioni. È su questo fronte che Renzi potrebbe avere qualche problema a trovare i numeri per far passare la riforma.

La relatrice di maggioranza, Francesca Puglisi, ha presentato un emendamento in commissione che sostituisce l’articolo 8, praticamente con una sua fotocopia. Se sarà approvato, come sembra che andrà, i docenti perderanno definitivamente il diritto alla mobilità, così come è stato fino ad adesso. E dovranno rassegnarsi o a non muoversi più oppure ad andare incontro al rischio della mobilità aleatoria.

Sulla questione del superpreside, la minoranza PD ha presentato un emendamento che, una volta diventato legge, avrebbe come unico effetto di rilievo la modifica della composizione del comitato di valutazione. Che sarebbe costituito dal preside e da 4 docenti, individuati in seno al consiglio di istituto (e non più eletti dal collegio dei docenti). I 2 genitori rimarrebbero, ma senza diritto di voto. Idem nelle scuole superiori, dove al posto di uno dei due genitori entrerebbe un alunno.

Il comitato di valutazione, sempre secondo l’emendamento presentato dalla minoranza, assumerebbe su di sé la competenza a scegliere i docenti dagli ambiti territoriali. Rimarrebbe intatto, dunque, il metodo del mero gradimento in luogo del sistema della mobilità fondato su regole tassative e trasparenza delle operazioni. L’emendamento, se approvato, non andrebbe incontro alle richieste dei docenti e dei sindacati. E non fugherebbe il rischio di arbitri e discriminazioni. Tanto più che il dirigente avrebbe gioco facile a controllare il comitato, in forza del suo ruolo gerarchicamente sovraordinato rispetto ai docenti.

Sulla materia delle assunzioni la minoranza PD ha presentato alcuni emendamenti che, se tradotti in legge, comporterebbero la graduale assunzione di tutti i precari. Prima di tutto i precari storici delle graduatorie e poi tutti gli abilitati a vario titolo con almeno 3 anni di insegnamento anche non consecutivi. Anni intesi secondo le regole sulla ricostruzione di carriera: periodi di almeno 180 giorni anche frazionati oppure periodi di insegnamento prestati ininterrottamente dal 1° febbraio fino a termine delle attività.

Questa posizione è profondamente diversa rispetto a quella della maggioranza del Pd. Che coincide invece con la stesura del testo licenziato dalla camera. Vale a dire, 107mila assunzioni tratte dalle graduatorie a esaurimento e da quelle dei concorsi, con l’esclusione dei meri abilitati. E cioè dei docenti attualmente inclusi nella seconda fascia delle graduatorie di istituto o che abbiano maturato i titoli per accedervi.

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