In arrivo i 500 euro: dopo il bastone, la carota

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Amelia De Angelis  La Tecnica della scuola  1 ottobre 2015.  

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Ecco che, come tradizione impone, dopo il bastone arriva la carota. Sarà infatti corrisposto ad ottobre a ciascun docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado il primo bonus di 500 euro per l’autoformazione, come previsto dal comma 121 dell’art. 1 della legge 107/2015. Il decreto che disciplina come i docenti dovranno utilizzare il “tesoretto” destinato annualmente al loro aggiornamento e alla loro formazione professionale è stato firmato lo scorso 22 settembre e tempestivamente postato su Twitter dallo stesso Matteo Renzi. Quest’anno gli insegnanti si vedranno corrispondere la somma con un versamento ad hoc, dal prossimo anno invece i 500 euro saranno caricati su una carta elettronica appositamente predisposta, al momento non ancora disponibile. Ovviamente le spese sostenute dovranno essere debitamente rendicontate attraverso la presentazione di scontrini e fatture alla segreteria della propria scuola entro il 31 agosto di ciascun anno.

Cosa si può acquistare? Libri, riviste e altre pubblicazioni in formato cartaceo e digitale, hardware e software o altro materiale didattico, biglietti o abbonamenti per la partecipazione a spettacoli teatrali, cinematografici o eventi culturali, per l’ingresso a musei, mostre; iscrizione a corsi di approfondimento disciplinare o didattico, di miglioramento delle competenze informatiche o finalizzati al Clil ma anche a corsi di laurea, post lauream o master, purché  la destinazione del fondo risulti coerente con il proprio profilo professionale o per lo svolgimento di attività inerenti al Piano Triennale dell’Offerta Formativa della scuola di appartenenza. Inutile dire che  la rendicontazione sarà fatta oggetto di controllo da parte dei Revisori dei Conti, con le conseguenti responsabilità penali in caso di falso o truffa nell’impiego del bonus. Nel caso in cui invece la documentazione alla data del 31 agosto risultasse incompleta, non conforme o non presentata, l’importo non soggetto a rendicontazione verrà decurtato dal bonus previsto per il successivo anno scolastico.

Chi non lo avrà? I docenti non di ruolo nel corso di quest’anno scolastico, compresi quelli che, immessi in ruolo nelle precedenti fasi del Piano Straordinario, hanno scelto di non raggiungere la provincia di titolarità provvisoria per accettare una supplenza annuale, nonché i docenti delle scuole private. Una manna dal cielo, per alcuni, attraverso la quale si riconosce finalmente la necessità di sostenere la qualità della professione docente con attività di autoformazione finanziate dallo Stato, per altri solo una meschina manovra attuata dal governo per conquistare quel consenso elettorale che teme di perdere, una sorta di “Befana fascista” per avallare il culto della personalità di Matteo Renzi. Per Marina Boscaino nel suo blog su Micromega, i 500 euro sarebbero solo “una prebenda con la quale il governo tenta di accaparrarsi (a prezzo veramente irrisorio) le grazie dei destinatari di turno”, analogamente a quanto già fatto con gli 80 euro dello scorso anno, e che non può sostituire il dovuto adeguamento salariale dei diritti maturati; il prezzo con cui i decisori politici  ritengono offensivamente di poter risarcire lo “scippo” cui hanno fatto oggetto i docenti, attraverso la recente legge di riforma, della libertà di insegnamento e della dignità professionale.
Anche per la penta stellata Silvia Chimienti, come denuncia in un post sul suo profilo Facebook dello scorso 27 settembre, i 500 euro si configurano come “voto di scambio”, come tentativo di comprare i docenti, ai quali tra l’altro la formazione spetterebbe di diritto, “dopo aver distrutto quanto di buono era rimasto nella scuola: democrazia, trasparenza, imparzialità, libertà di insegnamento, professionalità.”

Come reagiranno i docenti a questa novità sarà fondamentale.
Non va dimenticato, tra l’altro che sulla base di quanto stabilito dal comma 124 dell’art.1 della legge 107, “la formazione in servizio dei docenti di ruolo” diventa “obbligatoria, permanente e strutturale”. Ciò che è certo è che, anche se, come diceva Don Milani, “il vero insegnante è colui che ha sempre voglia di imparare”, il “tesoretto” da spendere scatenerà gli appetiti dei fornitori di beni e servizi di settore, nel cui ventaglio di offerte bisognerà scegliere con la dovuta attenzione per scongiurare il pericolo che si possa in qualche modo alimentare il tristemente noto mercato di certificazioni di crediti formativi “ad pecuniam”.

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