In merito all’arte di valutare il merito senza entrare nel merito

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  Roars, 27.10.2015

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Dovrebbe risultare chiaro che qui non si contesta la valutazione, che è un «central feature of social life»e, a maggior ragione, lo è di qualunque attività dello studioso e del docente. Qui si contesta una valutazione, quella massificante, omologante e più seriale che seria dell’ANVUR. Elementarissime conoscenze di storia della scienza e la lettura di qualche recente sentenza amministrativa sono sufficienti a comprendere che l’anvurizzazione della ricerca universitaria presenta tutte le virtù dell’impostura: un’impostura la cui vernice scientistica dovrebbe coprire le scelte politiche di definanziamento del settore. Difficile, pur con tutta la buona volontà, credere che sia una mera coincidenza la sovrapposizione, alla fine dello scorso decennio, dell’avvio di un massiccio definanziamento e dell’introduzione della nuova quota premiale del FFO (fondo di finanziamento ordinario), che dipende quasi per intero dalla pseudoscienza anvuriana.

«[D]ietro l’apparenza di dichiarare la realtà dei fatti, pretendono di far esistere le cose conformemente a ciò che dicono».
Bourdieu, Homo academicus (1984), tr. Di A. De Feo, Dedalo, Bari, 2013, p. 243.
«Sembrano tutti resoconti oggettivi, e invece modificano il contesto dell’interazione».
M.C. Bateson, Metalogo, La segretezza, in G. Bateson – M.C. Bateson, Dove gli angeli esitano, Verso un’epistemologia del sacro (1987), tr. di G. Longo, Adelphi, Milano, 1989, p. 136.

Sommario: 1. Stravolgere il senso per carpire consenso – 2. L’omologazione anv

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