Insegnanti falsi invalidi? Le chiavi di lettura per lo scandalo della CMV di Torino

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di Vittorio Lodolo D’Oria  Orizzonte Scuola,  23.9.2015.  

WCENTER 0XGIAGPLFC                20060806 -ROMA - POL - SANITA': TURCO,UN DDL CON OBBLIGO DI ESCLUSIVA PER I PRIMARI Un'immagine d'archivio che mostra un medico in camice.      FRANCO SILVI/ANSA-ARCHIVIO/ CD

WCENTER 0XGIAGPLFC 20060806 -ROMA – POL – SANITA’: TURCO,UN DDL CON OBBLIGO DI ESCLUSIVA PER I PRIMARI Un’immagine d’archivio che mostra un medico in camice. FRANCO SILVI/ANSA-ARCHIVIO/ CD

Lo scandalo di Torino sulle mazzette percepite dal presidente della CMV, a fronte di facili prepensionamenti, offre molti spunti di riflessione ma lascia al contempo inevase numerose domande. Proviamo a mettere ordine senza cedere alla tentazione di alimentare ulteriori stereotipi sulla categoria professionale dei docenti. In quanto medico di commissione per oltre un ventennio nella ASL di Milano e come medico di parte degli insegnanti per oltre un decennio nelle varie CMV d’Italia, fare luce su tutta la questione è doveroso.

L’episodio

I carabinieri di Torino hanno filmato la scena in cui un “medico di parte” (specialista in odontoiatria e medicina legale) elargisce una mazzetta ad un collega, che riveste la carica di presidente della CMV, in cambio dell’aggiustamento di una pratica volta a ottenere il prepensionamento per il proprio assistito. Il suddetto medico “corruttore”, secondo gli articoli di cronaca, gestirebbe la quasi totalità delle pratiche degli insegnanti, e di pochi altri dipendenti pubblici, per presentarle in sede di commissione al presidente della CMV opportunamente “sensibilizzato”. Tutta la vicenda avrebbe avuto inizio grazie a una segnalazione anonima (cosa assai verosimile) e in seguito a diagnosi di “patologie ricorrenti o difficili da smentire quali stress da mobbing, mal di testa, afonia” (motivazione assai dubbia).

Le perplessità

  1. Come prima cosa intendo subito stigmatizzare le facili conclusioni cui pervengono gli stessi insegnanti, oltre all’opinione pubblica, di fronte a simili fatti di cronaca: “Chi presenta domanda d’invalidità sta facendo il furbetto”. Invito tutti a rifuggire da queste generalizzazioni. Ricordo bene che nei miei 20 anni di collegio medico, mi sono imbattuto in un solo docente, sugli oltre mille visitati che, seppur sanissimo, aveva avanzato domanda di prepensionamentio per invalidità. Per il 92% del restante campione era stata decretata dalla nostra commissione un’invalidità più o meno grave. Occorre dunque fare la tara ai giornali che titolano: “Scandalo falsi invalidi: centinaia di insegnanti malati immaginari”, salvo poi scrivere nell’articolo che “per ora sono solo due i casi accertati”.
  2. Nel caso in esame, la maggiore stranezza sembra risiedere nella circostanza che il medico di parte (il presunto corruttore) sia particolarmente centrato sugli insegnanti, mantenendone di fatto l’esclusiva e procurandosi, non si sa come, tutti i riferimenti di coloro che avviano la pratica ai fini del prepensionamento. Il suddetto clinico non ha alcun ruolo istituzionale e dunque deve per forza esserci una terza persona a procurargli la lista dei potenziali clienti. Inutile dire che gli enti in possesso dei nominativi sono solamente gli Uffici Scolastici e la CMV.
  3. La CMV provvede all’esame delle pratiche ricorrendo a una particolare procedura (istituzionalmente consentita) che però presta il fianco a episodi come quello di Torino. La visita medica al lavoratore sottoposto ad accertamento medico può essere infatti effettuata da un solo componente della commissione, mentre il provvedimento viene assunto in un secondo momento a collegio medico riunito davanti agli atti, ma in assenza del paziente e del suo medico di parte. Sul verbale finale deve essere infine esplicitamente indicato se il giudizio, cui si è addivenuti, è stato raggiunto all’unanimità o a maggioranza. Inutile dire che i colleghi della CMV di Torino, qualora avessero concordato col parere espresso dal loro presidente, potrebbero oggi trovarsi in una situazione poco simpatica. Per correttezza va anche detto che non mi è mai capitato di assistere al raggiungimento di un verdetto a maggioranza: tutti, sempre e solo all’unanimità. Andare contro il parere del proprio presidente di commissione, a torto o a ragione, è infatti cosa piuttosto insolita e inusuale oltreché antipatica.
  4. Circa le diagnosi che avrebbero indotto dei sospetti “perché difficili da smentire”, mi sentirei di bollare la questione come folklore giornalistico. Le patologie professionali degli insegnanti sono all’80% di tipo psichiatrico e neoplastico (vedi La Medicina del Lavoro N°5/04), mentre, per nessuna delle malattie indicate nell’articolo, un medico, ancorché corrotto, oserebbe chiedere una inabilità a qualsiasi proficuo lavoro. Ci sarebbe piuttosto da chiedersi perché la categoria professionale degli insegnanti è quella che più di ogni altra attira “profittatori” e “mercenari dalla ricetta facile” e la risposta, alla luce del succitato studio e di numerose altre pubblicazioni scientifiche, è scontata: i docenti stanno male. A comprovare definitivamente quanto appena affermato, insieme alla cattedra di Statistica dell’Università del Sacro Cuore di Milano, abbiamo fatto richiesta all’Ufficio III della Direzione Generale dei Servizi del Tesoro (vedi pdf qui sotto) per elaborare i dati delle CMV italiane nell’ultimo quinquennio. Ancora non è pervenuta una risposta, ma speriamo che nell’interesse di tutti e per la trasparenza del lavoro dei colleghi ci venga dato accesso alle informazioni richieste.
  5. Un’ulteriore considerazione va fatta sull’inasprimento delle regole per il prepensionamento. Fino al 2011 un docente, cui veniva emesso il giudizio di “inidoneità permanente all’insegnamento”, poteva scegliere se ritirarsi in pensione con i contributi maturati (unico requisito indispensabile un’anzianità di servizio di 15 anni) o essere adibito ad altre mansioni (biblioteca, amministrazione). Con l’adozione del DPR 171/11, in analoghe condizioni di salute, è oggi possibile solamente transitare nei ruoli ATA. C’è da credere che anche l’esasperazione di alcuni docenti abbia indotto qualche sciagurato a percorrere deprecabili scorciatoie che infangano l’intera categoria. L’unico provvedimento che oggi consente il prepensionamento è quello di “inabilità a qualsiasi proficuo lavoro” che, nella mia esperienza a contatto con le varie CMV d’Italia, viene oggi riservato per casi clinici gravissimi o per pazienti terminali.
  6. Resta il fatto che il caso di Torino, seppur grave nella sostanza, non deve indurre a fare nocive generalizzazioni, mentre potrebbe essere spunto per rendere più trasparente l’operato delle CMV che detengono preziose informazioni ai fini della individuazione delle malattie professionali delle categorie professionali del pubblico impiego ed in particolare di quella degli insegnanti. D’altro canto l’inasprimento delle riforme previdenziali (ultima quella che porta il nome della Fornero) e degli aggiustamenti in corso come il DPR anzi citato, non possono che porci dinnanzi a una realtà di lavoratori sempre più anziani e malati. Considerata l’età a cui vanno in pensione oggi i lavoratori, il Medico del Lavoro deve possedere competenze geriatriche, così come al Geriatra occorrono quelle di Medicina del Lavoro. Nel presente e per il futuro occorrerà valutare anzitutto l’impatto sociale delle riforme previdenziale la cui adeguatezza non può dipendere solo dai numeri prescindendo dal capitale umano.

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Richiesta avanzata al MEF per i dati azionale delle CMV

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