Invalsi, al Sud prevalgono i no. In arrivo un rimedio per il cheating

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di Emanuela Micucci,  ItaliaOggi  14.7.2015.  

La bassa adesione ai test va di pari passo con i rendimenti

invalsi_ajello2«Le scuole del Sud del nostro Paese non recuperano lo svantaggio. È un debito che abbiamo nei loro confronti: li stiamo privando di una condizione migliore». Alla presentazione, nei giorni scorsi al Miur, del Rapporto Invalsi sulle rivelazioni degli apprendimenti di 2 milioni e 250mila studenti di circa 13mila scuole nell’anno scolastico 2014-2015 (www.invalsi.it), la presidente dell’istituto Anna Maria Ajello spiega il divario in italiano e matematica degli studenti del Nord e del Sud, che conferma come l’Italia sia un Paese a due velocità fin dalla scuola primaria. Il fenomeno, infatti, sebbene poco evidente in II elementare, si acutizza nel corso dell’itinerario scolastico e il sistema educativo non sembra in grado di contrastarlo. Ormai da anni. Non solo.

Analizzando il dato territoriale sulla minore partecipazione, quest’anno, alle prove Invalsi, emerge che le scuole che si sono astenute dalle rivelazioni sono concentrate nelle regioni del Mezzogiorno e che sono quelle che solitamente hanno raggiunto risultati peggiori. A eccezione della prova nazionale in terza media, obbligatoria perché all’interno dell’esame di licenza media, la partecipazione delle II e V primarie ha avuto un’adesione tra il 95% e il 100%, tranne in tre regioni meridionali: Puglia (18% e 22%), Campania (24% e 30,7%) 3 Sicilia (54% e 62%). In II superiori, che in totale hanno visto la partecipazione dell’81,27%, l’astensione è stata forte in 4 regioni del Sud con oltre il 30% di mancata adesione: Calabria (38,26%), Puglia (46,41%), Campania (53,23%) e Sicilia (72,44%).

«Le prove possono essere migliorate», commenta Ajello, «ma non si può eludere la necessità che abbiamo come Paese di disporre di strumenti attendibili che accertino l’acquisizione da Nord a Sud di competenze che appaiono veri e propri diritti di cittadinanza». Anche perché il gap tra Nord e Sud è già di 7 punti in italiano e 6 in matematica in II primaria e cresce in V primaria rispettivamente a 10 e 11 punti. Ma la svolta si registra in III media: il Nord consegue risultati significativamente superiori alla media nazionale, il Centro intorno alla media e il Sud, isole comprese, registra il segno meno. Tendenza che si consolida in II superiore: lo scarto in italiano a fine delle medie di 14 punti al Sud e18 nelle isole, in matematica 19 e 22, sale a 18 punti in italiano al Sud e 20 nelle isole, in matematica 21 e 26. Nel Mezzogiorno è maggiore la variabilità i risultati tra scuole rispetto al Centro e al Nord già dalla primaria. «Il sistema d’istruzione nelle regioni meridionali», osserva Roberto Ricci, responsabile area prove dell’Invalsi, «appare non solo meno efficace in termini di risultati raggiunti, ma anche meno capace di assicurare uguali opportunità di apprendimento a tutti gli studenti: meno equo».

Gli istituti tecnici del Nord conseguono risultati, specie in matematica, buoni e paragonabili a quelli dei licei, superiori alla media italiana. Mentre al Sud il punteggio è inferiore alla media. Anche nei licei che, quindi, vanno peggio dei tecnici del Nord. Con l’autovalutazione delle scuole, osserva Carmela Palumbo, direttore generale Miur, le prove dovrebbero smettere di essere vissute dalle scuole come «isolate» per diventare «un vero servizio agli istituti per migliorarsi». Entro due anni poi, annuncia Ajello, «saremo pronti per erogare le prove Invalsi al computer, già esistono delle sperimentazioni. Potrebbe avvenire in una finestra temporale di una settimana, con prove equivalenti generate da un sistema ben collaudato. Ciò consentirebbe alle scuole di inviare gli alunni in tempi successivi nella stessa aula per effettuare le prove». Si ridurrebbe il cheating (copiatura), la correzione sarebbe automatica, potrebbe essere «l’occasione per ripensare gli esami di Stato, perché potrebbero meglio rispondere alla verifica anche delle soft skills ».

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