La Buona Scuola azzera il precariato? Sciopero!

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Excursus del precariato nella scuola dagli anni novanta ad oggi

Un concorso riservato ai ‘superstiti’ esclusi dal piano assunzionale
potrebbe debellare completamente il “virus” del precariato strutturale

Tuttoscuola,  4.5.2015.

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Domani il sindacato sciopera compatto (qualche sigla che partecipa ha già incrociato le braccia dieci giorni fa). Le motivazioni che sono state presentate alla base della protesta vanno oltre il piano di assunzioni. Però è inevitabile chiedersi: ma se il piano del Governo in carica (che include anche – ricordiamolo – oltre a 124mila immissioni in ruolo senza tra l’altro prevedere ulteriori verifiche della loro preparazione, l’aumento di almeno 50mila nuovi posti di lavoro, la conferma della progressione di carriera per anzianità più la premialità per il merito, i 500 euro annui a testa per la formazione personale dei docenti) non avesse previsto l’abbattimento dopo vent’anni del numero di docenti a tempo determinato, cosa sarebbe successo?

Come suggerisce la saggezza popolare, per capire dove siamo oggi e dove stiamo andando, è bene aver presente dove eravamo ieri. Il tema dolente del precariato storico nella scuola italiana non sfugge a questa regola, e ripercorrerne il trend dell’ultimo decennio aiuta a capire quando e chi lo ha creato e quando e chi potrebbe ridurlo a fenomeno fisiologico.

Ecco quindi un rapido excursus.

La scuola italiana ha toccato il suo massimo storico di docenti precari in cattedra nell’anno scolastico 2006-07 (fine dell’era Moratti) con una media nazionale del 17,9% (rapporto tra docenti a tempo determinato e totale docenti in cattedra). Naturalmente quella era un media: gli estremi, per rimanere a livello di regione, andavano dal 23,5% complessivo dell’Emilia-Romagna al 12,8% dell’Abruzzo.

Si veniva allora da un decennio che aveva visto passare tra il ’98 e il 2007 la percentuale di docenti con contratto a termine determinato (cioè con incarico annuale o fino al termine delle lezioni) dall’8% fino a sfiorare appunto il 18%. In termini assoluti i docenti non di ruolo in servizio sono passati dai 64mila del 98-99 ai 152mila di quel 2006-07. Da quell’anno, l’inversione di tendenza con i ministri Fioroni (che li ha portati a 130 mila) e Gelmini (che li ha portati sotto i 100mila), dovuta da un lato alle assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal 2007-08 (50mila dal Governo Prodi e 73mila dal Governo Berlusconi), dall’altro alla riduzione dei posti in organico di diritto.

Da allora è stata una lenta discesa: 16,9% nel 2007-08, 14,9% nel 2010-11.

E oggi? Dopo qualche oscillazione siamo sui livelli percentuali di quattro anni fa (15%). Infatti in questo anno scolastico nelle scuole statali sono in servizio complessivamente 788.500 docenti. Di questi, vi sono 14.500 docenti supplenti annui su posti vacanti e altri 104mila docenti supplenti con contratto fino al termine delle attività del 30 giugno (soprattutto su spezzoni di cattedra e su posti di sostegno in deroga). I docenti con contratto a tempo determinato sono, quindi, 118.500, il 15% del personale docente in servizio.

Con l’operazione Buona Scuola si tenta nuovamente l’attacco, forse decisivo, al moloc del precariato. Si riuscirà a riportarne l’incidenza a valori percentuali fisiologici o, addirittura, ad azzerarli sostanzialmente?

Sulla base della relazione tecnica che accompagna il ddl C. 2994 in discussione in Parlamento con il piano di assunzioni nel prossimo anno scolastico i docenti di ruolo in servizio saranno circa 750mila (non comprendono circa 12 mila docenti di IRC).

Oltre a questi 750mila docenti di ruolo che saliranno in cattedra anche per effetto della Buona Scuola, quanti altri a tempo determinato (supplenti con contratto fino al termine delle attività) si aggiungeranno? Quel 15% scenderà o continuerà a rimanere sostanzialmente confermato? Vediamo meglio.

Oltre ai docenti di ruolo (vecchi e nuovi) vi saranno circa 19mila docenti di sostegno su posti in deroga. L’incidenza del precariato scenderebbe al 2,5%. Se anche, in attesa di esaurire le GAE della scuola dell’infanzia (23mila), dovranno essere impiegati nel settore altrettanti insegnanti transitoriamente a tempo determinato, l’incidenza complessiva sarebbe del 5,2%. Comunque, poco o tanto, la precarietà dentro la scuola sarebbe, sarà (se il piano del Governo diventerà legge) ridotta ai minimi termini.

Certo, difficile accontentare tutti, ma certamente questo piano sferra un colpo decisivo alla piaga del precariato. Come completare l’opera? Esaurire anche le graduatorie di merito concorsuali del 2012 e contemporaneamente bandire, in parallelo alle nuove immissioni in ruolo, un concorso con quota riservata ai docenti precari in possesso di TFA/PAS e ai cosiddetti triennalisti. Difficile che a quel punto il sindacato reiteri lo sciopero.

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