La Buona Scuola: ecco i 12 punti della riforma approvata alla Camera

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Scheda / Approvata alla Camera la riforma proposta dal governo Renzi: tra nuovo pof, poteri dei presidi, fondi e edilizia, ecco come cambierà la scuola italiana.

di Salvo Intravaia  la Repubblica,  20.5.2015.

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ROMA – Buona scuola al giro di boa, tra proteste di piazza e sciopero degli scrutini all’orizzonte. La Camera dei deputati ha approvato, con 316 sì, 137 no e 1 astenuto, il disegno di legge di “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione”, con delega su tutta una serie di altre materie: dalla formazione iniziale dei futuri insegnanti alla riforma del sostegno. Ora il disegno di legge, con le modifiche apportate a Montecitorio, passerà al Senato e successivamente alla camera per il voto definitivo, che dovrebbe arrivare entro metà giugno.

Ecco come cambierà – in dodici punti – la scuola italiana.

Autonomia scolastica. I primi articoli del provvedimento  –  1 e 2  –  disegnano i principi generali cui si ispira la riforma Renzi, puntando sulla valorizzazione dell’autonomia scolastica. E individuando nella figura del preside colui che, “nel rispetto delle competenze degli organi collegiali, garantisce un’efficace ed efficiente gestione delle risorse umane, finanziarie, tecnologiche e materiali”.

Il nuovo Pof. L’articolo 3 introduce il Piano triennale dell’offerta formativa che, “esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa ed organizzativa che le singole scuole adottano nell’ambito della loro autonomia”. E che dovrà conteggiare anche il fabbisogno di cattedre per realizzare la mission che ogni scuola si darà.

Il curriculum dello studente. Le scuole superiori potranno attivare, nei limiti delle risorse assegnate e/o richieste, insegnamenti negli ultimi tre anni della scuola superiore “anche utilizzando la quota di autonomia e gli spazi di flessibilità” disponibili per legge. In questo modo gli studenti potranno personalizzare il proprio percorso scolastico adattandolo alle proprie vocazioni e preferenze.

Alternanza scuola-lavoro. Per arginare l’enorme dispersione scolastica che l’Europa ci rimprovera, negli ultimi tre anni della secondaria di secondo grado saranno attivati percorso di alternanza scuola-lavoro per almeno 400 ore negli istituti tecnici e nei professionali e per almeno 200 ore complessive nei licei. Le attività potranno essere svolte anche durante i periodi di sospensione delle attività: in estate e/o durante le vacanze di Natale e Pasqua.

Innovazione digitale e didattica laboratoriale. Per migliorare le competenze digitali degli studenti e per svecchiare la didattica il ministero ha stanziato 30 milioni di euro che saranno ripartiti alle scuole in base al numero delle classi e al numero degli alunni. Il provvedimento prevede anche un potenziamento degli Its, gli istituti tecnici superiori che si pongono come alternativa all’università.

Organico dell’Autonomia. Ogni scuola, limitatamente ai precari inseriti nelle graduatorie provinciali ad esaurimento e ai vincitori degli ultimi concorsi, potrà chiedere dal 2016/2017 le risorse di personale docente che servono per realizzare l’azione educativa perseguita dal Ptof. Finora, l’autonomia scolastica è rimasta sulla carta perché le scuole non potevano contare su risorse aggiuntive di personale. In questo modo la riforma intende realizzare appieno l’autonomia scolastica, varata nel 1999 e partita nel 2000.

Il super preside. L’articolo 9, quello sulle competenze del dirigente scolastico, è stato uno dei più contestati. Secondo la visione dell’esecutivo, per rilanciare la scuola italiana occorre liberare le mani al capo d’istituto che finora ha avuto più responsabilità che margini di manovra per fare funzionare al meglio gli istituti. I presidi-sindaci potranno scegliere, motivando, i neoassunti dagli albi territoriali. Potranno formare la squadra  –  fino al 10 per cento del personale docente in forza nella scuola  –  che li supporterà durante l’anno nella gestione della scuola e potranno, dopo avere sentito il parere del Comitato di valutazione della scuola, premiare i docenti migliori. E promuovere o bocciare i neoassunti nell’anno di prova. Un cambio di prospettiva che equivale ad una vera rivoluzione copernicana per la scuola nostrana. Ma ogni tre anni verrà valutato e dall’esito della pagella dipenderà una parte del suo futuro stipendio: la cosiddetta retribuzione di risultato.

Piano da 100mila assunzioni. E’ forse uno dei punti più attesi dai precari della scuola. Dal primo settembre prossimo, le graduatorie ad esaurimento verranno quasi svuotate. L’obiettivo del governo era quello di voltare pagina con il precariato scolastico e avviare una stagione di concorsi per il reclutamento degli insegnanti 2.0. Ma in commissione e in aula i deputati hanno preferito fare qualche modifica. I 100mila neo assunti  –  gli inclusi nelle graduatorie ad esaurimento della scuola primaria e secondaria e i vincitori degli ultimi concorsi a posti  –  verranno inseriti in albi territoriali  –  che nel 2015/2016 avranno la dimensione dell’intera provincia  –  dai quali i presidi pescheranno per il reclutamento del personale necessario alla scuola. Gli idonei del concorso 2012 verranno assunti, ma a partire dal 2016/2017. Le graduatorie provinciali, tuttavia, non verranno cancellate a partire dal prossimo mese di settembre. L’emendamento Rocchi approvato ieri ha previsto che le graduatorie della secondaria verranno chiuse, solo se esaurite. Questa modifica dovrebbe evitare di lasciare fuori precari di vecchia data e un esodo verso le regioni settentrionali da parte dei precari meridionali, che potranno aspettare il loro turno comodamente seduti a casa. E prima del primo ottobre 2015 verranno banditi i nuovi concorsi per 60mila posti all’anno.

Carta dell’insegnante. Per le spese di aggiornamento  –  acquisto di libri, manuali, biglietti teatrali e di spettacoli  –  ogni insegnate avrà un budget annuale di 500 euro da spendere.

Agevolazioni fiscali. Alla fine, il 5 per mille che le scuole avrebbero potuto ricevere da ogni contribuente è stato stralciato. Il pericolo che si potesse aggravare la sperequazione tra scuole ricche e povere della stessa città e di aree diverse del paese aveva prodotto scontri durissimi tra maggioranza e opposizioni anche in commissione. Tra i bonus previsti dal disegno di legge sono rimasti lo school bonus  –  erogazioni liberali che prevedono un credito d’imposta a favore del donatore  –  e la detrazione fiscale per coloro che mandano i figli nelle scuole paritarie.

Edilizia scolastica. Il pacchetto per rendere le scuole italiane più sicure entra a pieno titolo nella riforma con due articoli. I 36mila plessi scolastici verranno resi più sicuri attraverso i 4 miliardi di finanziamenti racimolati qualche mese dopo il suo insediamento. Per evitare le gli incidenti continuino a mandare in ospedale insegnanti e alunni, è previsto un piano di “Indagini diagnostiche sugli edifici scolastici”. E siccome tre quarti delle scuole ha già oltre 30 anni di vita, il governo ha previsto la costruzione di “scuole innovative”, almeno una per regione.

Deleghe. La riforma prevede anche 8 deleghe che completeranno il puzzle pensato dalla coppia Renzi-Giannini. Tra i primi decreti c’è quello della redazione di un nuovo Testo unico in materia di istruzione. L’ultimo risale al 1994. Tra le Il governo, attraverso una delega, vuole rimettere mano al sistema della formazione iniziale: quale percorso universitario occorre intraprendere per diventare docenti. E una riforma del sostegno per i soggetti con disabilità. Le altre 5 deleghe prevedono: la revisione dei percorsi dell’istruzione professionale; l’istituzione del percorso zero-sei anni per l’istruzione dell’infanzia, “costituito dai servizi educativi per l’infanzia e dalle scuole dell’infanzia, al fine di garantire ai bambini e alle bambine pari opportunità di educazione”; una norma generale sul diritto allo studio; un decreto per la “promozione e diffusione della cultura umanistica e la valorizzazione del patrimonio e della produzione culturale, musicale, teatrale, coreutica, cinematografica e il sostegno della creatività connessa alla sfera estetica”; il riordino degli istituti statali all’estero e “l’adeguamento al nuovo contesto della normativa in materia di valutazione e certificazione delle competenze degli studenti, nonché degli esami di Stato”.

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