La disattenzione italiana per il talento. «La scuola non pensa ai plusdotati»

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di Monica Ricci Sargentini, Il Corriere della sera, 7.12.2017

A Roma, alla Camera dei deputati, una premiazione di quei giornalisti che nel 2017 hanno saputo divulgare adeguatamente la tematica dei bambini «dotati»

Sono il 5% i bambini ad alto potenziale cognitivo e plusdotati in Italia ma la loro esistenza non è prevista dall’attuale sistema educativo italiano che dedica (giustamente) molta attenzione a chi ha deficit di apprendimento ma nessuna a chi avrebbe bisogno di andare a un passo molto più veloce per non annoiarsi. Per questo l’associazione Aget (Associazione genitori education to talent) ha promosso il concorso giornalistico «I bambini italiani ad alto potenziale cognitivo e plusdotati» per premiare quei colleghi che sono riusciti a «divulgare adeguatamente e con la giusta terminologia» i problemi di questi piccoli cittadini speciali. Il concorso ha avuto il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco e della Camera dei Deputati.

Dimenticati

«Mi ha fatto piacere che l’Unesco nel darci il patrocinio abbia parlato di sistemi educativi più sensibili e più inclusivi – ha detto la presidente dell’Aget Valeria Fazi -. Purtroppo oggi non è così e i nostri figli sono totalmente esclusi a scuola. Non posso pensare che il Paese nel quale sono nata si dimentichi di loro e li spinga ad andare all’estero quando sono adulti. Lo Stato deve riconoscere le caratteristiche dei nostri piccoli. Spero che il prossimo anno, per la seconda edizione del premio, qualcosa sia cambiato».

I vincitori

La premiazione, che si è svolta a Palazzo Theodoli-Bianchelli, in piazza del Parlamento, ha visto vincitrice la giornalista di Donna Moderna Cristina Sarto per il pezzo «Mio figlio è un piccolo genio». Al secondo posto Anna Dichiarante di Repubblica per il servizio «Piccoli geni crescono ma non nelle scuole. Un corso per scoprirli», terzo il free-lance Marcello Gelardini per l’articolo «Studenti plusdotati, Italia paese dei talenti sprecati?»apparso su scuola.net.

La comunicazione

«A volte — ha detto la moderatrice Claudia Arletti, giornalista del Venerdì e mamma di un ragazzo plusdotato — la stampa parla dei nostri figli in modo inappropriato, è molto difficile comunicare la situazione in cui ci troviamo all’esterno». «È facile spettacolarizzare i loro talenti — ha spiegato Fazi —, un conto sono i film romanzati e un conto è la realtà». L’onorevole Marco Di Maio, del Pd, ha parlato, invece, di pensare a corsi di formazione specifica nelle scuole.

Per Corrado Augias, ospite d’onore alla premiazione, «la scuola da sola non può risolvere questo problema, c’è bisogno di un’unione con le famiglie». «Il problema è delicatissimo – ha aggiunto -, isolare in classi separate questi ragazzi non andrebbe affatto bene. Il nostro sistema educativo, come tutte le istituzioni collettive, deve livellare. Perfino l’attività legislativa ignora le diversità individuali».

All’estero

In molti Paesi esteri, partendo da quelli anglosassoni fino agli Stati membri dell’Unione Europea, passando per gli Stati asiatici (ad es. Singapore, Malesia, Cina) per i ragazzi dotati di particolare talento o precocità è prevista una certa flessibilità del percorso scolastico oppure questi studenti vengono sostenuti attraverso diverse attività extra-scolastiche.

A volte si arriva ad eccedere sul lato opposto. Qualche giorno fa il Guardianin prima pagina citava una ricerca secondo la quale già a due anni, negli asili britannici, gli alunni vengono divisi in base alle loro abilità in lettura e matematica. Non è certo questo il caso dell’Italia.

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