La patata bollente delle prove Invalsi

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TuttoscuolaNews,  n. 689 del 27.4.2015.

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Anche se nelle motivazioni dello sciopero generale del 5 maggio contro il ddl sulla Buona Scuola non è stato compreso esplicitamente l’obiettivo delle prove Invalsi, qualche malizioso si è chiesto se davvero nella scelta di quella data – nota da mesi – i cinque sindacati rappresentativi avevano considerato la pericolosa coincidenza (con le prove Invalsi di italiano nella scuola primaria), scegliendo un giorno infrasettimanale che non favorisce ponti compiacenti.

La scelta del 5 maggio costituisce il primo giorno utile (dieci giorni obbligatori di stacco), rispetto allo sciopero dell’Anief del 24 aprile. Poco importa se la scelta del 5 maggio è stata consapevole o casuale: il guaio c’è tutto, con grande soddisfazione dei Cobas che, come ormai succede da alcuni anni, hanno proclamato sciopero proprio contro le prove Invalsi per il 5 maggio (e il 6 e il 12 maggio).

Senza lo sciopero generale, l’astensione Cobas per le prove Invalsi avrebbe avuto, come negli anni scorsi, un valore poco più che simbolico. Ma l’aiuto indiretto dei sindacati rappresentativi sta rilanciando implicitamente lo sciopero dei Cobas, con possibile compromissione delle prove.

Come ha osservato anche il Corriere della Sera, le prove potrebbero sostanzialmente saltare, determinando così “un’occasione mancata per la valutazione del livello di preparazione dei nostri studenti, nonché un’enorme perdita di lavoro per tutti i ricercatori e professori che preparano i testi delle prove per mesi”.

Sul web corrono voci di possibile precettazione da parte di alcuni Capi d’istituto con alcuni di loro che avrebbero ipotizzato il rinvio della somministrazione dei test. Voci e ipotesi su cui è già arrivato l’altolà dei Cobas (che parlano di azioni antisindacali) e della Flc-Cgil (che ritiene le prove non rinviabili).

Se a suo tempo la legge, oltre a rendere obbligatorie le prove, le avesse considerate alla stregua degli scrutini e degli esami, la somministrazione ora sarebbe salva.

Si prospetta quindi un duro colpo per le prove con danno per il sistema di valutazione e con spreco non indifferente di risorse. A meno che il ministro Giannini, d’intesa con l’Invalsi, non decida lo spostamento delle prove per la scuola primaria, togliendo le castagne dal fuoco ai dirigenti scolastici.

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