La protesta gonfia lo sciopero

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Renzi apre a modifiche alla riforma, ma dice no a una scuola dei sindacati.
Giannini, polemica. Il premier pronostica per il 5 maggio adesioni del 90%

di Alessandra Ricciardi, ItaliaOggi  28.4.2015

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Oltre 120 flash mob, un numero crescente di assemblee nelle scuole, e poi le preoccupazioni che filtrano dai parlamentari del Pd, a più diretto contatto con il territorio e con gli umori della categoria, che segnalano un disagio e una contrarietà verso la riforma condivisi anche da chi normalmente è refrettario a scioperare. Al premier Matteo Renzi è bastato poco per capire che questa volta lo sciopero della scuola in calendario per martedì prossimo 5 maggio, il primo unitario da sette anni a questa parte, potrà avere adesioni plebiscitarie, «mi aspetto un 90% di partecipanti», avrebbe detto il premier ai suoi nel corso dell’assemblea dei democratici chiamata a definire la linea sulle modifiche alla riforma della scuola. Un pronostico che nel Pd commentano come provocatorio. Ma se l’adesione dovesse attestarsi anche «solo» al 50% (fu del 66% circa contro la riforma Gelmini) rappresenterebbe comunque, è il ragionamento, un brutto colpo per il partito, a pochi giorni, tra l’altro, dalla prova delle elezioni regionali.

A esacerbare il confronto tra governo e insegnanti, in questi giorni in cui in parlamento il Pd sta provando a ridefinire proprio gli aspetti più invisi della riforma (dai poteri dei dirigenti agli albi territoriali), ci ha pensato il ministro dell’istruzione Stefania Giannini che, contestata a Bologna, ha apostrofato i docenti protestatari come «squadristi». Un’uscita che le è valsa le critiche non solo della sinistra interna del Pd come Stefano Fassina ma anche del presidente del partito, Matteo Orfini, e del vicesegretario, Lorenzo Guerini: «È sbagliato che si impedisca di parlare a chi presenta la riforma, così come è sbagliato bollare di squadrismo chi manifesta il proprio dissenso… La scuola è il cuore del cambiamento dell’Italia, evitiamo che diventi oggetto di scontri ideologici e sopra le righe». Un invito ad «abbassare i toni e a ragionare nel merito» è giunto anche dal sottosegretario all’istruzione, Davide Faraone.

E così il vento della protesta sul territorio gonfia le vele dello sciopero, proteste in particolare all’indirizzo del potere di scelta dei docenti assegnato al preside, che potrebbe scadere – è il timore- in arbitrio, e contro la perdita della titolarità della cattedra per i nuovi assunti e per i vecchi che cambieranno sede: di fatto per tutti i docenti si prevede una mobilità ogni tre anni nell’ambito dell’albo territoriale. I sindacati di categoria -Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals-Confsal e Gilda- saranno presenti il 5 maggio in tutte le principali piazze italiane -Milano, Roma e Bari- con una partecipazione che si annuncia massiccia anche da parte degli studenti. «Il nostro disegno di legge può essere migliorato ancora», assicura Renzi in una lettera ai segretari dei circoli democratici, «ma un punto deve essere chiaro: la scelta dell’autonomia è decisiva», scrive il presidente del consiglio. Autonomia che ha il suo perno proprio sul dirigente scolastico. Cambiare le regole, spiega Renzi, incentivando l’autonomia, «significa che la scuola non deve essere nelle mani delle circolari ministeriali e dei sindacati, ma dei professori, delle famiglie, degli studenti». Come ci riuscirà il parlamento è affare delle prossime settimane

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