La Puglisi offende l’intelligenza di molti insegnanti

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Lucio Ficara,   La Tecnica della scuola   Mercoledì, 27 Maggio 2015.  

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La senatrice Francesca Puglisi cerca di fare intendere agli insegnanti, che questa storia della chiamata diretta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici è un grande fraintendimento. Infatti la Puglisi, rispondendo al leader della Cgil Susanna Camusso, sostiene che “il ddl la buona scuola non prevede la chiamata diretta. Gli insegnanti sono assunti a tempo indeterminato dallo Stato. Non c’è quindi alcun profilo di incostituzionalità”. La senatrice del partito renziano dimentica di dire che la contestazione, che le viene mossa dal mondo della scuola, è riferita al fatto di non consentire ad un docente, che occupa per merito la prima o le prime posizioni di una graduatoria, la libera scelta della scuola in cui desidererebbe insegnare. Infatti secondo il ddl scuola, una volta assunto un docente ed inserito in un ambito territoriale, o per il futuro in un albo territoriale, questo verrà chiamato direttamente da questo albo dal dirigente scolastico di una scuola associate a quell’ambito. Questa si chiama chiamata diretta del docente da parte di un dirigente. Nessuno ha mai contestato  alla Puglisi, il fatto che si tocchino i diritti acquisiti di assunzione da una graduatoria. Se la Puglisi parla di fraintendimento, o insiste a dire che non esiste la chiamata diretta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici, così facendo offende l’intelligenza di molti insegnanti. Evidentemente la senatrice non ha abbastanza stima del corpo docente della scuola italiana, che purtroppo ha strumenti tali per comprendere bene il ddl scuola e le affermazioni della stessa Puglisi. Le stesse parole che oggi usa Francesca Puglisi, erano state già usate nel 2012, in modo identico e speculare, dall’On.Valentina Aprea di Forza Italia, quando avviò la sperimentazione nella regione Lombardia della chiamata diretta dei docenti da parte delle singole scuole. Ne riportiamo alcuni passaggi, per comprendere quanto sia imbarazzante, per la Puglisi, questa situazione. L’Aprea diceva: “L’iniziativa legislativa tende esclusivamente a valorizzare l’autonomia scolastica riconosciuta dalla Costituzione. Non è una modifica della modalità di reclutamento, ma una sperimentazione che vuole esplorare la possibilità per le singole scuole o reti di scuole di selezionare con criteri trasparenti i docenti da utilizzare sui posti vacanti per le supplenze annuali. Si tratterà di un’iniziativa collocata nell’ambito delle norme generali statali e in accordo con lo Stato. Non saranno toccati i diritti acquisiti dei docenti cui spetteranno gli incarichi annuali. Le assunzioni, come noto, è lo Stato che può e deve provvedere ad esse”. Nel 2012 Valentina Aprea che così si esprimeva, era stata fortemente attaccata dalla stessa Francesca Puglisi che chiedeva, all’allora ministro dell’istruzione Francesco Profumo, qualora la regione Lombardia avesse approvato la legge della chiamata diretta degli insegnanti da parte dei dirigenti scolastici, di ricorrere alla Corte Costituzionale, ed inoltre sottolineava che il Parlamento non aveva dato nessuna delega per stravaganti sperimentazioni sul reclutamento degli insegnanti, che doveva rimanere un compito dello Stato e non del dirigente scolastico.Evidentemente nella senatrice Puglisi esiste uno sdoppiamento della personalità, esiste in Lei una sorta di dottor Jekyll e mister Hyde, che, una volta la faceva essere  contrarissima alla chiamata diretta, e invece oggi  la vede pienamente favorevole. Consigliamo alla senatrice Puglisi, che teme molto le contestazioni rumorose, di avere più rispetto dell’intelligenza degli insegnanti e di ammettere che l’idea politica di scuola della Moratti, Gelmini e Aprea, è diventata l’idea politica del partito democratico, e che Lei stessa, quando era bersaniana, sbagliava nel contrastala e nel considerarla anticostituzionale.

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