La riforma della scuola non finisca come l’Italicum

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Toni Saccucci,  metro 1.5.2015

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Ha rallentato la corsa. Ha invitato a riflettere per fermarsi a riflettere. Matteo Renzi sta per fare marcia indietro sulla riforma della scuola: “Sul testo siamo aperti”. Il testo è quello del Ddl. “Abbiamo già stralciato la riorganizzazione degli organi e anzi daremo più ruolo ai consigli d’istituto”.

Tutti commentano le sue parole ma pochi hanno capito quanto effettivamente ha paura. Sono proprio quelle due parole, “già” e “anzi”, che tradiscono il suo stato d’animo. Abbiamo già cambiato; anzi, di più, concediamo di più, sembra dire. Ma vi prego non scioperate in tanti, non scioperate tutti, implora. Il rischio, infatti, è che le scuole italiane chiudano tutte.

Renzi ha paura dello sciopero del 5 maggio, lo sciopero del mondo della scuola indetto dai sindacati uniti ma che del sindacato non è. Uno sciopero che rischia di trasformarsi per più contingenze in una protesta antigovernativa tout court. Uno sciopero sul quale le opposizioni hanno cominciato a sciacalleggiare brandelli di voto. Ma questa protesta è nostra, degli insegnanti che hanno letto bene il Ddl e che lo hanno capito senza la letterina di spiegazione minacciata dal Premier. Questo sciopero è degli insegnanti che non fanno politica. Che non si permettono di usare la protesta sulla scuola per fare politica perché la loro politica è la scuola.

Questo sciopero che terrorizza il governo è nostro. Abbiamo raccolto 68 mila firme consegnate (una settimana fa) a Mattarella, con una petizione lanciata dalla pagina Facebook “La vera scuola gessetti rotti” che chiede di rivedere la questione della chiamata diretta del preside (oggi le firme sono 85 mila). E Renzi due giorni fa ha “già” recepito. Arriveremo a 100 mila. Centomila firme sono un’enormità. Il caopo del governo lo sa, lo sanno al Pd che 100mila pesano. Che Mattarella non può ignorarle.

Anche il peggior nemico di Renzi deve riconoscergli che è intelligente e capisce al volo i mutamenti della realtà, i cambiamenti degli stati d’animo. È positivo questo suo temporeggiare. Aspetta i risultati definitivi dello sciopero per capire bene cosa fare. Certo è che non potrà pensare di far passare il Ddl scuola a botte di fiducia come ha fatto con l’Italicum. Perché noi non ci fermeremo. E non perché siamo contrari ai cambiamenti. Siamo contrari a lasciare la via vecchia per la nuova se quella nuova è una strada chiusa. Se il governo non imboccherà la strada giusta faremo sciopero a oltranza stavolta. Fosse anche la prima volta nella storia patria. E questo il Premier l’ha capito.

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