La scuola avrebbe bisogno del contratto della dignità

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Lucio Ficara,   La Tecnica della scuola   4 luglio 2015.   

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La scuola sembra essere figlia di un “Dio” minore o addirittura, è l’opinione di tantissimi docenti, un comparto senza un “Dio”, dove, gli insegnanti, a fronte di un lavoro imponente e molto complesso, hanno retribuzioni bassissime e un ruolo sociale inesistente.

Il contratto collettivo nazionale della scuola è scaduto dal 2009 ed oggi è ridotto a carta straccia per via di una continua destrutturazione attuata per via legislativa. Abbiamo assistito ad abrogazioni di parti consistenti del contratto e del Testo unico della scuola, e con la prossima riforma Giannini, chiamata impropriamente della buona scuola, verranno soppressi anche i contratti integrativi d’Istituto e i contratti sulla mobilità, sostituiti da provvedimenti legislativi, volti ad assegnare poteri unici e unilaterali ai rappresentanti legali delle Amministrazioni, cioè i dirigenti scolastici.

Questa lunga vacanza contrattuale, di oltre un lustro, che sta vivendo la scuola, è servita a cancellare di fatto il potere contrattuale dei docenti, che si trovano sempre di più controllati e gestiti dal loro dirigente scolastico, e  che, allo stesso tempo, fa sentire gli insegnanti sempre più orfani di un contratto che ormai non esiste più.

Una situazione pesante anche dal punto di vista economico oltre che da quello giuridico, quella vissuta dagli insegnanti italiani. Stipendi bloccati fino al 2018, vacanza contrattuale anch’essa non aggiornata, anno 2013 non valido ai fini del calcolo economico dell’avanzamento di carriera, sono le reali condizioni economiche che determinano la scarsa considerazione sociale della figura degli insegnanti. La scuola avrebbe bisogno urgente di un rinnovo del contratto, che a me piace definire il “contratto della dignità”.

Eppure il rinnovo del contratto si dovrà fare ed anche con urgenza, non è pensabile arrivare fino al 2018. Questo è anche il parere della Corte Costituzionale. Infatti la Consulta, evitando la retroattività giuridica ed economica nella sua sentenza, sostiene che il mancato rinnovo del contratto del pubblico impiego negli ultimi 6 anni, e quindi anche quello della scuola, è illegittimo. In sostanza dice la Corte Costituzionale, per il futuro non è più pensabile ed attuabile bloccare i contratti e quindi apre la via al rinnovo degli stessi.

Cosa aspetta il Governo Renzi e il ministro Giannini a convocare i sindacati ed avviare le trattative per il rinnovo contrattuale? C’è bisogno di un contratto capace di restituire dignità sociale al ruolo docente sia sul piano giuridico, ma soprattutto su quello economico, un contratto in cui emerga tutta la mole di lavoro “sommersa” e non retribuita degli insegnanti. Un contratto capace di quantificare, in modo preciso, le ore di lavoro delle attività collegiali e individuali legate alla funzionalità dell’insegnamento. Un contratto che stabilisca l’effettiva realtà di impegno lavorativo dei docenti e che cancelli le falsità, discriminatorie e calunniatrici, di chi sostiene che il docente italiano lavora soltanto per 18 ore settimanali, spalmate in 5 giorni e solo per 200 giorni l’anno. Un contratto in cui doveri e diritti siano scritti con estrema chiarezza, senza lasciare le porte aperte alle libere interpretazioni dirigenziali.

Questo è quello che la scuola di oggi avrebbe bisogno, ma, francamente, dubito che ci sia la volontà politica di fare un contratto della dignità, soprattutto dopo avere letto la riforma della scuola, che invece toglie al ruolo docente anche l’ultima briciola di dignità,

GILDA VENEZIA - Associazione Professionale GILDA degli INSEGNANTI - Federazione Gilda Unams

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