La scuola chiude, implode la riforma Renzi

espresso_logo2015

Mentre lo sciopero degli scrutini ha toccato adesioni record, il premier Matteo Renzi prende tempo e cerca di aggiustare la Buona scuola. A partire dal preside-manager e dalle assunzioni in due tranche per i precari. Un fronte della protesta che si allarga e aggrega migliaia di persone nelle aule, in piazza e sul Web

di Michele Sasso,  l’Espresso  11.6.2015.

attenzione_DS

Da una rivoluzione più volte annunciata ad un percorso ad ostacoli infinito. Il limite massimo per l’approvazione della Buona scuola è la fine di giugno.
Oltre significa far saltare tutta la riforma. E gli intoppi sul percorso sono tanti: martedì 9 il passo falso del Governo al Senato sui profili di costituzionalità (finito 10 a 10 il voto confermando i profili fuori legge) e oggi il parere (sul testo e su parte degli emendamenti) al decreto legge da parte della commissione Bilancio del Senato. Settimana prossima in aula a Palazzo Madama e poi alla Camera per l’ultima lettura.
Con questo ruolino di marcia le votazioni di merito inizieranno solo lunedì e la timeline si accorcia sempre di più, con il rischio concreto di non avere i tempi tecnici per fare le sospirate assunzioni, cuore della riforma.
L’obiettivo del premier Matteo Renzi è dare quindici giorni in più di discussione ai suoi, dopo il fuoco amico nella direzione del Pd: «Non siamo riusciti a coinvolgere il mondo della scuola e io mi assumo la responsabilità anche se so quanto molti di voi si sono impegnati al confronto. Prendiamoci altri 15 giorni, discutiamo anche in ogni circolo del Pd. Per me nessun problema».

Come se i circoli fossero una terza camera di consultazione. La tensione si legge da queste parole del premier: «Faremo più tardi ma non accetto di farmi dire che stiamo distruggendo la scuola pubblica». Insegnanti e docenti sono uno dei bacini di riferimento del Pd e questa riforma potrebbe costare tantissimo in consenso e voti lasciati sul campo dello scontro politico. Il cruccio di Renzi è non aver comunicato bene la riforma che, nonostante 160 mila assunzioni in cantiere, ho provocato una valanga di proteste.

In questo crescendo di scioperi e manifestazioni, la minoranza Pd cavalca i malumori e promette scintille.
«Non so se ha valore l’accostamento dell’Economist tra Renzi e Thatcher – ha incalzato Stefano Fassina – ma sulla delega lavoro abbiamo preso la posizione elettorale del Pdl, sulla scuola i poteri dei presidi sono quelli di Aprea (il disegno di legge in epoca Gelmini). Se assumi i punti programmatici dei tuoi avversari poi non ti lamentare se i tuoi non ti votano».
Uno dei punti più controversi – il finanziamento pubblico per gli istituti paritari – non è stato stralciato tenendo aperta l’asse con gli alfaniani al governo che difendono a spada tratta il provvedimento, come conferma il sottosegretario del Miur Gabriele Toccafondi: «Andiamo avanti, nessuna marcia indietro con la riforma. Per chiudere in tempo occorre fare le corse».

LA RIFORMA AL VAGLIO
La minoranza è in attesa di capire su cosa esattamente il Governo voglia mediare sulla scuola, se si tratti di modifiche di sostanza o di facciata. Da giorni sono al lavoro i “pontieri”, la “maggioranza della minoranza”, circa cinquanta parlamentari pronti al dialogo e ai miglioramenti a colpi di limature ed emendamenti.
«Ci sono tre proposte sulle quali Renzi è pronto a venirci incontro e ragionare – spiega il democratico Matteo Mauri – La turnazione dei presidi tra gli istituti, in modo che non restino a vita nella stessa scuola, visto che sta a loro scegliere i docenti, è stata migliorata con l’aggiunta del tetto massimo a sei anni». Per smontare l’idea del preside-manager anche la scelta dei professori da mandare in aula è stata resa più collegiale con l’affiancamento del collegio dei docenti. Non più un uomo solo al comando ma una scelta unitaria.
Ma la partita più importante si gioca sul fronte assunzioni. Allo studio anche una quota di riserva per il concorso, fino al 40 per cento per i precari che hanno raggiunto i 36 mesi di servizio. «Per chi non rientra nel piano assunzioni – continua Mauri – occorre fare in modo che chi tra loro ha maggiore esperienza e capacità possa partecipare al prossimo concorso con delle “agevolazioni”, dei punteggi in più. I docenti che hanno già sviluppato competenze e non possono essere assunti oggi, potrebbero essere ripescarli alla prima occasione che potrebbe essere un concorso per il 2106».
Anche sul finanziamento per le paritarie c’è una bozza che introduce un tetto massimo di erogazioni legato al reddito familiare: con maggiore entrate nessun contributo pubblico.

GLI SCRUTINI NO
Dal Palazzo alle aule la protesta non si placa con gli addetti ai lavori che hanno già ribattezzato la riforma in la «Brutta scuola». Lo sciopero degli scrutini ha raggiunto un gigantesco consenso nei primi due giorni di esami di ogni singolo istituto.
In Emilia-Romagna e in Molise, e nella prima giornata nel Lazio e in Lombardia, circa il 90 per cento degli scrutini sono stati bloccati in maniera compatta. A Bologna, dove continua lo sciopero della fame a staffetta tra docenti, studenti e genitori contro il disegno di legge, la Flc-Cgil conferma l’adesione allo sciopero in moltissime scuole secondarie di secondo grado. Quasi tutti gli scrutini programmati sono stati rinviati.
Piero Bernocchi dei Cobas spiega l’adesione: «Gli iscritti ai vari sindacati della scuola non superano il 38 per cento e in que­sti giorni solo il 10 per cento dei docenti ha col­la­bo­rato, svol­gendo gli scru­tini, all’eutanasia della pro­pria pro­fes­sione». Per il personale scolastico aleggia l’incubo del preside che assume, licen­zia, pre­mia e puni­sce a suo insin­da­cabile giu­di­zio. Per questo assistenti, professori, alunni e genitori hanno aderito alle mobilitazioni delle ultime settimane con sit-in, fiaccolate e flah-mob.
L’Unicobas ha chiamato alla protesta il 15, 16 e 17 giu­gno in Piazza delle cinque Lune, davanti al Senato, mettendo il coltello nella piaga dell’incostituzionalità. E poi una selva di sigle e migliaia di persone che si danno sostegno fuori e dentro il Web, aggregando idee e contestazioni: le cattivemaestre è il fronte più agguerrito e trasversale. Poi c’è la comunita di “docenti per la scuola statale pubblica” e docenti uniti “No al ddl scuola” e “Pronti per la raccolta firme referendum”. Per tutti un unico obiettivo: «La Buona scuola non è ancora legge, blocchiamola!»

Sono insegnanti precarie e di ruolo. Che hanno deciso di definirsi “Cattive maestre”. «Forse perché non recitiamo poesie mentre ci cadono calcinacci in testa», dicono in questo video ironico di risposta alla spiegazione alla lavagna della riforma da parte del premier Matteo Renzi. «La Buona Scuola», per loro: «snatura radicalmente il senso dell’istruzione pubblica, assoggettandola alle leggi di mercato, concentrando il potere nelle mani del dirigente, limitando la libertà d’insegnamento». Per seguirle: Cattive Maestre

GILDA VENEZIA - Associazione Professionale GILDA degli INSEGNANTI - Federazione Gilda Unams

webmaster: Fabio Barina



Sito realizzato da Venetian Navigator 2 srl