La scuola del padre

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– Buongiorno –

di Massimo Gramellini,  La Stampa  29.9.2016

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– Gentile monsieur Stéphane Solomon, considero una provocazione stimolante la lettera da Lei scritta alla maestra di suo figlio per chiederle il permesso di scontare in sua vece la punizione che l’insegnante ha inflitto al bambino. La storia è presto detta. La maestra sgrida un’alunna impacciata: «Tu leggi proprio male!». Il piccolo Solomon, suo figlio, vive sulla propria pelle l’umiliazione inferta alla compagna e redarguisce l’insegnante: «Così non si fa!». La maestra punisce l’atto di insubordinazione mettendogli una nota e, quando lui per reazione sbatte il quaderno sulla cattedra, gli infligge un’ora di castigo. A quel punto entra in scena Lei, monsieur Solomon, scrivendo una lettera pubblica in cui, con un stile tra l’ironico e l’enfatico, rivendica la responsabilità di avere educato il bambino ai valori della Giustizia e del Rispetto, rigorosamente maiuscoli. E conclude con la richiesta di essere punito al suo posto.

Sembra di stare in un film hollywoodiano grondante buoni sentimenti. Un figlio nobile che prende le difese della compagna umiliata, un padre nobilissimo che si assume il peso di averlo educato alle Maiuscole e dichiara di volerne pagare personalmente il fio. Esauriti gli applausi di rito, mi permetto però due timide obiezioni. Non pensa di avere delegittimato la maestra davanti a tutta la classe? Ma soprattutto non teme che, a furia di tenerlo sotto una campana di vetro, proteggendolo da ogni frustrazione, suo figlio crescerà senza gli anticorpi necessari ad affrontare una vita dove gli capiterà spesso di andare a sbattere contro le ingiustizie e l’ottusità del potere?

La saluto con stima e qualche perplessità.

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