La scuola inglese chiede il passaporto agli alunni stranieri. Ed è polemica

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di Caterina Belloni,  Il Corriere della Sera  30.9.2016 

–  Associazioni di volontariato preoccupate del rischio di una «mappatura» dei bimbi provenienti da aree potenzialmente a rischio di radicalizzazione islamica

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Fino allo scorso anno il governo inglese per registrare i bambini iscritti nelle scuole primarie e secondarie chiedeva a maestri e presidi di raccogliere i nomi, gli indirizzi, l’etnia (quindi se erano bianchi, neri, asiatici) e la lingua madre. Ma dall’inizio di settembre le regole sono cambiate, quindi i docenti devono specificare nel modulo da inviare agli uffici centrali anche la nazionalità e il paese di nascita degli allievi. Un cambiamento che sta suscitando non poche polemiche in un paese come la Gran Bretagna, dove la riservatezza sui dati personali è più che un’abitudine una specie di mania. Eppure per gli alunni di elementari e medie adesso sembra diventato indispensabile fornire elementi più approfonditi, tanto che qualche scuola sta chiedendo alle famiglie la fotocopia dei passaporti dei piccoli per compilare senza errori la documentazione. Una richiesta che ha suscitato perplessità e qualche paura. Perché il timore è che richiedendo i dati per il ministero dell’istruzione, poi il governo finisca per usarli con i colleghi che si occupano di immigrazione, disegnando una mappa dei piccoli stranieri nelle scuole e della loro provenienza.

La protesta e i valori britannici

La protesta avanzata da una ventina di associazioni di volontariato, attraverso una lettera inviata al ministro dell’istruzione Justine Greening, è stata rilanciata nelle scorse ore anche dalla Bbc. Di fronte all’eco dei media il governo ha spiegato che si tratta di una raccolta di dati necessaria per il settore dell’istruzione e che le informazioni non saranno in alcun modo condivise con gli altri uffici e dicasteri. Sapere da quali paesi arrivano i bambini e quale sia la loro lingua di origine e la loro nazionalità servirebbe secondo il ministero dell’istruzione per valutare l’impatto dell’immigrazione sul mondo scolastico e per capire come proceda la formazione degli allievi stranieri e se debbano essere in qualche modo aiutati o sostenuti nell’apprendimento della lingua e della cultura inglese in modo da rendere migliore la loro istruzione. In fondo nella scuola primaria esiste una persona incaricata di occuparsi di uguaglianza e diffusione dei valori britannici. Quindi, in qualche modo, sapere dove ci sono gli stranieri e da dove provengono esattamente permetterebbe di monitorare il loro cammino verso l’acquisizione di una forma mentis e di una cultura anglosassone. Secondo gli uffici coordinati dalla Greening i dati servirebbero per scopi di ricerca, di statistica e di analisi.

L’invito a non fornire le informazioni

Una spiegazione che comunque suscita perplessità, perché arriva all’indomani del voto sulla Brexit e di numerosi rigurgiti razzisti, che stanno interessando il paese. Il timore che con questa operazione si voglia realizzare una mappatura di dove si trovano i bambini di origine straniera, con particolare riguardo a quelli che provengono da aree del mondo potenzialmente a rischio di radicalizzazione dell’Islam, rimane forte. Tanto che l’associazione Against Borders for Children, che si occupa di inclusione e guida la campagna contro questo nuovo protocollo, sta invitando i genitori a boicottare la richiesta chiedendo loro di non inviare i dati. Perché, come spiegano gli attivisti, la scuola deve essere un ambiente in cui tutti i bambini sono uguali e trasformare presidi e insegnanti in guardie di frontiera che chiedono le generalità non aiuta un processo di coesione. Al contrario crea un ambiente ostile per chi arriva da altri paesi. Indipendentemente dal fatto che si tratti di immigrati regolari o no.

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