La scuola italiana non forma i profili che servono alle aziende: ecco i motivi

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di Lucrezia Di Dio  Orizzonte Scuola,  9.10.2015.  

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Mentre il tasso di disoccupazione giovani sfiora il 28% le aziende ancora non riescono a trovare tutti i tecnici specializzati di cui hanno bisogno. I giovani non trovano lavoro, le aziende non trovano i dipendenti che cercano.

Quello che manca in Italia sono i tecnici specializzati che abbiano profili professionali in linea con le esigenze delle aziende e la ricerca è difficile, secondo il sistema informativo di Unioncamere soprattutto per questi profili: meccanici, elettrotecnici, specialisti in aeronautica, chimici, ingegneri civili, ingegneri elettronici. Ma mancano anche stuccatori edili, tecnici commerciali, ottici.

Questi sono i profili tecnici più preziosi e introvabili per le aziende, il 12% delle assunzioni programmate dalle aziende sono di difficile reperimento a causa, soprattutto dell’inadeguatezza dei candidati.

Le situazioni di reperibilità di queste figure sono diverse in base al livello territoriale con il Nord-Ovest che ha il doppio degli introvabili rispetto al Sud. La causa principale di questo gap va ricercata nella mancanza di competenze specifiche che andrebbe corretta con opportune misure volte a migliorare l’orientamento per offrire alle imprese i profili professionali di cui hanno bisogno.

Il ruolo della scuola e dell’Università
Oltre alla mancanza di un sistema di orientamento efficiente a pesare sulla selezione sono anche:

  • mancanza di esperienza pregressa che le aziende richiedono
  • scarsa conoscenza di una lingua straniera
  • scarsa conoscenza dell’informatica
  • scarse competenze trasversali

La colpa è quindi di scuola e università che non preparano i giovani a quello che le aziende richiedono? Il dato di fatto che fa notare Roberto Pessi, professore di diritto del lavoro all’Università Luiss di Roma, è che il processo di apprendimento attraverso l’alternanza scuola-lavoro non è mai stato centrale nella nostra scuola. Ma nella scuola italiana quello che manca è anche la presenza di test attitudinali che possano indicare quale sia il percorso formativo da seguire in base alla personalità e agli interessi dei ragazzi. Questo va a spiegare, aggiunge Pessi, perché sempre più giovani affollano percorsi di laurea ormai privi di sbocchi snobbando quelli che offrirebbero un lavoro subito.

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